Ulver: Wars Of The Roses

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Li aspettavo al varco dopo quel capolavoro di Shadows of the Sun, ma le promesse purtroppo sono state disattese. Wars of the Roses è un disco che, nella discografia del gruppo norvegese, può essere considerato minore, per non dire sottotono. Anzi, diciamolo: è proprio noioso. Il ritmo vivace di February MMX, praticamente pop-rock, posto in apertura, è un po’ fuori luogo rispetto al resto del disco, che come prevedibile spazia dall’ambient “evoluta” di “Norwegian Gothic” a brani più simili alla forma canzone come la vellutata “Providence”, mentre su tutto aleggia minacciosa l’ombra del progressive, figlia probabilmente del nuovo aggiunto in pianta stabile Daniel O’Sullivan (Aethenor, Guapo). Purtroppo non bastano i tanti nomi eccellenti come John Fryer (Cocteau Twins), Stephen Thrower (Coil, Cyclobe) o Steve Noble a dare forma a un disco che appare disarticolato e spinto in mille direzioni diverse nonostante la durata risicata. Il colpo di grazia è dato dall’atroce “Stone Angels”, quindici minuti di poesia recitata su una base anonima che sembrano messi lì più che altro per dare corpo al disco. Si salvano giusto le variazioni prog-elettroniche di “September IV” e “England”. Troppo poco. Pazienza. Se ne riparlerà con il prossimo album.

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