The Horrors: Skying

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Stavolta i The Horrors sono riusciti davvero a sorprendere! Che fossero bravi, pieni di idee ed eclettici si sapeva già. Ma non era previsto che il gruppo inglese, dopo averci abituato ai ritmi punkeggianti  – ma quanto energici! – di Strange House ed a quelli più calmi, ispirati allo ‘shoegaze’, di Primary Colours, avrebbe cambiato orientamento ancora una volta, virando con decisione verso la ‘New wave’ più classica.

Skying è così: in qualche punto appaiono i Simple Minds, altrove gli Psychedelic Furs o i Sad Lovers And Giants. Tutto questo rivisitato con tale competenza e grazia da non far pensare affatto ad uno sterile epigonismo ma ad una musica comunque agile, moderna e di piacevole ascolto. Registrato nello studio londinese della band dopo il lavoro di Faris Badwan con i Cat’s Eye, Skying ha il pregio di arrangiamenti ricercatissimi, praticamente ineccepibili: è il disco maturo, riflessivo e ‘costruito’ e del resto è stato prodotto integralmente dal gruppo. L’accoglienza riservata al singolo  “Still Life” ha fatto subito capire che i The Horrors ci hanno ‘azzeccato’ ancora e senza far parlare, stavolta, di look choccante o provocatorio, bensì soltanto del loro lavoro. Mentre la critica fa a gara nel trovare tutte le influenze possibili – considerando l’infinita produzione degli anni ’80, ho idea che ne avrà ancora per molto – si può solo osservare che  la band rappresenta la perfetta risposta inglese a gruppi come i canadesi Arcade Fire o gli statunitensi Interpol, oggi tanto in voga. I pezzi di Skying sono più o meno tutti validi: il singolo “Still Life”, che pure è uno dei più orecchiabili tanto da essere stato avvicinato da molti alla musica degli U2, è veramente apprezzabile per l’uso delle tastiere e per il suggestivo cantato ‘new wave’; “I Can See Through You” è la reincarnazione dei vecchi Simple Minds, la voce li ricorda in modo impressionante – c’è persino un emblematico ‘la la la la’ in stile Jim Kerr! – come del resto anche le tastiere; “Monica Gems” invece è più aggressiva e appare più legata agli esordi della band. “Endless Blue”, uno dei migliori,  è il classico pezzo d’atmosfera: lento e romantico all’inizio si ravviva poi, trasmettendo calore ed energia: forse è quello che ricorda maggiormente il precedente album Anche “Moving further away” merita la citazione soprattutto, ancora una volta, per i synth anni ’80 di grande effetto. Ricordo infine che i The Horrors sono in giro da noi e torneranno presto da queste parti (cfr. la nostra sezione Concerti e Feste).

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