The Doormen

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New-wave! Non importa cosa questa magica formuletta susciti a seconda di chi chiamato in causa, che sia nostalghia per un passato che vive ancora nitido nei ricordi, o solo quella netta sensazione di già ascoltato che alcuni liquideranno come mero revivalismo macchiato dal sospetto che, in fondo, solo di astuto marketing si tratti. Ora, io conto gli anni a diecine e non sono l’unico che al mezzo secolo s’approssima, e che i cicli si ripetano con una certa regolarità, anche e sopra tutto in musica, che è ciò che su queste pagine versacriane trattiamo per lo più, è fatto ormai assodato, indi di sprecar tempo a liquidare questo o quell’epigono di insiemi per i quali coltiviamo tutt’ora un culto rispettoso (perchè il loro lascito artistico è indubitabile!) non mi pare proprio il caso. Ben vengano forze fresche che rinnovellano una formula basilare quanto efficacissima, e che magari vadano ad omaggiare anche i nomi meno noti, non solo i maestri riconosciuti. I nostri The Doormen provengono dalle terre feconde di Romagna, ed il sole fa capolino tra le loro tracce, anche se è quello declinante del meriggio invernale, fra sbuffi di vento che sollevano nembi di polvere e sabbia…

The doormen è il vostro omonimo esordio auto-prodotto. Avete scelto di distribuirlo solo ai vostri concerti, per ora, contate in futuro di giungere ad una distribuzione più capillare ed ufficiale, o considerate il presente una ispecie di prova per saggiare le risposte del pubblico?

Beh, il disco si può trovare anche sulle piattaforme digitali come iTunes e Amazon e come hai detto tu in formato cd ai concerti. Comunque, chiunque sia interessato all’album può scriverci e noi provvederemo a spedirlo. Per quel che riguarda la distribuzione capillare vogliamo aspettare… Per il momento il disco sta andando bene anche così, il pubblico ha risposto.

Quattro persone che decidono di mettere insieme una band. Un percorso comune a tanti, a tutti, ma nel vostro specifico caso, come sono nati The Doormen?

I Doormen sono nati nell’estate del 2009. Siamo quattro persone che amano la stessa musica, quindi abbiamo detto “perché non formiamo un gruppo?”. E così è nato tutto.

Avete maturato delle precedenti esperienze artistiche? In caso affermativo, qual è il bagaglio che vi siete portati appresso nel nuovo progetto che vi accomuna?

Si, suoniamo tutti da tanto tempo e abbiamo militato in diverse formazioni. A dir la verità nessuno di noi, nei precedenti progetti, ha mai fatto un genere che si avvicinasse al nostro. Io (Nicola, batteria) suonavo con Marco (basso) negli Stamina poi lui è diventato bassista dei Cavemen, poi ho suonato con Luca (chitarra) negli Strawberry Fields. Con Vincenzo (voce e chitarra) non abbiamo mai suonato, lo conoscevamo per l’ottimo lavoro svolto con l’altro suo gruppo, i Buattitime (già noti, autori di una demo interessante, Only for your pleasure, N.d.H.).

Un monicker curioso, da dove lo avete tratto?

Il nome è tratto da un pezzo degli Stereophonics, “Doorman”. Ci piaceva e l’abbiamo saccheggiato. Ehehehe!!

Ascoltando le dodici, belle tracce di The doormen non si può non notare una certa fascinazione per la new-wave più pura: strutture semplici ed essenziali, chitarre taglienti, cantato epicheggiante, batteria e basso presenti spesso in primo piano, un sound che rimanda alle produzioni di Steve Lillywhite, e che non si limita alla ormai iper-sfruttata diarchia Joy Division/New Order. Siete dei fruitori di new-wave ottantiana, e come considerate la schiera di band che a quel periodo si riferiscono chiaramente (anche troppo!), e che s’ingrossa col trascorrere del tempo? Un fattore positivo, o che alla lunga potrebbe creare saturazione?

Beh, innanzi tutto hai citato un produttore che piace molto al nostro producer Paolo Mauri (lo ammetto, qui mi sono ruffianato, N.d.H.), per cui non puoi che renderci contenti. Per quel che riguarda le band che si rifanno in maniera sfacciata agli altri penso che debbano rendere conto solo a loro stessi. Se gli piace quello che fanno e non lo fanno per moda è giusto che vadano avanti infischiandosene delle critiche (il vecchio Had condivide).

Vi sono degli episodi, come l’eccellente “More time”, che evidenziano una vena psichedelica che rimanda agli Echo & The Bunnymen ed addirittura a Julian Cope ed ai Teardrop Explodes, altri ove emergono riferimenti agli amatissimi Sound di Jeopardy, ma pure a qualcosa degli Stranglers; elementi che comunque vengono sempre elaborati con gusto personale, tanto da mai apparire troppo evidenti. Come si sviluppa il vostro processo compositivo?

Ecco, tanto per farti un esempio: dei gruppi che hai citato noi ascoltiamo solo gli Echo and The Bunnymen. Non abbiamo manco un cd degli altri per cui ti fa capire che noi non cerchiamo di scimmiottare nessuno, facciamo quello che ci piace. Vincenzo o Luca arrivano in sala prove con un’idea e la sviluppiamo tutti assieme. Siamo molto democratici, se un pezzo non ci piace ce lo diciamo senza problemi.

Vincenzo, appari come il responsabile dell’apparato lirico, di cosa trattano i tuoi testi? Vi sono anche in questo caso, come nella musica che proponete, riferimenti agli anni ottanta? Individuate delle analogie tra quel periodo (comprendendo la fine dei settanta) e quello, sicuramente difficile, che stiamo vivendo oggi? Quanto l’attualità influisce sul tuo processo compositivo?

Si, sono l’unico responsabile dell’apparato lirico! I miei testi parlano, né più né meno, dell’uomo comune. Dalla storia d’amore finita male, alla voglia di cambiamento di certe situazioni personali. Per quel che riguarda le analogie tra oggi ed il periodo da te citato non posso rispondere, avevo cinque anni!

In particolare, mi hanno colpito episodi come “Italy” e “Modern depression” (uno dei più vicini a quanto proposto da Editors, Interpol ed affini), la prima particolarmente vissuta dal punto di vistra interpretativo, quasi un lamento urlato a qualcuno che dovrebbe ascoltarlo!

“Italy” è l’unico pezzo politico del disco. Parla della situazione dei media di questo paese e dello Stato stesso. Il testo l’ho scritto in tre minuti, mi è venuto veramente di getto.

Siete in contatto, avete conosciuto altri gruppi coi quali avete avuto modo di confrontarvi, non solo italiani?

Per il momento abbiamo contatti solo con gruppi italiani. Potrei citare i The Singers di Roma con i quali a breve faremo qualche data assieme, gli Stoned Machine di Ravenna e L’Orso di Milano. Tutte band che fanno un genere diverso dal nostro, ma con le quali ci siamo trovati veramente bene dal lato umano.

Come considerate la scena underground (che qualcuno non riconosce) nazionale? A vostro parere, come musicisti, suonare in Italia comporta degli svantaggi, come molti affermano, sopra tutto dal punto di vista dell’esposizione?

La scena underground italiana è più viva che mai ed il livello medio delle band che suonano dal vivo si è alzato parecchio. Anzi, paradossalmente sono molto meglio dal vivo alcune band sconosciute anziché i big alternative italiani. A me non sembra che suonare in Italia al momento porti degli svantaggi a livello di esposizione a parte qualche band pompata ad arte da alcuni siti, gruppi che poi durano una stagione e non hanno continuità.

Come state pubblicizzando il vostro esordio? Curate in proprio l’organizzazione dei live, la loro promozione, i contatti coi locali? Quanto è difficile, oggidì, esibirsi nel nostro Paese?

La promozione del disco è stato affidata a Promorama , agenzia che ci ha fatto girare e grazie alla quale abbiamo ricevuto una marea di recensioni e passaggi radio. Per quel che riguarda i live, li curiamo noi. Certo, preferiremmo avere un’agenzia di booking ma per adesso non ci si può lamentare. Considera che nel giro di due mesi abbiamo aperto concerti per Ministri, Ash e Subsonica, ai quali vanno aggiunti i festival ai quali abbiamo partecipato ed ai nostri concerti da headliner. Comunque è difficile esibirsi nel nostro paese, come ti dicevo prima, il livello si è alzato ed i locali sono sempre pieni. Bisogna organizzarsi mesi prima.

Quali sono i vostri sogni, le vostre aspettative, come artisti e come esseri viventi e pensanti? E chi sono The Doormen nella vita di ogni giorno? Di scuro vestiti, anche nell’estate godereccia della Romagna?

Il nostro sogno come artisti sarebbe quello di riuscire a vivere bene con la musica che facciamo, ma per il momento è un’ipotesi più che remota! Come uomini, ovviamente quello di riuscire a stare bene con le persone con le quali viviamo. I Doormen nella vita di tutti i giorni sono due impiegati, un tecnico comunale ed un venditore di giocattoli! Ci vestiamo di scuro solo di sera, con il caldo che fa qua sarebbe da pazzi (grande sense of humor, ragazzi, N.d.H.)!

www.myspace.com/thedoormenmusicitaly

www.facebook.com/thedoormen

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