Racconti di fantasmi

Recensione

"Il vento nel cespuglio di rose" di Mary Wilkins FreemanL’uscita, agli inizi di quest’anno, dei due volumetti Il vento nel cespuglio di rose di Mary Wilkins Freeman e Il giorno dei morti di Edith Warton ci offre l’opportunità di presentare una collana di Coniglio Editore dall’inquietante titolo di Racconti di fantasmi. Come è spiegato all’interno di ciascun volume, questa serie “propone il meglio del nero e del fantastico – con particolare riguardo alla ghost story – in traduzioni ineccepibili e con un corredo critico-bibliografico agile ma accurato”. Gli autori scelti sono classici del genere che, in passato, sono stati molto trascurati in Italia e conoscono oggi un po’ di popolarità proprio grazie ad iniziative editoriali di questo tipo, fiorite qua e là soprattutto in piccole case editrici. Il curatore della collana è Riccardo Reim, versatile ed eclettico personaggio, attivo in vari settori culturali ma soprattutto brillante conoscitore del genere horror, tanto da poter dirigere, insieme a Paolo Di Orazio, il corso di scrittura gotica e noir che proprio Coniglio Editore ha organizzato tra marzo e maggio 2011. I libretti si presentano con una gradevolissima veste grafica dallo stile vagamente vintage – copertina bianca, priva di decorazioni vistose – che ricorda quasi dei piccoli diari e fa pensare ad un contenuto non appariscente ma di valore. Ciascuno di essi presenta, oltre, ovviamente, alla selezione dei racconti d’autore, due brevi articoli introduttivi, dei quali uno sempre scritto da Riccardo Reim, un racconto italiano e, infine, una deliziosa appendice a fumetti, curata da Paolo di Orazio il quale presenta ogni volta un classico del genere.

Vediamo in dettaglio: i primi tre volumetti della serie sono usciti tutti nel febbraio 2010 e si sono dimostrati davvero pregevoli. Il tesoro dell’abate Thomas di Montague Rhodes James, oltre al racconto che dà il titolo alla raccolta, ne comprende altri due abbastanza noti: La mezzatinta e Topi. Lo scrittore inglese è conosciuto principalmente per le sue vittoriane ghost stories, caratterizzate dall’ambientazione tipicamente inglese e dallo stile colto e raffinato. Non aggiungo altro in proposito poiché, proprio su questo sito, è uscita tempo fa una retrospettiva ampia ed esaustiva su questo autore a cura del nostro Caesar, alla quale rimando per ulteriori notizie (http://www.versacrum.com/vs/2009/08/montague-r-james.html).

Il libro include anche, come si accennava, un racconto italiano, in questo caso dello ‘scapigliato’ Igino Ugo Tarchetti,  Uno spirito in un lampone. Come si sa, la Scapigliatura fu uno dei pochi movimenti letterari in Italia animato da un genuino spirito di ribellione nei confronti della cultura tradizionale e anche dello stesso Romanticismo, soprattutto quello nostrano: questo, in particolare, fu considerato dagli ‘Scapigliati’, complessivamente convenzionale e retorico. Tarchetti fu poi estremamente attratto dagli aspetti ‘bizzarri’ e fantastici della realtà: così si spiega, quindi, la sua interessante concessione al ‘sovrannaturale’. Conclude il tutto il delizioso fumetto di Umberto Perotto, pubblicato nel 1971 sul mensile Horror. Si tratta di una storia illustrata tratta nientemeno che da Il crollo della casa degli Usher di Edgar Allan Poe, che Perotto ha scritto e disegnato con mano molto ‘gotica’.

Altro volume della serie è La monaca insanguinata di Charles Nodier, scrittore francese noto da noi più che altro per il romanzo Lord Ruthwen il Vampiro, recentemente ripubblicato da Stampa alternativa (http://www.versacrum.com/vs/2011/01/antichi-vampiri-ritornano.html). Nodier, uno dei sostenitori più seri e stimati del fantastico in letteratura, che teorizzò in un celebre saggio del 1830, Du fantastique en letterature, appartenne al cosiddetto ‘romanticismo nero’. A suo giudizio, l’immaginazione poteva diventare, per l’individuo, mezzo conoscitivo della realtà, impossibile altrimenti da afferrare nella sua complessità con i soli strumenti offerti dal razionalismo. Ecco quindi l’importanza data al sogno, posto su di un piano diverso, ma certo non contrapposto, rispetto al mondo concreto. I 12 scritti compresi nel libro costituiscono una scelta esauriente e consentono ben più che un ‘assaggio’ del mondo weird di Nodier. Oltre al racconto che intitola il volume, in cui un fantasma ‘per amore’ si aggira romanticamente in cerca della pace di una corretta sepoltura, è notevole anche La cagnetta bianca, dove a tener banco, più che gli spettri, sono gli spiriti maligni. In Storia di un marito assassinato, poi, è proprio il fantasma a indicare il colpevole della propria morte.

In fondo al volume, ancora un’incursione nella Scapigliatura italiana, stavolta con uno scritto di Remigio Zena, figura anch’essa non molto nota se non agli ‘addetti ai lavori’, intitolato La confessione postuma: in esso, in un’atmosfera tra la visione ed il sogno, un sacerdote si ritrova in contatto con una persona appena deceduta. Per concludere, un fumetto ci introduce nel mondo dei vampiri, oggi così apprezzato. Si tratta di un’oscura versione in 8 tavole, a cura del disegnatore Gianni Grugef, del film di Murnau su Nosferatu, altrettanto espressionista per quanto risalente al 1970: una piacevole sorpresa per gli appassionati del genere!

Non meno interessante è il volumetto dedicato allo scrittore americano Ambrose Bierce, personaggio inusuale e talentuoso giornalista, anch’egli non molto conosciuto da noi, nonostante i suoi pregiati racconti ‘noir’, considerati da alcuni anticipatori dello stile grottesco che si sviluppò successivamente, siano stati fonte di ispirazione per altri più fortunati autori, tra cui, soprattutto, l’altrettanto americano Robert William Chambers. La selezione di Reim comprende ben 9 raccontini – ben sufficienti a farsi un’idea della scrittura ironica di Bierce – tra i quali è da ricordare soprattutto quello che dà il titolo al libro, Olio di cane: esso è infatti un rimarchevole esempio di quello stile tra il paradossale e il sarcastico – ma perfidamente ‘diabolico’ nella sua visione maligna  e profondamente pessimistica del reale – che lo caratterizzò fortemente. Quanto mai necessaria la nota introduttiva di Reim, che peraltro è autore, insieme a Paolo Gessini, di traduzioni assolutamente pregevoli.

Come racconto italiano è stato qui scelto Dame Isabeau, di Edoardo Calandra, anche lui esponente, sia pure con una certa sua particolarità, della Scapigliatura. Si tratta di una suggestiva ghost story in cui aleggia una delle tematiche più care all’autore, quella del rapporto con il passato e la possibilità/desiderio di riviverlo: essa appare pervasa da un’atmosfera onirica e vagamente nostalgica. Il fumetto infine è di nuovo tratto da un grande classico, La Mano di Guy de Maupassant, con i testi di Baratelli e Castelli e le illustrazioni di Carlo Peroni. Pubblicata anch’essa la prima volta sul mensile Horror nel 1970, è una storia piena di cupe ombre.

"Il giorno dei morti" di Edith WhartonArriviamo infine alle ultime due uscite della serie: la prima vede al centro il racconto Il giorno dei morti di Edith Wharton, scrittrice americana di inizio ‘900, conosciuta soprattutto per il romanzo L’Età dell’innocenza (1920), ma che si dilettò volentieri, anche se sporadicamente, nell’arte della ghost story. Che l’autrice fosse affascinata dal soprannaturale lo ammette lei stessa nel breve saggio Scrivere storie di fantasmi secondo Edith Wharton, presente nel nostro volumetto, in cui dichiara il suo amore per i racconti di Robert Louis Stevenson, Sheridan Le Fanu, Fitz James O’ Brien, Marion Crawford, ma soprattutto per Il giro di vite del suo famoso connazionale Henry James, di cui sembra seguire le orme. Ed ecco allora che ne Il giorno dei morti la Wharton costruisce una storia davvero disturbante, ambientata il 31 ottobre, la notte di Halloween e delle apparizioni (forse) delle streghe, in cui non succede in realtà nulla, ma piccoli elementi anomali si accumulano creando un’atmosfera di tensione sempre maggiore, in base al principio, da lei stessa affermato, per cui ”tra un castello turrito in cui si aggirano spettri decapitati trascinando pesanti catene e una comoda casa suburbana con tanto di frigorifero e riscaldamento centrale dove appena entri avverti che c’è qualcosa che non va, datemi quest’ultima per farmi scorrere un brivido gelido lungo la schiena”.

Il racconto della Scapigliatura italiana è questa volta affidato a Camillo Boito e al suo interessante racconto La macchia grigia, in cui l’io narrante racconta al proprio medico uno strano disturbo, ovvero una macchia grigia, dall’orrenda forma informe, che dentro i suoi occhi, di notte, lo assale e lo perseguita, e che si scoprirà alla fine della storia essere il segno mostruoso di un suo enorme senso di colpa. Chiude il fumetto tratto da un classico del terrore, ovvero il capolavoro I topi nel muro di Lovecraft, che, nella riduzione di Baratelli e Castelli con disegni di Cianti, ci mostra i topi protagonisti come emissari del male, portatori di forze oscure che distruggono l’equilibrio mentale.

Il secondo volumetto presenta due racconti di Mary Wilkins Freeman, altra scrittrice americana di fine ‘800 – inizi ‘900 dalla vasta produzione, tra cui spiccano alcune ghost stories decisamente notevoli, raccolte nel 1903 nel volume The Wind in the Rose Bush and Other Stories of the Supernatural. Sia il racconto Il vento nel cespuglio di rose, che dà il titolo alla raccolta, sia il successivo La camera a sud-ovest sono storie lievi, ambientati in una provincia americana di fine secolo molto realistica e quotidiana, con una descrizione minuziosa dei dettagli, in cui l’elemento soprannaturale compare quasi improvviso e in punta di piedi: un piccolo cespuglio di rose che si agita stranamente, una musica fantasma, un’immagine fugace nello specchio, una camicia da notte che non è mai al suo posto…  Sono solo piccoli particolari disturbanti che però pian piano minano le sicurezze dei personaggi e finiscono per sconvolgerne le esistenze. I morti nei racconti della Wilkins Freeman non muoiono mai per davvero, ma rimangono presenti e vagano senza pace tra le stanze o nei cespugli del giardino, fantasmi che, senza mai apparire chiaramente, mettono a disagio i viventi e ne turbano la mente.

A seguire uno dei più bei racconti della Scapigliatura italiana, La canzone di Weber di Luigi Gualdo, perfetto esempio di novella romantica e struggente, in cui l’elemento perturbante non è il ‘solito’ fantasma, bensì il suono di una dolce melodia portatrice d’amore e di morte.

La conclusione del volume è affidata infine a una parodia a fumetti del Frankenstein di Mary Shelley realizzata dal trio Baratelli-Castelli-Peroni nel 1970, preceduta da un’interessante introduzione alla figura della scrittrice e al suo romanzo, con in più una breve carrellata sulle tante trasposizioni al cinema e nei comics.

Insomma, si tratta di una collana piccola, ma davvero notevole, che merita di essere conosciuta e supportata e che speriamo in futuro ci conceda altri piccoli gioiellini di … terrore!











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