Cold Cave: Cherish the light years

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Ha spiazzato molti questo Cherish the light years, nuovo album degli americani Cold Cave. Il precedente Love Comes Close (2009) era infatti imperniato su sonorità prettamente “minimal elettro”, mentre in questo nuovo disco la band di Wesley Eisold (in cui milita anche Dominic Fernow, alias Prurient, nome noto a chi mastica sonorità industrial-noise) vira verso un sound decisamente più corposo e smaccatamente pop-rock, con chitarre e tastiere in bella evidenza ed una voce che in alcuni passaggi può ricordare quella di Robert Smith. Pur mantenendo le proprie radici ben piantate in un contesto “indie”, non si può quindi negare l’attitudine “pop” dell’opera, ma tutto ciò, almeno dal mio punto di vista, non è da leggersi in chiave negativa, anzi, Cherish the light years è un disco che brilla di luce propria e risulta alle mie orecchie come una delle migliori pubblicazioni di questa prima metà dell’anno. Nove i brani qui inclusi, con pezzi come “Villains of the moon” (singolo posto in chiusura dell’album), “Underworld USA”, “Catacombs”, “Confetti” e l’iniziale “The great pan is dead” a risultare tra le frecce più acuminate nella faretra della band americana. Impossibile poi non notare le similitudini tra “Icons of summer” e “Temptation” dei New Order, mentre l’inizio di “Alchemy and you” rimanda decisamente a “Why Can’t I be you?” dei Cure con quella trombetta impazzita. Cold Cave hanno realizzato due album assai diversi ed entrambi molto belli; cosa chiedere di più ad una band?

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