Sarah Waters: “L’ospite”

0
Condividi:

La recente ristampa da parte di TEA del romanzo L’ospite, pubblicato anni fa da Ponte alle Grazie insieme alle altre sue opere, fornisce lo spunto per parlare di Sarah Waters, scrittrice inglese di culto molto nota soprattutto per essere diventata, grazie alle sue scelte di vita ed al contenuto di alcuni suoi libri, una vera icona ‘gay’. La sua reputazione si deve soprattutto alla cosiddetta trilogia vittoriana, Carezze di velluto, Affinità, Ladra:  tre libri singolari, pervasi da colori cupi e da un forte erotismo nonostante la loro ambientazione nell’Inghilterra del secolo scorso. In essi la Waters si era dimostrata un’abile tessitrice di oscuri intrighi e di trame complesse e sconcertanti, così da ottenere un notevole successo anche nel nostro paese: i suoi romanzi sono stati già tutti ripubblicati da TEA. Lo stile un po’ ‘vintage’ e la passione per l’affresco storico hanno spesso fatto paragonare questa scrittrice addirittura a Charles Dickens.

L’ospite, il suo quinto lavoro,  si differenzia tuttavia dalle opere che l’hanno resa famosa: rinunciando alla tensione erotica, la Waters si cimenta stavolta in una ‘ghost story’ classica, con tanto di ‘casa stregata’ alla Montague Rhodes James. Anche l’epoca in cui la vicenda si svolge non è più quella vittoriana bensì gli anni 40: perfetti per tratteggiare la decadenza di una grande famiglia, gli Ayres, cui fanno da sfondo molti rivolgimenti sociali oltre che una grigia e malinconica campagna inglese. La guerra ha causato numerosi cambiamenti, provocato sofferenze e traumi: uno dei protagonisti del libro, Roderick, ne ha subito le dure conseguenze e la sua vita si logora tra i cupi ricordi e il tentativo di salvare dalla rovina e dalla vendita la storica magione in cui da sempre la famiglia ha vissuto. Come la madre e la sorella egli è legato alla maestosa dimora da un rapporto quasi sentimentale: essa ha ospitato eventi importanti, momenti belli e brutti e soprattutto simboleggia il benessere e il carisma di cui gli Ayres hanno sempre goduto nel circondario. E’ il dottor Faraday, medico di campagna di origini ‘plebee’, a raccontare con reverenza all’inizio e poi con il crescente pathos di chi si trova ad essere coinvolto nella storia in prima persona, tutto quanto avviene a Hundreds Hall, la sede della nobile famiglia. Figlio di un’ex-domestica della casa, egli vi ritorna da adulto, animato da sentimenti contradditori; pur rappresentando a tutti gli effetti lo spirito razionale che tutto tende a riportare sotto di sé, gli eventi finiscono poi con il legarlo sempre più alle sorti degli Ayres, dai quali non saprà infine più staccarsi. La vicenda si tinge infatti ben presto di colori foschi e inoltre si arricchisce di un’ulteriore personaggio che ne diviene rapidamente uno dei protagonisti: la casa. Hundreds Hall si popola infatti di strani e inquietanti fenomeni, molto pericolosi per le persone. Essa sembra addirittura manifestare umori e stati d’animo, influenzando di conseguenza gli esseri che vivono al suo interno e distruggendo la loro serenità.

Senza mai presentare episodi ‘sanguinosi’,  la Waters insinua gradualmente la paura mediante dettagli inspiegabili e particolari incomprensibili: il susseguirsi di molti fatti misteriosi crea un’atmosfera ansiogena, sviluppa timori, recupera ricordi seppelliti nel passato: attraversando un paio di notevoli picchi di tensione, la vicenda giunge al tragico epilogo senza che il lettore sia praticamente mai riuscito a sbattere le palpebre. Cosa è sovrannaturale, cosa è psichico? I due aspetti sono strettamente intrecciati e alla libera interpretazione è lasciato tutto lo spazio possibile. La rovina della casa va di pari passo con la rovina di chi vi abita: entrambe impersonano la decadenza di una società o meglio, di una classe sociale le cui radici sono nel passato e che non riesce ad adeguarsi al nuovo, poiché non è disposta neanche ad accettarlo. Le crepe ed i muri cadenti di Hundreds Hall si specchiano nell’anima dei suoi abitanti: da qui pare derivare il  loro curioso aspetto fisico e la loro salute malferma. L’isolamento forzato genera inoltre disagio profondo: quest’ultimo diventa paura e, a volte, odio per il presente; il passato però non è popolato di memorie serene ma di fantasmi che a poco a poco si impossessano della realtà.

Le pagine migliori del libro sono decisamente quelle dedicate alla casa ed alle sue manifestazioni di vita: è lì che la Waters si dimostra narratrice abile e fantasiosa di macerie materiali e morali rendendo al genere ’gotico’, per lei non proprio abituale, piena giustizia.

Sarah Waters “L’ospite”, TEA 2011, 534 pagine, euro 10

Condividi:

Lascia un commento

*