Anathema: Falling Deeper

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Un nuovo lavoro degli Anathema è normalmente una buona notizia: a pochissima distanza  dal bellissimo We’re Here Because We’re Here, esce in questi giorni Falling Deeper che, come precisato dalla stessa band, si riallaccia al discorso iniziato con Hindsight del 2008: si tratta infatti di brani che fanno parte da tempo del patrimonio di Cavanagh & co. reinterpretati alla luce del ‘nuovo corso’. Il risultato è stato per me entusiasmante e credo che tutti gli estimatori degli ultimi Anathema potranno essere d’accordo. Prodotto dal chitarrista Daniel Cavanagh con arrangiamenti orchestrali di Dave Stewart – come già fu il caso di We’re Here Because We’re Here – questo album ripresenta, come si diceva, alcuni pezzi già noti degli Anathema in modo del tutto inedito, talvolta rendendoli praticamente irriconoscibili. Tutti quanti ci hanno guadagnato in profondità e pathos, offrendoci momenti di intensa emozione. Gli echi del disco dell’anno scorso, ovviamente, risuonano ancora, ma poiché si tratta di canzoni originariamente ‘doom’, l’atmosfera è decisamente meno pacifica e serena. In qualche caso non si può fare a meno di rimanere sbalorditi; si ascolti per esempio la famosa “Crestfallen”, già presente nell’omonimo EP del 1992: privata ora del terrorizzante ‘growl’ di Darren White, si apre con un pianoforte struggente e ci trasporta letteralmente nel cosmo. Altrettanto sorprendente “Sleep in sanity”, contenuta nell’album del 1993 Serenades: anche qui scompare il ‘vocione’ a favore di una melodia eterea e romantica che coinvolge profondamente. “They die” appare a sua volta irriconoscibile: via, ancora una volta, i suoni abrasivi e la voce graffiante, per lasciare il posto di nuovo ad un indimenticabile pianoforte.“Kingdom”, in verità, resta abbastanza vicina all’originale: cupa e gotica si srotola lenta e solenne in un’infinita agonia. Ma “We, the Gods”, ancora una volta ci lascia interdetti: introspettiva, melanconica fino a diventare straziante, avrebbe potuto trovar posto in A Natural Disaster dopo “Are you there?”. Questo è il tipo di emozioni che sanno trasmetterci i nuovi Anathema: anima messa a nudo, lirismo di ineguagliabile altezza, note di palpabile poesia. Per finire, vale la pena di citare anche “Everwake”, interpretata dalla cantante danese Anneke van Giersbergen che sostituisce Ruth Wilson della versione originale: alla sua voce purissima ma anche di notevole estensione viene dato tutto il rilievo possibile, creando momenti assai intensi. Una raccomandazione: da non ascoltare se ci si sente depressi!

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