XX Wave Gotik Treffen

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Foto di Candyman

Sesto viaggio a Lipsia per chi vi scrive e ventennale per quello che è indiscutibilmente il più importante evento della scena “oscura”.

Cast al solito ricchissimo ed assai variegato in grado di soddisfare praticamente tutti i gusti, anche se mi pare sia in costante aumento il numero di quelli che vengono al Treffen solo per sfilare e far presenza, infischiandosene dei concerti. Per chi invece la musica continua ad essere la principale ragione di questa trasferta, il programma era, se possibile, più delirante del solito; è una costante che a Lipsia si debbano compiere scelte dolorose, vista la contemporaneità degli eventi, ma ogni anno che passa ho l’impressione che gli organizzatori siano sempre più folli nel compilare la scaletta. Per questo e per una crescente fatica a reggere i ritmi della kermesse (ahimè. gli anni passano…), sono pochi i concerti che sono riuscito a seguire integralmente, ma per fortuna tra questi vanno inclusi alcuni nomi che mi ero ripromesso di non perdere assolutamente.

VENERDI 10 GIUGNO. Per celebrare i suoi vent’anni, quest’edizione del Treffen era eccezionalmente articolata su cinque giornate, con avvio giovedi 9 Giugno; avendo però da tempo programmato l’arrivo per la giornata successiva, ho dovuto forzatamente rinunciare alla serata che vedeva esibirsi alcuni dei gruppi che presero parte alla prima (ed ormai lecito definire leggendaria) edizione del Festival. Nel corso della serata si sono esibiti tra gli altri, DAS ICH (senza Stefan Ackermann, a quanto pare gravemente malato), THE ETERNAL AFFLICT e LOVE LIKE BLOOD (a detta del mio amico Giancarlo, autori di uno dei migliori show dell’intero festival). Di conseguenza, la giornata di venerdi, che solitamente prevede un avvio “soft”, quest’anno ha invece un programma assai ricco, che mi costringe alle prime dolorosissime scelte. Sacrifico i già visti più volte COVENANT e DIAMANDA GALAS sull’altare dei CLOCK DVA, istituzione della scena elettronica, che torna ad esibirsi in concerto a quasi vent’anni di distanza dalle sue ultime apparizioni live. L’appuntamento è alla Kuppelhalle, una delle due sale all’interno del Pantheon, una delle più suggestive location del festival; prima dello show della band di Adi Newton ho il tempo di assistere al concerto di OWLS, progetto formato da Tony Wakeford, Eraldo Bernocchi e Lorenzo Esposito Fornasari: ammetto che non li conoscevo e sono stati una gradita sorpresa. Il trio propone una suggestiva commistione tra diversi generi, dal neo-folk (più che altro per l’inconfondibile voce di Tony Wakeford) all’ambient oscura, con accenni elettro-dub; il concerto vede l’esecuzione pressochè integrale dell’album The Night Stays (che ho acquistato a fine show) e tutti i brani sono supportati da ottimi visuals, per una perfetta interazione tra suono e immagine. Un ottimo concerto. Ci spostiamo quindi nella sala principale per il concerto dei CLOCK DVA; Adi Newton (in completo bianco e visibilmente invecchiato, con bastone da passeggio) e gli altri due elementi si esibiranno all’interno di una sorta di cubo, delimitato da quattro teli sui cui verranno proiettati i filmati. L’aspetto visuale del concerto si rivelerà a mio parere la parte migliore del concerto, che invece, per quanto riguarda l’aspetto musicale, mi riserverà una delusione. Se l’inizio dello show mi affascina, dopo mezz’ora circa subentra una decisa noia (sarà un caso che la sala, inizialmente gremitissima, andrà via via svuotandosi?) per una scaletta a mio avviso troppo incentrata su brani “lenti”, che puntano maggiormente sull’ambient che sul ritmo e che vede le scandalose omissioni di brani come “Final Program”, “Voice recognition test” o “Buried Dreams”. A lungo andare noiosi e decisamente prolissi, visto che si concederanno per ben due sessioni di bis, in cui però ripeteranno alcuni brani della prima parte dello show. Come giustamente sottolineato da un amico, sembra di assistere ad un concerto degli Orb (che personalmente, infatti, non ho mai gradito).

SABATO 11 GIUGNO. E’ la giornata in cui si dovranno compiere le scelte più dolorose, visto che i concerti che mi interessano sono diversi, ovviamente tutti nella stessa fascia oraria ma in diverse locations; non avendo il dono dell’ubiquità rinuncio a vedere gruppi che ho già visto o che vedrò a breve in Italia e all’estero ed alla fine metto nel carniere ROSARUBEA e MILITIA. L’appuntamento coi primi è per le 18.00 al Centraltheater (già noto come Schauspielhaus); il progetto di Daniela Bedeski e Pino Carafa si esibisce questa sera in formazione completa, con l’ausilio di Zeno Gabaglio al violoncello, Marco Bosio al pianoforte e Michele Fiore alla batteria. Concerto eccellente ed intenso, che vede l’esecuzione integrale del mcd The Fire and The Rose, oltre alla cover di “Dancing barefoot”; sulle doti vocali di Daniela mi sono già espresso più volte e non ho più nulla da aggiungere sul suo talento. Non da meno la maestria dei musicisti che l’accompagnano, per un concerto veramente bello che lascia pienamente appagato il pubblico presente. Ci attende un viaggio piuttosto lungo (quello degli spostamenti tra le diverse location è un aspetto da non sottovalutare quando ci si muove per Lipsia) per raggiungere l’Anker, locale sperduto nell’estrema periferia della città tedesca. Arriviamo quando sta per terminare il concerto degli HYBRIDS (da quel poco che ho sentito è stata una fortuna non arrivare prima) e quindi iniziano i preparativi per l’esibizione dei MILITIA. La band belga è un’istituzione della scena industrial più dura e pura; sul palco compaiono tubi, bidoni, lastre di metallo ed ogni sorta di percussione possibile e nell’attesa che tutto sia pronto, il leader della band si rivelerà anche un ottimo potenziale cabarettista, intrattenendo l’audience in maniera simpatica. Non sono certo un conoscitore della loro musica ed un appassionato del genere, ma devo ammettere che il loro show è ottimo e coinvolgente e costituisce indubbiamente una delle più fedeli rappresentazioni del termine industrial. Il concerto si chiude con una delirante performance percussiva, con buona parte del pubblico (tra cui Eskil Simonsson dei Covenant), convocata sul palco per un infuocato finale di concerto.

DOMENICA 12 GIUGNO. E’ il giorno di due concerti a cui tengo in maniera particolare: KILLING JOKE e FIELDS OF THE NEPHILIM. Per oggi quindi, niente spostamenti, l’unica tappa è l’Agra, dove integrerò i concerti che ho in programma con incursioni nell’area shopping e ristoro. In scaletta ci sono anche i NOSFERATU, gruppo che nella prima metà degli anni ’90 ho seguito con passione e di cui possiedo diversi dischi; pur con molte riserve su di loro (ricordo un pessimo concerto a Milano alcuni anni fa), inizio a seguire la loro esibizione, ma dopo soli tre pezzi abbandono la sala. Non conosco nessuno dei tre brani eseguiti ed evidentemente il feeling tra il sottoscritto e la band inglese si è esaurito da tempo. Amen. Mentre vago tra gli stands mi giunge l’eco della musica (???) di tali MEGAHERZ, ennesima riprova che in Germania c’è gloria per tutti e giunge finalmente il momento di guadagnare una postazione decente per assistere al concerto dei KILLING JOKE. E’ l’ennesima volta che assisto ad un concerto della band di Jaz Coleman e non sono mai stato deluso da questa leggenda del post-punk: sarà così anche stasera! Non sarà originale come affermazione, ma come il vino, la band inglese sembra migliorare col tempo; una potenza di suono ed un impatto scenico impressionante! Jaz Coleman è il solito sciamano che guida questo rituale, arringando la folla con discorsi che affrontano temi sociali/politici tra un brano e l’altro; gli altri sono una macchina da guerra che spazza via tutto e tutti. Si parte alla grande con “Requiem” e “Love like blood” (dedicata allo scomparso Paul Raven) e poi via via, tra le altre, “Wardance”, “Asteroid”, “The Great Cull” ed “European Superstate” dall’ultimo album Absolute Dissent, sino ad arrivare alla devastante tripletta finale: “The Wait”, “Pssyche” e “Pandemonium”. Grande concerto e meritato trionfo. Fosse per me, li vedrei tutte le settimane! Il tempo di riprendere fiato e tocca ad un altro gruppo che non ha bisogno di presentazioni: FIELDS OF THE NEPHILIM. E’ una delle band che ho più amato e che tutt’ora apprezzo ma che sino ad ora avevo avuto modo di vedere dal vivo solo in un’occasione ad un M’era Luna Festival di dieci anni fa circa. Sarà stato per il caldo e per il fatto che si esibirono in pieno giorno, non serbo un gran ricordo di quel concerto, attendevo quindi l’evento di stasera con impazienza, anche perchè i video visti su Youtube relativi al breve tour che la band inglese ha tenuto lo scorso inverno in Germania evidenziavano una gruppo in gran forma. Purtroppo lo show non sarà all’altezza delle mie aspettative, sopratutto per via di una scaletta assai deludente: completamente ignorato Dawnrazor, da The Nephilim vengono eseguite solo “Love under will” e “Last exit for the lost” (come unico bis), mentre da Elizium vengono estratte “For her light” e “Sumerland” e dai singoli si attinge alle sole  “Moonchild” e “Psychonaut”; per il resto brani dal mediocre Mourning sun e addirittura materiale di Nefilim, il progetto solista di McCoy. Il suo look è quello di sempre, il cowboy impolverato che sembra uscito da un film di Sergio Leone, anche se il sin troppo abbondante ricorso alla macchina del fumo fa sì che la sua figura e quella degli altri componenti del gruppo sia spesso più immaginaria che reale. In definita un concerto carino, ma da cui mi sarei atteso molto di più. La serata si chiude con RECOIL, progetto dell’ex Depeche Mode Alan Wilder. Sarà la stanchezza, il fatto che non c’entri nulla coi due concerti che l’hanno preceduto e che la stessa location dell’Agra non sia l’ambientazione più congeniale alla sua musica, ma il concerto non mi coinvolge più di tanto (molto belle però, anche in questo caso, le immagini che accompagnano l’esibizione) e durante l’esecuzione di una versione strumentale di “Never let me down again” col pubblico che muove le braccia come se fossimo ad un concerto dei Depeche Mode, decido che è ora di andare a dormire.

Foto di Candyman

LUNEDI 14 GIUGNO. L’ultimo giorno del Festival riserva un concerto che mi ero segnato in rosso sull’agenda e che a conti fatti si rivelerà il migliore tra quelli visti quest’anno. Si torna al Pantheon, dove per le 18 è in programma il concerto degli IN THE NURSERY; arriviamo poco prima delle 17, col locale ancora chiuso e già diversa gente in attesa di entrare (quando si apriranno le porte, con oltre venti minuti di ritardo rispetto al previsto, la coda sarà impressionante). Conquistiamo a fatica un posto nelle prime file e possiamo godere di un concerto magnifico; è la terza volta che assisto ad un live dei gemelli Humberstone (la prima volta fu proprio a Lipsia, nel 1998 per il mio primo Treffen) e sarà decisamente la migliore. La loro musica incarna la perfetta simbiosi tra la forza delle percussioni e l’epicità dei synths, attraverso magnifici brani, marziali, sinfonici, e poetici. Nigel e Clive (che devono aver firmato un patto col diavolo, visto che mi paiono non invecchiare mai) accompagnati dall’inseparabile Dolores Marguerite (vocals) e Dave Elektrik (percussioni) eseguiranno brani dal recente Blind Sound (ricordo con certezza “Crepuscole” e “Artisans of civilisation”) e altri pezzi della loro sterminata discografia, tra cui le classiche “Mistery” , “L’Esprit” e la vecchissima “A to I”. Il loro concerto si chiude con un autentico, meritatissimo trionfo. Con alcuni amici lascio il Pantheon e mi sposto al Parkbuhne, per assistere allo show di un altro nome leggendario: MEPHISTO WALZ. Si tratta di una delle poche bands che non ho mai avuto modo di vedere dal vivo ed anche se per loro i tempi d’oro sono lontani, questa è un’occasione da non perdere. Quando arriviamo alla location (un anfiteatro immerso in uno dei tanti parchi di Lipsia), c’è già una discreta folla, in un tripudio di creste e cotonature; formazione a cinque per i nostri, con Barry Galvin decisamente invecchiato ed un po’ imbarazzante nel suo look da “goticone”, ma quando suona la chitarra è semplicemente divino. Dal suo strumento escono note che sono il marchio di fabbrica dell’“american-gothic”. Se la musica è perfetta, come su disco, lo stesso non si può dire per l’interpretazione vocale  della cantante che deve raccogliere il pesante fardello dell’eredità di Christianna; la ragazza appare decisamente goffa e stonata e se la sua performance migliorerà leggermente nel corso dello show per quanto riguarda l’aspetto vocale, rimane piuttosto deludente il suo impatto scenico. Ad ogni modo ciò non va ad inficiare l’entusiasmo per pezzi storici (intervallati da diversi brani del nuovo album Third Incarnation) come “Alle in asche”, “The Eternal Deep”, “Drowning, like the garden”, e le due cover eseguite come bis, “I wanna be your dog” e “Painted black”. A questo punto i nostri programmi prevedono il concerto dei NITZER EBB all’Alte Messe, ma quando arriviamo sul posto, dobbiamo constatare come scegliere questa location per questo concerto (che visto il nome dei protagonisti, per altro preceduti da altri big come gli HOCICO, non era difficile prevedere che avrebbe attirato una gran folla) sia stata una delle tante scelte folli fatte quest’anno dagli organizzatori. Dopo venti minuti circa di coda, accediamo alla sala, ma stare dentro è impossibile vista la folla che la gremisce, a meno che non si voglia seguire il concerto in posizione defilata da cui (per la conformazione stessa del locale) non si vede praticamente niente. Non rimane che uscire per respirare, mangiare qualcosa e limitarsi all’ascolto dello show; speriamo che per l’anno prossimo venga recuperato il Kohlrabizirkus, struttura assai più capiente, che nelle ultime edizioni era solita ospitare la grande kermesse elettronica che da qualche anno a questa parte caratterizza il lunedì del Treffen.

Cala quindi il sipario anche su quest’edizione; bilancio agrodolce il mio, visto il numero piuttosto esiguo di concerti che sono riuscito a vedere ed i tanti a cui ho dovuto rinunciare (Covenant, Diamanda Galas, Camerata Sforzesca, Feindflug, Front 242, Spiritual Front, Rome, Sophia….); nonostante ciò, le giornate che si passano a Lipsia rimangono un’esperienza unica e che almeno una volta nella vita, chiunque ascolti questa musica dovrebbe provare; quindi, con ogni probabilità, arrivederci all’anno prossimo!

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4 comments

  1. Marco Torresini 20 giugno, 2011 at 10:19

    Un sentito ringraziamento a Candyman per questo ottimo reportage: d’accordo su tutto quanto da lui scritto per i concerti che abbiamo condiviso (Killing Joke, Fields of the Nephilim, In the Nursery). Alla lista delle bands che si è rammaricato d’aver rinunciato, mi permetto di menzionare anche Chris & Cosey e gli ungheresi Cawatana… Davvero 2 ottimi concerti! 🙂

  2. Marco Torresini 20 giugno, 2011 at 10:36

    …e aggiungerei anche una band di nostri connazionali, i genovesi Egida Aurea: hanno suonato sabato 11 al Felsenkeller e hanno dato vita a una performance davvero grandiosa! Straripanti anche gli Spiritual Front ma questi ultimi, al contrario degli Egida, non rappresentavano certo una sorpresa né per noi né per il pubblico tedesco presente alla serata. 🙂

  3. Silva Ci 20 giugno, 2011 at 19:52

    Concordo in gran parte con la recensione, soprattutto sulla “pazzia” degli organizzatori…Mi associo invece su tutto all’amico Marco. La mia lista personale : In the nursery, Cawatana, Das Ich, Egida Aurea, Hocico, Spiritual Front, Chris and Cosey, Umbra et Imago, Killing Joke, Covenant. Delusa dall’esibizione dei Rome, delusissima dai Field of Nephelin. Dispiaciuta per aver dovuto saltare (solite concomitanze) RosaRubea, Camerata Sforzesca e Diamanda Galas. Amareggiata per l’annullamento de Love si colder than death… L’albergo per l’anno prossimo l’abbiam prenotato oggi, a disdirlo si fa sempre a tempo 🙂 Attendiamo gli eventi…

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