Current 93: HoneySuckle Æons

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Current 93: HoneySuckle ÆonsDopo il non del tutto convincente Baalstorm, Sing Omega, i Current 93 hanno pubblicato e messo in vendita, in concomitanza con i recenti concerti che li hanno visti protagonisti ad Atene, Bologna e Berlino, il nuovo disco HoneySuckle Æons. Il cd si presenta in un’elegante e raffinata copertina nera su cui campeggiano tre croci bianche. L’estetica gotica e oscura della Corrente è quindi rimasta inalterata nel corso del tempo. Leggendo le note del booklet ci si accorge che nella line-up della formazione manca James Blackshaw, la cui chitarra aveva dato lustro ai recenti dischi dei Current. Assente anche il violoncellista John Contreras: sono invece presenti Armen Ra al Theremin (sorta di strumento elettronico primordiale) e Lisa Pizzighella alla Kalimba (una percussione africana) di cui vengono mostrate le foto, così come quelle di tutti i componenti del gruppo. Il disco è dedicato alla memoria di Peter Christopherson e del meno conosciuto Sebastian Horsley, un artista “marginale” londinese. Dopo la breve intro di “Kingdom” le tenui note di pianoforte di “Moon” introducono quella che sarà l’atmosfera di HoneySuckle Æons: la voce di Tibet è quasi sussurrata e il brano, così come il successivo “Persimonn”, riporta direttamente a Soft Black Stars, album che all’epoca avevo apprezzato ma che non tutti i fans del gruppo avevano accolto con entusiasmo. In “Cuckoo” si rivela prezioso il contributo di Elliott Davis all’Oud (liuto arabo), i cui sublimi ceselli trasportano la musica in un tempo remoto e magico e in luogo segreto dell’anima. In questo brano risultano incisive ed efficaci anche le percussioni. Il “mood” dell’album è dimesso e triste e le sonorità sono minimali e il theremin dona ai singoli brani un suono astrale unico. “Sunflower” è un altro bel pezzo in cui risalta l’organo chiesastico di Baby Dee che crea un’atmosfera solenne e evocativa su cui declama Tibet. La crepuscolare “Planet” e la sussurrata “Queendom”  chiudono l’album con il pianoforte ancora protagonista nella veste di colonna sonora di questo viaggio mistico di indubbio fascino. Si tratta di un disco sicuramente valido anche se può risultare un po’ soporifero soprattutto dopo aver appena ascoltato il gruppo dal vivo sprigionare la sua carica elettrica molto coinvolgente e di grande impatto. Chi adora il lato più intimo e cameristico della Corrente e ha amato album come Soft Black Stars, Sleep Has His House e Hypnagogue si farà però sicuramente ammaliare dalle note estatiche e fuori dal tempo di HoneySuckle Æons.

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