Wynardtage: A Flicker of hope

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Kai Arnold aveva annunciato la fine del progetto Wynardtage l’anno scorso, contemporaneamente alla pubblicazione del doppio cd Walk with the shadows, lavoro che offriva una manciata di inediti ed uno sproposito di remix; insomma, non il miglior modo per far calare il sipario su questa band, già distintasi in precedenza come uno dei pochi progetti “harsh-elettro” in circolazione che meritasse di essere seguito con attenzione. Da Evil Mind in poi infatti, Wynardtage si era contraddistinto per una costante crescita nel proprio songwriting, rivelandosi progetto “harsh” dalle forti connotazioni oscure, nei cui album convivono tanto le classiche cavalcate ad alto numero di BPM, funzionali al dancefloor quanto brani dai toni più malinconico-introspettivi. Tali caratteristiche sono confermate in A Flicker of hope, forse il miglior disco della discografia di Wynardtage, album che in 15 tracce ci propone diversi brani degni di essere ricordati e che si avvale della partecipazione di alcuni ospiti come Unter Null (“The Fall”), Alien Produkt (“The next chapter”), Damian Dior (“Deep red”) e sopratutto della vocalist Mel, che presta la sua voce a “Blindfold”, decisamente uno dei migliori  pezzi di questo disco, un brano dai toni insolitamente melodici e dolci. Un episodio direi “solare” in un disco in cui al solito predominano toni plumbei e malinconici che trovano i suoi massimi momenti nella struggente “Frost winter”, piuttosto che in pezzi come “Closer”, “Hurricane age” o la conclusiva cover dei Queen, la celeberrima “Who wants to live forever”. Sul fronte più “tirato” e prettamente harsh, ecco la title-track, l’iniziale “Taste this rush”, “Departure”, “Alive”, “Solitude”, ecc…  A Flicker of hope si rivela come uno dei migliori album del 2010 in campo elettro-industrial e se sarà veramente questo il disco con cui Kai Arnold chiuderà la storia di Wynardtage, si può ben dire che si tratta di una storia che si chiude in bellezza, lasciando al contempo amarezza e nostalgia tra i fans della band tedesca.

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1 comment

  1. Riccardo 11 gennaio, 2011 at 12:33

    Confermo alla grande le impressioni di Candyman, un album bellissimo, una sequenza ben strutturata di brani a volte ritmati a volte più lenti, ma tutti sempre profondamente intrisi da una forte compontente malinconica e oscura, che trovo si integrino alla perfezione proprio nei brani ad alto tasso di BPM.
    Bravo Kai e peccato…
    🙁

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