L'Impero delle Ombre: I Compagni di Baal

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I compagni di Baal e non poteva essere altrimenti. BWR ed i fratelli Cardellino insieme, ancora una volta, ed è lo sceneggiato di Pierre Prevert ad essere interpretato da un combo legato alla label genoana, come fu per il progetto Il Segno del Comando, autore di una omonima opera che ancora trova sovente ospitalità nel mio lettore CD. Ed è giusto che così sia, travalicando il senso di queste opere la mera dimensione temporale. Se di Ugo Pagliai e Carla Gravina il ricordo è ancora ben nitido (le sere trascorse davanti alla televisione, mentre mia madre stirava e mio padre riposava dopo una giornata di duro lavoro, tutti rapiti dallo svolgersi della trama e dall’eleganza dei protagonisti, cosa abbiamo perso collo sciattume delle odierne fiction…), della saga franca la memoria è sfocata, vuoi anche per la trama fosca sulla quale la vicenda s’avvolgeva (che la rendeva forse poco adatta per un poco più che infante dell’epoca, già, mamma…). Rimediai in seguito, più maturo, ma il fascino e l’innocenza di quegli anni s’erano ormai assopiti… Ma veniamo a noi ed a questo I compagni di Baal, ove l’autenticità della proposta de L’Impero delle Ombre è certificata dall’incredibile fascino emanato da questi occulti monili di rutilante dark sound primordiale, dall’inquietante overture che attribuisce il titolo al dischetto al rifferama sabbathiano di “Diogene” anticipatore della fredda “Divoratori della notte”, ed il solido hard rock di “Ballata per Liliana” alla quale fanno seguito i rallentamenti di “L’oscura persecuzione” con tastiere imponenti che avvolgono chitarre indomite. I compagni di Baal trova il suo vertice assoluto nell’avvincente “Sogni di dominio” e nell’organo di Oleg Smirnoff che s’erge minaccioso, prima che “La caduta del Conte di St. Germain” ci riporti alle cerimonie occulte celebrate dal sabba nero (omaggiato dall’ottima versione di “Snowblind”, una bonus track preziosa ove Giovanni Cardellino sfoggia una voce vagamente osbourniana), col sinistro a solo della sei corde del mastro d’ascia Andrea Cardellino ad interpretare un lamento funebre che trascolora lentamente. La liberatoria “Tutti i colori del buio”, a dispetto del titolo, ci riporta in superficie, alla luce, ponendo fine al lungo viaggio nell’orrore, o forse è solo un nuovo, inquietante inizio, che le nebbie che cingono la desolata campagna ancora celano ai nostri occhi ed alle nostre coscienze. La plumbea cappa di caligine che incombeva sull’omonimo esordio dei Cardellino, eredità degli Angel Witch e della NWOBHM più tetra viene ne I compagni di Baal squarciata dalla maiuscola prova di Oleg Smirnoff, che m’immagino chino ad armeggiare con Hammond, Mellotron, Moog nell’intento riuscito di ricavarne un suono catacombale sì, perché di viscere si tratta, ma sacrale all’occorrenza e pure (“Cosmochronos”) incredibilmente caldo e pastoso. L’incedere lento, tragico e solenne che detta i tempi dell’opera permette di apprezzare appieno il lavoro instancabile della sezione ritmica appannaggio di Fabian Oliver e di Dario Petrelli, della prova dei due fratelli abbiamo abbondantemente documentato, basti aggiungere che il booklet pare provenire (pur godendo di quanto la moderna tecnologia ci offre) direttamente dai settanta, e che i testi sono offerti pure nella traduzione in lingua inglese. Eppoi BWR ci mette del suo: la passione, il cuore, il sangue che pulsa…

Per informazioni: www.myspace.com/limperodelleombre
Web: http://www.blackwidow.it
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