Blue Dawn: Blue dawn

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Assolutamente addentro i seventies più autarchici, i genovesi Blue Dawn non si limitano al solo repertorio sabbathiano, asservendo la loro proposta alle più naturali inclinazioni che derivano da una manifesta esperienza in ambito hard rock. La bella, a volte troppo esile però, voce di Monica Santo caratterizza queste otto composizioni (due sono di brevissima durata, come l’intro “Crossing the Acheron”), con la sua impostazione decisamente classica, il rifferama caro a Tony Iommi ed ai suoi discepoli (tra i quali iscriviamo pure l’ottimo chitarrista Paolo Cruschelli) emerge sovente (“Dead zone”, “The hell I am”), ma non si limita all’esercizio scolastico (e non aspettatevi il doom lugubre dei Mourn ed affini!), abbracciando uno stile ben più ampio come riferimento, in questo spalleggiato a dovere dai duttili Enrico Lanciaprima (basso e vocals) ed Andrea Di Martino (batteria). Come già affermato, quello che per molti è il decennio aureo del rock più o meno duro è il cardine sul quale poggia il costrutto sonoro del quartetto, e questi validi musicisti non tradiscono certamente le attese di coloro che pure subiscono il chiaro fascino dell’epoca (“That pain” e la lunga “Deconstructing people”, questa con tanto di sax ed accordion, sono davvero esemplificative a tal proposito, con la loro varietà che non confonde, bensì ammalia per la naturalezza colla quale viene esibita). La produzione di Tommy Talamanca (tastierista e chitarrista degli immaginifici Sadist, occorreva sottolinearlo? Lo faccio a beneficio dei più giuovini e dei distratti) nei suoi Nadir Music Studios esalta i toni di Blue dawn, opera auto-prodotta che si è guadagnata i favori della sempre attenta Black Widow, e se non è una garanzia questa…

Per informazioni: www.myspace.com/bluedawn
Web: http://www.blackwidow.it
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