La Claque di Dafne

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Il ritorno de La Claque di Dafne con il loro album Drei è stata indubbiamente una delle più piacevoli sorprese dal punto di vista musicale dello scorso anno. Del gruppo ho già parlato ampiamente nella recensione all’album pubblicata qui su Ver Sacrum e a cui vi rimando, segnalando inoltre il nostro vecchio commento al mini-CD di esordio della band, più volte citato nell’intervista che segue.

La Claque di Dafne, 2010

La Claque di Dafne, 2010

Cominciamo con il vostro passato: come nacque la Claque di Dafne e quali erano i vostri punti di riferimento all’epoca, ovvero nel 1994, musicali e non?

Ci siamo formati “alla vecchia maniera”, un annuncio affisso nella bacheca di un o storico negozio di dischi di Roma, Revolver (non è pubblicità perché non esiste più…), io ed Emiliano scrivemmo che cercavamo un bassista ed un batterista per formare “un gruppo rock-wave tipo Diaframma, CCCP, Smiths”, questo diceva più o meno il testo, e quelli erano i nostri maggiori riferimenti all’ epoca, anche se abbiamo sempre evitato accuratamente, credo e spero riuscendoci, di assomigliare troppo a qualcuno. Abbiamo sempre avuto un’attitudine non strettamente new wave, molto personale nella composizione, tendendo ad inserire cambi di tempo in brani anche piuttosto lunghi, caratteristiche assenti in tutti i gruppi che citavamo nell’annuncio. Riferimenti non musicali non ne ricordo.

Cosa provocò la fine del gruppo e di contro cosa vi ha spinto a riformare la Claque di Dafne proprio ora?

Facendo un rapporto tra i mezzi di cui disponevamo e i risultati ottenuti possiamo dire che il nostro mini cd Fonetica Libera Trance, del ’96, ebbe un bel successo. Ottime recensioni, buonissimi riscontri nelle vendite e, soprattutto, grande partecipazione di pubblico ai concerti. A quel punto ognuno di noi fece i suoi “progetti per il futuro” riguardo a La Claque di Dafne, e non eravamo tutti sulla stessa lunghezza d’onda. Avremmo dovuto continuare per la nostra strada anziché aspettare, e pretendere, che qualcuno si accorgesse di noi e ci facesse fare un salto di qualità che, anche se con più lentezza, avremmo prima o poi fatto anche da soli. In questi anni senza Claque tutto questo è scemato ed è rimasta la sostanza, che mai avremmo dovuto perdere di vista, e cioè la nostra musica, una parte di noi che ci è cresciuta dentro e che abbiamo sentito fosse venuto il momento di tirare fuori.

Raccontateci come è nato il vostro nuovo album Drei, per me una delle cose migliori uscite nel 2010. In esso avete proposto un insieme di vostri vecchi pezzi più alcune nuove composizioni. Con quale criterio avete scelto di inserire proprio certi brani del vostro passato e come sono nate invece le nuove canzoni?

Grazie! Nei nostri primi cinque anni di vita abbiamo messo insieme un repertorio piuttosto vasto, molti brani semplicemente non sono sopravvissuti allo scorrere del tempo. In alcuni casi si è trattato di una selezione naturale fatta già dieci anni fa. Quando si è trattato di selezionare i brani per Drei abbiamo quindi pescato tra quelli che ancora eseguivamo dal vivo prima del nostro scioglimento. Non ci siamo concentrati tanto sul singolo brano, quanto sul salvaguardare l’omogeneità del disco, non doveva suonare come un “greatest hits”. Per questo abbiamo scelto Perez per la produzione artistica, insieme a lui abbiamo riarrangiato e rivisto tutti i brani, e di fatto sono stati scartati i pezzi su cui non siamo riusciti ad intervenire in maniera rilevante, e che quindi risultavano avulsi dal contesto di Drei, brani che continueremo a suonare dal vivo ma che sul disco erano di troppo. Le nuove canzoni sono tratte invece dai progetti solisti mio e di Emiliano, Stopper 72 e Gli Occhi di Faust, per la prima volta non abbiamo composto insieme ma abbiamo riarrangiato brani già scritti. Le versioni “Claque” sono molto diverse dalle originali e, credo, in linea con le nuove versioni del vecchio repertorio.

Quali sono stati i riscontri che avete avuto per Drei finora? Siete soddisfatti dell’album e dell’eco che ha generato?

Riscontri di critica molto buoni, devo dire. L’album ci soddisfa in pieno, e il merito lo vogliamo dividere con Perez, che lo ha prodotto artisticamente. E’ intervenuto attivamente in ogni fase del processo creativo, dalla struttura dei brani agli arrangiamenti, è riuscito, in fase di registrazione, a tirare fuori il meglio da ognuno di noi e, soprattutto, ha dato un suono al disco che rende finalmente giustizia a quello che La Claque di Dafne è anche dal vivo, in termini di energia e potenza.

La Claque di Dafne, 1996

La Claque di Dafne, 1996

Che seguito ha ora la Claque di Dafne da quello che avete potuto vedere? Avete “recuperato” vecchi fan, conquistato nuovi ascoltatori, entrambe le cose? Qual è secondo voi il punto di vista sull’album che hanno queste due tipologie di vostri fan?

Una delle cose che ci ha spinto a riprendere in mano la Claque sono stati i numerosi messaggi che abbiamo ricevuto quando, a gruppo ancora sciolto, abbiamo aperto il nostro MySpace. Ci scrivevano persone a noi sconosciute che avevano il nostro mini cd e che ci avevano visto dal vivo, e addirittura altri che ci avevano conosciuto tramite fratelli e sorelle maggiori. Onestamente non so dirti che seguito abbia ora la Claque di Dafne, non abbiamo ancora ripreso a suonare dal vivo, e vedere 500 persone o il vuoto totale ad un nostro concerto non mi stupirebbe in nessun caso! Abbiamo conquistato qualche nuovo ascoltatore, da quanto vediamo tra Facebook e MySpace, e questi ci  giudicheranno solamente in base a quanto ascoltano oggi. I vecchi fans, invece, sono stati inevitabilmente colti da un senso di nostalgia per qualcosa che credevano, come noi del resto, morto e sepolto, ma sono stati tutti concordi sul fatto che la sostanza è rimasta intatta. E’ sempre La Claque di Dafne, ma più matura e meglio rifinita.

Che iniziative avete intrapreso o avete in programma per promuovere Drei?

Avere recensioni, interviste, passaggi radio, live. E’ banale dirlo ma i tempi sono realmente cambiati in confronto a 10-15 anni fa. Vendere un disco oggi è davvero un’impresa rispetto a prima. Contiamo di riuscirci prima di tutto on line, tramite il nostro distributore ufficiale, Pink Moon Records, ma anche passando per il mezzo che ormai è padrone indiscusso dei nostri tempi, il famigerato file mp3…

Cosa bisogna aspettarsi nel futuro dalla Claque di Dafne? E di contro cosa vi aspettate voi dal futuro per la vostra band?

Riuscire a non stare fermi altri 10 anni sarebbe già un grandissimo risultato. Forse ora i tempi sono più maturi per portare avanti il progetto senza le ansie giovanili di un tempo, riuscire a vivere giorno per giorno senza aspettarsi o rincorrere nulla di particolare credo sia vitale per la nostra sopravvivenza.

Tutti i membri della Claque di Dafne sono stati impegnati in questi anni in vari progetti musicali (due dei quali – Stopper 72 e Gli occhi di Faust – sono stati anche recensiti da noi di Ver Sacrum). Continuerete a mantenerli in vita e più in generale a collaborare con altri artisti e band?

Stopper 72 e Gli Occhi di Faust sono due progetti totalmente individuali e che vivono sul momento, non è necessario dichiararli ufficialmente ancora vivi, esistono ed esisteranno ancora semplicemente perché continua ad esistere chi li ha creati, quando avranno qualcosa da dire, la diranno senza problemi come hanno già fatto. Per quanto riguarda collaborazioni con altri artisti dipenderà da quanto saranno stimolanti eventuali situazioni e possibilità che si creeranno, siamo comunque aperti al mondo esterno.

La Claque di Dafne si è sciolta verso la fine degli anni ’90. Immaginate ora di essere stati ibernati in tutto questo tempo e di esservi risvegliati solo ora: come confrontate queste due epoche tra loro, dal punto di vista musicale, della scena artistica ma anche da quello sociale?

Non è difficile rispondere a questa domanda, noi siamo stati davvero ibernati in tutto questo tempo…! Mi sembra che il lato sociale influenzi inevitabilmente tutto ciò che sta intorno, quindi anche aspetti artistici e musicali, quelli di cui stiamo parlando ora. Già negli anni ’90 c’erano i primi indizi di ciò che è esploso negli anni successivi. Si cominciava a privilegiare la quantità a svantaggio della qualità, per stare dietro a ritmi di vita sempre più ossessivi e frenetici, che generano persone che non comunicano tra loro, perché per pagare un mutuo devono lavorare 12 ore al giorno anziché 8, col risultato che comunque non ce la fanno e non riescono neanche ad avere del tempo libero per coltivare passioni ed interessi. Questo modo di (non) vivere si riflette anche nella musica, c’è la musica prodotta in serie perché deve solamente vendere, non serve sia di qualità, ci sono i files mp3 perché ti devi sbrigare ad acquistare ed ascoltare e non hai tempo per fermarti ad annusare un vinile. Non abbiamo più una coscienza musicale, perché non ne abbiamo più neanche una sociale.

La Claque di Dafne su MySpace

La Claque di Dafne su Jamendo

La Claque di Dafne, 2010

La Claque di Dafne, 2010

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