Laibach Revisited

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Gli anni passano e per tanti nomi illustri della musica che amiamo, è periodo di importanti celebrazioni. Quest’anno i Laibach tagliano il traguardo dei trent’anni di attività e tra i vari “festeggiamenti” in programma, è annunciata la pubblicazione di un doppio album che, tra le altre cose, conterrà nuove versioni di alcuni brani realizzati dalla band slovena nella prima metà degli anni ’80.

Lo spettacolo Laibach Revisited, andato in scena il 4 Febbraio scorso presso il Teatro Stabile Sloveno di Trieste, era quindi principalmente incentrato proprio su questa rivisitazione di alcuni grandi classici del loro repertorio. L’evento si svolge in un teatro “sold out”, davanti ad un pubblico decisamente eterogeneo, più o meno equamente diviso tra italiani e sloveni e la nostra celerità in fase di prevendita fa sì che si assista allo spettacolo dalla prima fila. La posizione vantaggiosa (ma direi che tutto il teatro offre un’ottima visuale ed un altrettanto valida acustica) ci consente di godere appieno di quello che si rivelerà essere un grandissimo concerto, decisamente il più bello dei quattro dei Laibach a cui io abbia assistito.

La band slovena si è sempre dimostrata garanzia di qualità, ma lo show di stasera tocca picchi altissimi, tanto dal punto di vista musicale, quanto da quello visivo, da sempre componenti inscindibili e di pari importanza nell’arte dei Laibach. La potenza ed il valore evocativo della musica trova la sua sublimazione nei maestosi nuovi arrangiamenti di “Država”, “Brat moj”, “Boji”, “Mi kujemo bodočnost”, “Krvava gruda – plodna zemlja”, ecc… Altrettanto efficaci sono i filmati che supportano ogni brano e la magnetica presenza scenica di Milan Fras (giusto ricordare anche Mina Spiler, in cui bellezza e bravura viaggiano di pari passo).

La seconda parte dello show ci propone cinque pezzi (se la memoria non mi inganna, gli stessi proposti nel concerto di Bologna del Dicembre 2006), ovvero “Tanz mit Laibach”, “Alle gegen alle”, “Du bist unser”, “Hell symmetry” e “Das spiel ist aus”; su questi brani il clima si scalda decisamente e per molti è difficile restare seduti sulle poltroncine del teatro.

Scroscianti applausi e tifo da stadio portano la band sul palco per una terza volta, in cui vengono proposti tre “inni nazionali” estratti dell’album Volk, ovvero, l’inno americano, quello italiano e quello dell’ NSK. E’ il momento dei titoli di coda (che scorrono realmente sui due maxi-schermi), sulle note di “Life is Life”, con la band che esce a raccogliere il meritato trionfo

Cala il sipario su una memorabile serata: applausi per un progetto fondamentale del panorama “industriale” e che alla soglia dei trent’anni di attività si dimostra più che mai in forma.

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