Backworld: Come The Bells

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Backworld è autore di uno degli album più belli di tutta la scena neofolk, quel classico immancabile che è Anthems From The Pleasure Park. Il problema è che a parte quel disco, ha realizzato poco o niente di altrettanto significativo. La sua ultima uscita discografica, quel Good Infection del 2007, era un disco francamente trascurabile. Come The Bells, invece, ce lo riconsegna in ottima forma. Le coordinate sono sempre un folk inglese intriso di psichedelia e condito da testi a sfondo religioso / misticheggiante, in particolare i testi di questo capitolo sono basati sullo stato liminale tra la vita e la morte. Gli arrangiamenti sono ricchi di strumenti come pianoforte, chitarra, violoncello, con un’ottima produzione che rende il disco variegato, come ad esempio nella lunga coda orchestrale di “Everything That Wishes”, o nelle due fortemente neoclassiche “Mirror Of Morning” e “The River Runs”. Non mancano ovviamente i brani basati più sulla chitarra, come “One Returns To One”, la stessa “Come The Bells” o “Language Of Dreams”, di sicuro il pezzo più legato al passato con World Serpent. Questi quattro anni di pausa hanno fatto bene a Backworld. Speriamo continui lungo questa direzione.

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