Ladytron: Gravity the seducer

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Per i gruppi ancora in attività, i “best of” hanno spesso il compito di sancire la chiusura di una fase della propria carriera ed il successivo
lavoro si assume l’onere di aprirne una nuova. Non so se questa chiave di lettura valga anche per la raccolta (Best of 00-10), pubblicata qualche mese fa, e per il nuovo Gravity the seducer che il quartetto di Liverpool licenzia in questi giorni, ma ciò che è certo è che si tratta di un disco bellissimo, destinato ad essere annoverato tra le migliori release di quest’anno. I Ladytron accantonano le aperture pop-rock degli ultimi due album e tornano ad un’ortodossia elettronica più prossima ai loro due primi full-lenght, ma rispetto a quei lavori i nostri hanno ovviamente compiuto passi da giganti ed il loro sound si è notevolmente raffinato ed arricchito, approdando a quello che forse è il miglior album della loro discografia (e chi lo scrive ha adorato Witching Hour e Velocifero). Gravity the seducer  consta di dodici tracce, caratterizzate in massima parte da un minimalismo elettronico di assoluto livello; i ritmi non sono mai esasperati, ma si preferisce puntare su sonorità malinconiche e vintage, morbide ad avvolgenti. Anche se è forse ingiusto fare nomi in un album che non delude dall’inizio alla fine, non posso esimermi nel citare brani come “Mirage”, “White Elephant”, Moon Palace”, “White Gold” e la già nota “Ace of Hz” come alcuni tra i più brillanti episodi di questo splendido disco. Il marchio Ladytron si conferma come sinonimo e garanzia di elettronica raffinata e superlativa. Disco dell’anno? Probabilmente sì.

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