Wumpscut: Schrekk & Grauss

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Se due indizi (nel nostro caso due album) fanno una prova, il terzo certifica una ritrovata vena artistica. Dopo gli incoraggianti segnali lanciati  con Fuck it e Siamese, Wumpscut ribadisce d’aver recuperato una certa dignità artistica anche con il nuovo Schrekk & Grauss. Il disco arriva con la puntualità che da ormai otto anni filati contrassegna gli album di Rudy Ratzinger ed è corredato da una grafica decisamente bruttina; questa ed i titoli quanto meno bizzarri di buona parte delle dieci tracce del disco mi hanno fatto approciare a questo lavoro con molta prudenza, ma devo riconoscere che tutto sommato, Schrekk & Grauss è un disco quanto meno discreto. L’iniziale “Rudolf Wolzek”, la title-track e la successiva “Muselmann” sono un trittico più che buono, che sviluppano sonorità elettro-dark secondo i canoni più consoni al progetto teutonico: pezzi dalle atmosfere oscure e disturbate, maggiormente aggressive le prime due, più “atmosferica” la terza, per me il miglior prezzo del disco. Da segnalare quindi la claustrofobica “Patient A”, da annoverare tra i brani maggiormente sperimentali della discografia di Rudy; non epocali ma comunque apprezzabili “Elende buben”, “Wumpelstilz” e “Zombibikini” (quest’ultima a dispetto del titolo) con chiusura affidata alla solennità oscura di “Alles aus”, un altro dei migliori episodi del disco; in definitiva fanno storcere il naso solo le mediocri “Jiddisch is a Zwillink” e “Kikeriki” (veramente tremenda quest’ultima, col suo gallinaccio campionato!!). Schrekk & Grauss si va quindi ad inserire (in compagnia dei già citati Fuck it e Siamese) in una sorta di “terra di mezzo” della vastissima discografia di Wumpscut: ben inferiore ai primi album, ma decisamente meglio dei vari Cannibal Anthem, Body Census e Schaedling.

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