Marie Corelli: “Vendetta!”

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La prima traduzione italiana di Vendetta! di Marie Corelli è una di quelle operazioni per le quali la casa editrice Gargoyle Books merita tutto il nostro plauso e la nostra gratitudine. Il bel volume, corredato dall’ottima postfazione di Carlo Pagetti, è il frutto di una di quelle lodevoli iniziative grazie alle quali è stato reso possibile l’accesso, da parte del pubblico italiano, al romanzo gotico e tardo-gotico inglese di estrazione ‘popolare’. Tale genere, finora assai trascurato, mantiene oggi per gli appassionati, anche a distanza di così tanto tempo, un fascino indescrivibile. Grazie a Gargoyle, abbiamo avuto il piacere di goderci dapprima Lo zio Silas (http://www.versacrum.com/vs/2010/11/joseph-sheridan-le-fanu.html) e L’ospite maligno / La stanza al Dragon Volant dell’irlandese Le Fanu e, successivamente, i tre ‘tomi’ di Varney il vampiro (http://www.versacrum.com/vs/2010/04/varney-the-vampire.html).

Questa pubblicazione ci offre anche la possibilità di riflettere sulla figura di Marie Corelli – nome ‘d’arte’ di Mary Mackay – che, considerando il tempo in cui è vissuta, si presenta come una scrittrice – e una donna! – particolare e per molti aspetti anche trasgressiva: spesso derisa dalla critica, che riteneva le sue opere troppo melodrammatiche, dunque adatte più che altro al gusto del popolo e non a quello di un pubblico ‘intellettuale’, ebbe tuttavia un largo seguito di ammiratori, tanto che vendette di gran lunga più libri degli autori ‘classici’ della letteratura inglese. Cambiare nome e costruirsi a bella posta un personaggio che sembra una delle protagoniste dei suoi romanzi fu parte probabilmente della piccola rivincita che Marie poté prendersi sui suoi contemporanei: così fece di sé la misteriosa figlia di un conte italiano e, indifferente agli schemi seguiti dalla maggioranza delle donne del suo tempo, rifiutò di sposarsi preferendo vivere con un’amica con la quale condivise tutto fino alla sua morte. Della loro relazione fu detto allora e anche successivamente di tutto di più; resta il fatto che la singolarità di una simile scelta in periodo tardo-vittoriano suscita sicuramente rispetto e ammirazione, al di là del sincero piacere che molte delle sue opere destarono e destano ancora oggi, se perfino Joyce – si legge – spese delle parole a loro favore rivendicandone il valore letterario.

Vendetta! è senz’altro un valido esempio dello stile e delle caratteristiche della Corelli: come tanti altri autori di romanzi gotici anche di epoca antecedente, viene qui alimentato il mito di un’Italia, anzi di una Napoli, ricca di colori e profumi, di passioni travolgenti  ma anche fatali, coltivate fra canti spensierati e grandi bevute: l’Italia dei luoghi comuni, se vogliamo, ma comunque lo sfondo migliore di una storia di vendetta feroce e spietata, agghiacciante nella sua minuziosa organizzazione, la cui conseguenza sarà la distruzione di tutti i personaggi della vicenda.

Il protagonista infatti, il conte napoletano Fabio Romani, colpito a tradimento nei suoi affetti più intimi e devastato dalla sofferenza, si trasforma in Cesare Oliva, nobile talmente privo di scrupoli dall’ideare e mettere in atto con crudele precisione una recita perfetta in ogni aspetto, con lo scopo di annientare l’esistenza di chi, con superficialità e totale insensibilità, ha infranto tutte le sue illusioni giovanili, lasciandolo privo del calore di una famiglia. La presa di coscienza avviene dopo un’esperienza – un rocambolesco ritorno dall’’oltretomba’ alla Edgar Allan Poe! – così traumatica da poter essere paragonata solo alla morte. Il giovane Romani conduce la sua vendetta in stile shakespeariano fino alle estreme conseguenze, trionfando sulla sua antagonista femminile fino ad averne, alla fine, quasi pietà: tuttavia, convinto com’è di trovarsi nel giusto e di dover distruggere la donna che, a suo avviso, rappresenta il ‘non plus ultra’ di ogni malvagità, non desiste fino all’ultimo.

Nessuno ha mancato, ovviamente, di notare una certa somiglianza – nella tematica e anche, in parte, nella struttura della storia – con Il conte di Montecristo: l’analogia resta comunque piuttosto generica, poiché l’opera della Corelli è estremamente legata alla realtà e alla mentalità dell’Inghilterra del suo tempo. Manca inoltre in Dumas l’atteggiamento di apparente ostilità nei confronti della donna, qui vista come una creatura immatura e superficiale, infinitamente egoista e incurante degli affetti al punto da risultare immorale, causa quasi sempre della rovina degli incauti che cadono preda delle sue seduzioni: sorprendente se si pensa che il libro è stato scritto da una donna che a sua volta non era certo banale. In verità la coesistenza nella personalità di Nina – la protagonista femminile del libro – di disumana cattiveria e di marcata sensualità, di cui ella si serve per gestire un potere di gran lunga superiore a quello degli uomini, la rende decisamente più interessante dei soliti stereotipi vittoriani di femminilità virtuosa. Solo la forza conquistatrice delle sue grazie a volte sembra quasi intaccare la fermezza dei ferrei propositi vendicativi del suo nemico. Se vogliamo, con l’abile capacità di sfruttare tutte le possibilità che la sorte le ha dato,  Nina risulta assai più intrigante dello stesso Fabio Romani, che nel suo essere in fondo la vittima di un’ossessione maniacale e morbosa, non suscita per questo eccessiva simpatia: le passioni ne hanno avuto ragione anche troppo facilmente e non si può non ritenere che un po’ meno ingenuità e semplicità iniziali avrebbero contribuito ad una migliore gestione delle sue relazioni interpersonali ed evitato molti guai per tutti.

Non si creda, tuttavia, che non compaiano, nel corso del volume, figure femminili degne di stima e rispetto: di nuovo con stupore, si scoprirà che esse sono collocate negli strati popolari, dove la loro umiltà e le loro qualità morali non emergono certo con facilità ma non possono non essere notate da chi ha imparato a valutare con distacco le virtù apparenti conferite dalla ricchezza. In generale, i ceti umili sembrano essere rimasti gli unici custodi di quei valori umani che i ricchi non sanno più apprezzare.

Una menzione particolare, infine, meritano lo stile e il linguaggio di Vendetta!, ricchi di aspetti ‘pittorici’ e affascinanti nelle loro minuziose descrizioni in cui – fra macabre similitudini e pennellate di colore abbagliante a rappresentare la tipica natura ‘mediterranea’ –  abbondano i dettagli grotteschi e inusuali.

Tutto concorre a creare – con lo sfondo di un’atmosfera cupa e di grande pathos e ampie concessioni al fantastico – una storia ben congegnata ed avvincente, intrisa di deliziosi elementi gotici, splendido esemplare di un’epoca e di una civiltà così generose con l’arte e la letteratura.

Marie Corelli: Vendetta! (Gargoyle Books, 2011, pag.345, euro 15)

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