Crown Of Autumn

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Mai disperare! E’ vero, venne pubblicato nel lontano 1997 The Treasures Arcane“, ed Il più antico dei giorni, a nome Magnifiqat, che rinfocolò la speme, non ebbe seguito. Ma evidentemente la corona d’autunno non poteva venir relegata in un angolo poveroso delle sterminate Sale della Memoria, ed ecco allora che Splendours form the dark può venir finalmente salutato come il ritorno di una delle più fulgide rappresentanti del dark sound più epico e magniloquente che l’Italia abbia mai potuto vantare.

Emanuele, ormai non ci speravo più, poi una mail del buon Francesco di My Kingdom Music che anticipava il vostro rientro, concretizzatosi finalmente con Splendours from the dark, a squarciare la coltre di buio troppo presto calata sui Crown of Autumn!

E.R. Innanzi tutto vorremmo ringraziare tutte quelle persone che hanno pazientato così a lungo, accogliendo Splendours from the Dark con grande entusiasmo, quasi fossero passati quattrodici mesi e non quattrodici anni; la loro dedizione ci onora! Come nel tuo caso, ci sono stati dei fan dei Crown Of Autumn che hanno continuato a seguire il nostro lavoro anche attraverso il progetto Magnifiqat (uscito nel 2002 e recentemente ri-distribuito da Jolly Roger) che vedeva me e Mattia alle prese con un sound più intimo e meno aggressivo rispetto al nostro esordio maggiormente legato alla tradizione metal. Il nostro nuovo album recupera la struttura di base dei Crown Of Autumn assimilandola parzialmente all’esperienza dei Magnifiqat. Ne risulta un sound attualizzato che però non tradisce mai il feeling degli esordi; crediamo che Splendours from the Dark sia un lavoro che possa parlare sia ai vecchi fan che a quegli ascoltatori che si accostano alla band per la prima volta.

Cosa è accaduto in questi quasi tre lustri di (parziale) silenzio? Ho riletto le parole appassionate che i inviasti a corollario del vostro bellissimo esordio, e lo stesso entusiasmo traspare tra le note di questo vostro secondo capitolo!

E.R. Ti ringrazio di cuore per il tuo complimento! Effettivamente l’entusiasmo non è mai scemato, anzi. Per rispondere alla tua domanda farò una breve sintesi di quello che successe dalla pubblicazione del nostro debut The Treasures Arcane (1997) sino ad oggi. Il disco uscì per la Elnor Productions, label fondata da me e Mattia per l’occasione. Sia la critica che i fan accolsero l’opera con incredibile calore ed in pochi anni l’album si guadagnò la reputazione di cult della scena underground italiana. In seguito a quell’esperienza iniziammo a sentire il bisogno di sperimentare nuove vie di espressione musicale, meno legate al metal e più alla musica d’ambiente, a quella etnica/antica e alla tradizione cantautorale. Fu così che nacque il progetto Magnifiqat al quale abbiamo già accennato. Il lavoro uscì ancora una volta per Elnor Productions ed ottenne anch’esso il plauso della critica, pur rimanendo assai limitato in quanto a diffusione, forse per il momento di mercato o più probabilmente perchè il sound proposto risultava difficilmente etichettabile (e di conseguenza poco vendibile). Negli anni immediatamente successivi all’uscita de Il più antico dei giorni si verificarono diversi cambiamenti o assestamenti nelle nostre vite personali, motivo per il quale ci prendemmo un’altra lunga pausa di riflessione, pur senza mai perderci di vista e continuando a suonare insieme in vari progetti, un po’ per divertimento e un po’ per la curiosità di sperimentare. Ora, dopo quasi quindici anni dall’uscita del nostro primo full-length, siamo ritornati con lo stesso furor degli esordi ma con un bagaglio di esperienze – sia musicali che umane – assai più ricco.

Il Fato (benevolissimo in questo caso) mi mise in contatto con voi… Ricordo che giunse alla redazione di Radio Onde Furlane il pacchetto contenente il promo di The treasures…, e che venne affidato a me seguendo un percorso assai casuale… Evidentemente così doveva essere, e la fugace ma intensa corrispondenza che ne seguì non fece altro che confermare la vostra determinazione, il vostro credere in questo progetto. Curatissimo in ogni particolare, sopra tutto nella grafica, si discostava nettamente, almeno dal punto di vista estetico, da quanto pubblicato in quegli anni, e pure i riferimenti stilistici denotavano una ferrea volontà di proporre un prodotto personale ed identificabile. Ti chiedo di riandare brevemente a quel periodo, ed agli anni dei vostri esordi, col demo Ruins. Cosa vi spinse a creare un gruppo così particolare come CoA? Ed i riferimenti alla vostra nobilissima Milano, da cosa trassero origine?

E.R. Volevamo dare vita ad un progetto che fosse epico ma anche permeato da un mood oscuro e mistico. L’aspetto dark doveva fare in modo che il gruppo si distaccasse da quel genere di epicità fantasy-fumettistica in voga in quegli anni, alla quale non abbiamo mai sentito di appartenere. Il nostro concetto di epic è da sempre più legato alla storia, alla mitologia e alla sfera del trascendente. Ruins fu il primo esperimento in tal senso, trasudante sacralità – o almeno quella era la nostra intenzione! – ed un feeling malinconico ma battagliero. I riferimenti alla nostra storia non riguardano soltanto Milano ma tutta la penisola. Uno degli scopi principali dei Crown Of Autumn era di mettere in musica le sensazioni ed i pensieri che sorgevano in noi guardando alle vestigia del nostro passato. Noi italiani sin dalla prima infanzia siamo abituati a muoverci in città e paesi che abbondano di monumenti, chiese, palazzi, piazze… tutto ci parla continuamente della nostra eredità storica, culturale e spirituale. Abbiamo voluto evidenziare questo elemento anche nell’artwork del cd, inserendo disegni della scuola di Raffaello nel booklet e mettendo in copertina una medaglia, opera di Pisanello raffigurante Gianfrancesco I Gonzaga.

Quali erano i vostri referenti, dal punto di vista musicale, all’epoca? Magnifiqat, con Il più antico dei giorni, pur coi suoi distinguo (in primis la lingua) costituisce a tutti gli effetti il punto di contatto fra presente e passato dei CoA: l’artwork sempre elegante ed ermetico (a proposito del quale ti chiedo di spendere qualche parola di approfondimento), con un chiaro richiamo ai contenuti musicali, le sonorità antiche, in una sorta di omaggio ad un passato glorioso visto non come mero afflato nostalgico, ma quasi come un memento, un monito imperioso. Perché anche quella pregevole formula non trovò un seguito immediato?

E.R. All’epoca di The Treasures Arcane le nostre principali influenze erano artisti come Loreena McKennitt, Dark Tranquillity, Mortiis, Ulver, Blind Guardian, Wongraven e i primi Cradle Of Filth. Questi artisti hanno lasciato un’impronta profonda nel sound dei Crown of Autumn. Per quanto riguarda l’immaginario ermetico raffigurato nel booklet dei Magnifiqat, esso è frutto del lavoro certosino effettuato dal nostro carissimo amico, nonchè artista grafico di talento Federico Rebusso, che si è occupato anche dell’artwork di Splendours from the Dark. Le immagini sono estremamente oniriche, come catturate nel momento in cui passano da uno stato non manifesto ad una forma definita. Tutte le raffigurazioni evidenziano un carattere simbolico che ha sempre una relazione più o meno diretta con il testo al quale sono state affiancate. Magnifiqat, come hai detto tu, non ebbe un seguito immediato; eppure nel nuovo album dei Crown of Autumn, quell’esperienza è stata in gran parte recuperata, allargando notevolmente lo spettro espressivo della band.

Come siete entrati in contatto con My Kingdom Music, perché avete scelto l’etichetta operosa del bravo Francesco per pubblicare il vostro nuovo lavoro? Vi sono delle affinità, vi conoscevate già?

E.R. No, non conoscevamo personalmente Francesco prima di allora. Una volta terminato il lavoro in studio, inviammo il materiale a diverse etichette per ottenere un contratto discografico. Ricevemmo alcune proposte, sia dall’Italia che dall’estero, ma My Kingdom Music ci coinvolse particolarmente per l’indiscutibile ricercatezza ed apertura mentale che traspariva dal loro catalogo. Francesco ci disse che seguiva la band sin dagli esordi e da quello che ci scrisse capimmo subito che aveva colto perfettamente lo spirito dei Crown Of Autumn.

Come siete giunti alla decisione di ristampare Treasures…, con l’aggiunta di Ruins, che completa la vostra discografia permettendo così anche a chi nel ’96/’97 non poteva accostarsi a voi di entrare in possesso di due rari monili forgiati nel metallo più nobile?

E.R. Grazie, troppo onore! Abbiamo pensato che una ristampa di The Treasures Arcane avrebbe fatto la felicità di vecchi fan e di persone che erano interessate alla band già anni fa ma che non erano riuscite, per un motivo o per l’altro, ad entrare in possesso del cd originale. Inoltre, visto il lungo periodo di tempo intercorso tra il debut ed il nuovo album, una ristampa avrebbe dato modo a chi si accosta oggi per la prima volta al nostro gruppo, di comprenderne il percorso stilistico. Per l’occasione abbiamo ri-mixato e ri-masterizzato l’album, migliorandone il suono pur mantenendone l’intenzione originaria. The Treasures Arcane – transfigurated edition comprende anche le quattro tracce tratte dal nostro demo Ruins, rendendo così disponibile su cd tutta la nostra discografia.

Vantare in formazione l’esperienza e l’indubbia bravura di Mattia Stancioiu costituisce inoltre un ulteriore arricchimento dal punto di vista della sostanza artistica della vostra proposta. Un sound mai troppo complesso e cerebrale, ma neppure semplice, un eccellente bilanciamento fra urgenza espressiva e ricerca melodica, in un’elaborazione del concetto di epic metal che può riferirsi all’opera immaginifica dei grandi Warlord. Tecnica e cuore, Emanuele, poche volte hanno travato una così efficace amalgama!

E.R. Le tue parole ci lusingano e ci fanno capire di essere riusciti ad esprimere quello che ci eravamo prefissati. Mattia, oltre che essere un grandissimo batterista, è anche un eccellente produttore artistico. Possiede una rara sensibilità musicale, propone sempre idee fresche riguardo agli arrangiamenti e alle strutture dei brani; lavorare con lui è un piacere e un onore. Abbiamo registrato Splendours from the Dark nel suo Elnor Studio ed è riuscito ad ottenere il sound perfetto per le undici canzoni contenute nel nuovo disco; energico ma non violento, potente ma non caotico, con un particolare occhio di riguardo per i passaggi più atmosferici.

Proprio a Mattia mi permetto di saziare alcune curiosità: hai suonato con Labyrinth, Vision Divine, Mandragora Scream fra gli altri, esperienze che sicuramente rechi con te come uomo e come artista. Hai vissuto la crescita e l’affermazione di una scena florida e riconosciuta, fra progressive e classic: cosa è cambiato in questi ultimi anni, sopra tutto rispetto alla metà degli anni novanta?

M.S. La scena è cambiata poco entro i confini italiani mentre si è prima evoluta e poi è regredita per quel che concerne l’estero. In Italia, come si può leggere in tante interviste rivolte ai musicisti nostrani, continua ad essere forte l’invidia verso il prossimo e la voglia di affossarlo! Tutti si credono musicisti, tutti sono più bravi degli altri e tutti pensano di meritare più degli altri (verissimo, pur troppo, N.d.H.). Se passi dal mercato underground ad una maggiore visibilità sei un venduto (i Lacuna Coil ne sono l’esempio lampante). I gruppi (sempre restando nel nostro genere) che vivono di musica in Italia si contano non sulle dita di una mano ma sulle falangi di un dito! Per quel che concerne l’estero, restando al periodo che mi ha visto partecipe della scena, ci sono stati dei momenti in cui le band italiane sono uscite allo scoperto (grazie ad alcuni nomi come Rhapsody, Labyrinth, Lacuna Coil) e da lì in poi tutto quello che arrivava dall’Italia era considerato un prodotto da tenere in considerazione. Con il passare degli anni però il mercato è cambiato. La gente si è stancata di sentir nominare sempre i soliti gruppi, le etichette hanno investito sulla quantità più che sulla qualità e gli ascoltatori se ne sono accorti (disanima attente, partecipe e crudemente reale! N.d.H.).

Una vocalist femminile, Milena Saracino, che finalmente esprime uno stile personale, discostandosi nettamente dalle sirene nordiche che hanno letteralmente monopolizzato certo metal contemporaneo. Come siete entrati in contatto con questa valida cantante e quali sono le sue precedenti esperienze?

E.R. Conosco personalmente Milena poiché ricopre il ruolo di cantante solista in un coro Gospel diretto da alcuni miei carissimi amici. Quando abbiamo deciso di inserire una voce femminile in alcuni brani del nuovo disco, il mio pensiero è andato subito a Milena. E’ una ragazza di grandissimo talento, è entrata immediatamente dell’atmosfera del progetto ed in pochissimo tempo ha imparato e registrato le sue linee vocali, personalizzandole e dando il suo prezioso apporto all’arrangiamento. Non volevamo assolutamente la “solita” voce femminile usata ed abusata in ambito metal. La sua è una voce molto personale, fuori dagli schemi di questo genere, forse anche grazie al fatto che Milena proviene da esperienze musicali differenti rispetto alle nostre. Siamo enormemente soddisfatti della sua prestazione e speriamo di poter collaborare ancora con lei nel prossimo futuro.

La voce pulita di Gianluigi Girardi arricchisce i vostri brani di sfumature melodiche che naturalmente si fondono con le musiche proposte, e sopra tutto non insistono nei triti duetti ai quali quasi tutti i vostri colleghi oggidì ricorrono.

Gianluigi è un lead-singer d’eccezione! Avevo ascoltato la sua prestazione con gli Event  Horizon e mi ricordo che pensai subito: “questa è la voce che mi piacerebbe avere alla guida dei Crown Of Autumn!”. Lo contattai tramite Federico Rebusso che si era occupato dell’artwork degli Event Horizon e lui mi disse che era sempre stato un fan dei Crown Of Autumn e dei Magnifiqat! La sua voce, potente e graffiante pur restando sempre intelligibile, si sposa perfettamente con le nuove canzoni. Al tempo in cui facemmo uscire Ruins non erano molti i gruppi che utilizzavano il doppio cantato (growl e melodico), possiamo dire di essere stati tra i primi gruppi che hanno fatto di questo elemento una caratteristica fondamentale del proprio sound. Naturalmente oggi questa soluzione vocale è molto più diffusa.

Suonerete dal vivo? Sicuramente Splendours… non è la solita raccolta di tracce bombastiche che si adattano facilmente alle esibizioni live. Inserti medievaleggianti, cariche imperiose, stacchi di rara intensità emotiva, che si susseguono e che sicuramente richiedono un impegno oltre misura, anche per musicisti dotati come voi!

E.R. Come forse saprai, i Crown Of Autumn non hanno mai suonato dal vivo. Non è mai stata una vera e propria scelta di campo ma piuttosto la conseguenza di una situazione particolare in cui i membri effettivi della band non sono mai stati più di tre. In studio mi occupo delle parti di chitarra, basso, tastiere e voce, ovviamente sovraincidendo le varie tracce, per cui dovremmo innanzi tutto completare la formazione aggiungendo un bassista, un chitarrista ed un tastierista. Inoltre ci piacerebbe proporre un set anticonformista, ricco di chicche come ad esempio brani inediti, magari composti appositamente per una situazione live, momenti ambient, set acustici, ri-arrangiamenti e magari anche una cover ben studiata… Come giustamente notavi, i nostri brani non si prestano ad un live tutto sudore ed headbanging, ma necessitano di una situazione adatta, non sempre facile da ricreare on stage. In ogni caso, quando tra Settembre e Ottobre ci ritroveremo con la band per deciderne le prossime mosse, parleremo sicuramente anche dell’aspetto live.

Vi chiedo di soffermarvi su alcuni episodi che mi hanno particolarmente intrigato: l’acustica “Ultima Thule”, o titoli quali “At the crystal stairs of winter” o “In the garden of the wounded king” che piacerebbero ai Manilla Road ed a William Tsamis, ne sono certo! La finale “Spectres from the sea” si apre inoltre ad inediti scenari espressivi, con uno sviluppo che non può venir relegato a semplice outro. Dal punto di vista lirico, quali sono le maggiori differenze ed al contrario le affinità fra Splendours…, The treasures Arcane ed ovviamente Il più antico dei giorni? Perché avete deciso di utilizzare l’idioma anglosassone, e non riprendere il cantato in madrelingua come coi Magnifiqat?

Partiamo dai brani che hai citato. “Ultima Thule” è una canzone dal sapore quasi neo-folk che si inserisce perfettamente nella tradizione “ambient/acustica” che abbiamo sempre portato avanti sia con Crown Of Autumn che con Magnifiqat. L’interpretazione di Milena è davvero coinvolgente! Da un punto di vista lirico si  tratta di un omaggio all’idea romana di Imperium, ed in particolar modo al suo aspetto metafisico. “Tibi serviat ultima Thule” dice Virgilio all’inizio delle sue “Georgiche”: “che l’ultima Thule ti renda servigio”. La frase è riferita a Roma (nella persona di Augusto) e accenna alla nozione di una regione situata all’estremo Nord, regione che probabilmente aveva carattere più simbolico che geografico. A questa leggendaria isola gli antichi davano il nome di Thule, Thyle, Ultima Thule o altre varianti della medesima radice. “At the crystal stairs of Winter” è un brano molto sostenuto, con un riffing che alterna ritmiche black metal a cavalcate epic-power. E’ un pezzo che a nostro avviso reca, forse più di altri, il nostro marchio di fabbrica. Il testo medita sul significato del Solstizio invernale, il Natale cristano o il Dies natalis solis invicti (giorno di nascita del sole invitto) dell’antica Roma. “In the garden of the wounded king” è una traccia molto lenta e cadenzata che deve molto allo stile dei Magnifiqat. E’ epica e dal sapore drammatico, impreziosita dai nostri tipici passaggi acustici. Il brano è ispirato allo studio di Louis Charbonneau-Lassay sulla simbolica delle cinque piaghe di Cristo, intitolato “Nel Giardino del Cristo ferito”. Effettivamente potrebbe avvicinarsi, sia per sound che per tematica, al lavoro fatto da Tsamis con i Lordian Guard. “Spectres from the sea” è una delle novità per quanto riguarda i Crown Of Autumn, non tanto da un punto di vista melodico quanto per l’uso di suoni e groove elettronici che non erano mai stati usati sulle precedenti release; soluzioni che però avevamo già sperimentato ne Il più Antico dei Giorni dei Magnifiqat. Da un punto di vista lirico le maggiori differenze tra The Treasures Arcane e Splendours from the Dark sono di forma più che di contenuto. Le tematiche trattate sono grosso modo le stesse: sacralità, valori etici legati alla cavalleria medievale che si ricollegano a loro volta ad un passato pre-cristiano, amore per la giustizia e la bellezza, ripugnanza per ciò che è falso e decadente. Nel debutto avevamo utilizzato l’inglese arcaico in dose alquanto massiccia, mentre nel nuovo lavoro, pur utilizzando alcuni termini del genere, tutto risulta molto più comprensibile (e forse anche meno pretenzioso). Su Splendours from the Dark non è stato fatto uso della lingua italiana, cosa che invece avvenne come esperimento sul primo brano di The Treasures Arcane e ovviamente sull’intero disco dei Magnifiqat. Non è stata una cosa pianificata, l’album è semplicemente nato così. Alcuni dei nuovi brani dei Crown of Autumn che sono già stati scritti, presentano non poche parti in lingua italiana.

Quali sono i riscontri ottenuti dal vostro nuovo lavoro, in Italia ed all’estero?

E’ presto per avere dei riscontri numerici, in particolar modo per quanto riguarda le vendite. Posso dirti che le recensioni fino ad ora uscite, sia in Italia che all’estero, sono positive al 99%! Speriamo che continui così… Sicuramente avremo un riscontro più completo e attendibile tra Settembre e Ottobre.

Vi sarà ancora silenzio, o stavolta Crown Of Autumn si farà presto risentire?

Il silenzio intercorso tra i nostri lavori non è stato affatto pianificato a tavolino, gli eventi hanno semplicemente condotto a questo. Spero di ritornate presto in studio per registrare il nuovo materiale con gli altri membri della band; l’entusiasmo è più ardente che mai!

Chiedo a voi di chiosare questa intervista. Il vostro nobile saluto ai lettori di Ver Sacrum!

Ringraziamo di cuore Ver Sacrum e tutti coloro che supportano la nostra musica.

http://www.myspace.com/crownofautumn

http://www.mykingdommusic.net

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