Mirrors: Lights and Offerings

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Il revival delle sonorità “anni ’80” prosegue senza tregua, rivelandosi spesso foriero di prodotti di qualità e non solo mera operazione commerciale/nostalgica. Dopo aver potuto apprezzare sopratutto bands ispirate in maniera più o meno palese al post-punk che trova nei Joy Division la sua massima espressione (Interpol, Editors, White Lies, i più recenti Diego, ecc…), sembra ora la volta del synth-pop e della elettro-wave. Gli Hurts, supportati da un battage pubblicitario impressionante, sono stati tra i primi a rompere il ghiaccio, con un disco carino, ma che a conti fatti definirei decisamente sopravvalutato e che viene surclassato da questo Lights and Offerings, superlativo album d’esordio dei Mirrors, quartetto di Brighton che sin dagli eleganti abiti tradisce la sua passione per l’elettro-pop. Non è solo eleganza estetica quella che ci viene proposta in questo album, ma sostanza e qualità che manderà in sollucchero chi è cresciuto o comunque apprezza le sonorità che hanno reso celebri gruppi come OMD (il principale punto di riferimento del sound dei Mirrors), Human League, Heaven 17, ecc… Siamo al cospetto di un gioello elettro-pop che sembra provenire direttamente dalla prima metà degli anni ’80 ed al diavolo quelli che storcono il naso con discorsi sulla mancanza di originalità; quello che conta è fare buona musica, prendere ispirazione dal passato non è a mio avviso una colpa ed i Mirrors hanno fatto un debut-album coi fiocchi, anche perchè sono riusciti a superare i maestri. Dicevamo infatti di come gli OMD siano il gruppo che i Mirrors ricordano in maniera più palese, ebbene Lights and Offerings è decisamente più bello di History of Modern, attesissimo album dello scorso anno, visto che segnava il ritorno della formazione originale della band di Andy McCluskey e Paul Humphreys dal 1986!! Lights and Offerings è un tripudio di synths e batterie elettroniche che disegnano brani dalle melodie armoniose e vincenti sin dal primo ascolto, un’ opera che non è solo tributo ad un’epoca, ma che palesa classe e talento. Sin dalla strepitosa iniziale “Fear of drowning” è chiaro che siamo al cospetto di un lavoro egregio, sensazione confermata traccia dopo traccia (citerei ancora l’ottima “Somewhere strange” e la conclusiva “Secrets”, che nei suoi dieci minuti è idealmente divisa in due parti, con la seconda a palesare un elettro-wave più oscura e decadente che potrebbe ricordare gli Ultravox). Al momento uno dei dischi più belli dell’anno, consigliatissimo!

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