Quattro chiacchiere con Alda Teodorani

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Alda Teodorani

Alda Teodorani a Pisa

Come annunciato in precedenza su questo sito, domenica 23 ottobre abbiamo incontrato Alda Teodorani, di passaggio a Pisa per presentare il suo Belve, uscito la prima volta nel 2003 e ripubblicato in una versione nuovissima dalla Cut-up Edizioni. Per chi non ne avesse mai sentito parlare – ma non dovrebbe essere possibile per i nostri lettori – vogliamo ricordare che Alda, per quanto si possa definire un’artista eclettica e dai vasti interessi, scrittrice e traduttrice fine ed intelligente, è conosciuta soprattutto per i suoi contributi alla letteratura horror ed erotica, cui si è dedicata fin dagli inizi della sua carriera. Ricordare i suoi esordi con il ‘Gruppo 13’, l’incontro con Luigi Bernardi e la sua partecipazione al progetto di  Gioventù cannibale porterebbe via troppo tempo; ci basti dire che la sua attività è proseguita nel corso di tutti questi anni senza suscitare nel panorama letterario l’attenzione che avrebbe meritato, a volte guadagnando più consensi all’estero che non nel suo paese di origine, ma appoggiata costantemente da un ristretto gruppo di ammiratori alcuni dei quali di un certo rilievo: fra questi, soprattutto, Valerio Evangelisti che non ha mai nascosto la sua stima nei confronti della scrittrice, lamentando le difficoltà che avrebbe incontrato per il suo coraggio nell’affrontare tematiche scabrose, tradizionalmente ritenute inadatte ad una donna.

Belve rappresenta per Alda un’incursione in un genere, la fantascienza, che non le è abituale. Come mai abbia scelto di rivedere il testo e ripubblicarlo a 7 anni di distanza dalla prima edizione ce lo ha spiegato nell’intervista che ha concesso a Ver Sacrum con molta disponibilità e simpatia e che riportiamo integralmente qui di seguito:

D. Belve, appena ristampato in un’edizione rivista e corretta, è un romanzo di fantascienza gotica che rivela il tuo variegato background letterario: ci puoi parlare di questa nuova edizione?

R. Ho lavorato molto sul testo, ho praticamente riscritto l’intero libro, ho asciugato le parti che erano troppo “folcloristiche” (vampiri sparsi per il mondo che si dedicano ai loro passatempi preferiti, per esempio) e ho cercato di ridurre drasticamente situazioni troppo didascaliche. Sono molto severa con me stessa in fase di riscrittura, riesco a fare lo stesso editing che farei agli altri, e però a un certo punto ci si deve fermare e lasciare che il lettore possa farsi anche due risate ma soprattutto lasciare un po’ di testo… Alla fine del libro spiego l’operazione di riscrittura grazie all’intervista di Pierluca D’Antuono, che lo ha analizzato con la sua solita tecnica affilata come un bisturi e mi ha aiutata a spiegare i suoi punti focali ai miei lettori, cosa che senza di lui probabilmente non avrei proprio fatto: abbiamo realizzato questa “conversazione” quando il libro era già pronto e in bozze, ciò non toglie che si tratta di una sorta di postfazione davvero importante per capire le mie motivazioni.

D. Belve è ambientato in una Cinecittà apocalittica e certe sue atmosfere mi ricordano Cronenberg. La tua opera ha dei legami con il cinema?

R. Il cinema ha un ruolo fondamentale nella mia scrittura, quasi quanto la lettura. Mi spiego meglio: credo che ogni scrittore debba essere prima di tutto un lettore, e oggi, dove molto, quasi tutto, gira su video, deve essere pure un buon spettatore e saper cogliere un ritmo che i soli libri non bastano a conferire. Ci sono dei riferimenti a Cronenberg in Belve, ma leggendo il libro ci si accorge che è debitore a tanto cinema di genere, anzi che io sono debitrice a quel cinema che si è sedimentato dentro di me.

D. Belve è un romanzo che contamina i generi, mescolando horror, fantascienza e fantasy. Credi che sia questo il futuro della narrativa horror?

R. Credo possa essere una strada. Ci vuole abilità a mescolare tanti generi, abilità a soprattutto una profonda conoscenza.

D. Come vedi lo scenario horror-gotico italiano? E’ cambiato qualcosa, a tuo avviso, da quando hai iniziato la tua carriera? Pensi che in Italia ci sia una scuola di narrativa dell’orrore come era stato col cinema negli anni ’70 oppure ritieni che gli autori horror italiani non abbiano in realtà creato un filone?

R. Mi spiace ma non sono in grado di dare una risposta a questa domanda. Sarebbe follia dire che nulla è cambiato ma l’analisi di scenari letterari non è mai stata il mio forte, anche perché riflettere sui miei personaggi e sulla mia strada di scrittura mi porta a isolarmi: non è un atteggiamento  snob, è solo che mi serve fare così per poter lavorare al meglio!

Alda Teodorani

Alda Teodorani a Pisa

D. Spesso esplori aspetti estremi dell’erotismo e hai un approccio viscerale e diretto verso soggetti come sesso e sangue. L’aver trattato temi del genere ti ha causato difficoltà in Italia? All’estero, secondo te, c’è una maggiore apertura nei tuoi confronti?

R. Certo che mi ha creato difficoltà soprattutto con gli editori. Ho avuto molti rifiuti a causa del mio modo “efferato” (la definizione NON è mia) di scrivere. È anche vero che sentivo il bisogno di fare qualcosa di riconoscibile, oltre all’esigenza primaria di emozionare i lettori. E se mi volto a guardare indietro non cambierei mai il mio stile, sono soddisfatta delle mie scelte.

D. Recentemente hai collaborato con il gruppo musicale Le Forbici di Manitù ed è appena uscito 15 Desideri, un audio book di tuoi racconti erotici. Ci puoi parlare di questi progetti, spiegandoci i tuoi legami con altre forme d’arte?

R. Mi piace sperimentare e contaminare. Mi piacevano molto i lavori delle Forbici di Manitù, anche loro instancabili sperimentatori. Vittore Baroni ha letto il mio racconto L’isola, in cui una coppia in crisi si rifugia su un’isola – in un hotel che ospita solo 2 persone per volta – per stare in solitudine e per rimediare ai suoi problemi e tutto degenera nella follia: mi ha chiesto di poter lavorare all’edizione di questo racconto come booklet di un nuovo cd musicale delle Forbici di Manitù e io ho accettato. Avevo già realizzato un audio racconto (Coltelli) nel 1999 con il metodo del DIY che allora in Italia probabilmente non esisteva, e che poi è stato editato da Nicola Pesce editore.

15 Desideri è un audio art book realizzato con quindici band di diversi generi musicali (dal prog all’industrial, dal jazz al drone, al post rock, wave e naturalmente punk e hc). È un progetto collettivo, precedentemente pubblicato come art book con un unico musicista (che aveva realizzato un tappeto musicale) nel 2004 e che solo oggi ha raggiunto la sua forma definitiva grazie alla produzione DIY: ci hanno lavorato più di settanta persone tra musicisti, artisti, grafici, traduttori, tecnici del suono. Si tratta di un cd con 15 tracce di musica inedita che accompagnano la mia lettura dei brani, in confezione dvd con libretto di 48 pagine e testi tradotti in tre lingue (inglese, francese e tedesco) con il contributo di 15 illustratori. Contiene anche una cartolina a sorpresa con una delle quindici illustrazioni. È un progetto itinerante, nel senso che darà vita a reading e concerti con le band coinvolte e, penso, altre band che potrebbero rielaborare e musicare i testi anche per farne canzoni. Io sono sempre disponibile a fornire il mio materiale. Inoltre, sempre nell’ambito della sperimentazione, ho concesso alcuni miei racconti per il progetto “Appuntamenti letali” per la realizzazione di cortometraggi tratti dai miei racconti e sto pubblicando i miei lavori in e-book in esclusiva con Kipple.it.

D.Sappiamo che lavori come traduttrice presso le Edizioni Mediterranee e sei quindi venuta a contatto con testi di antropologia e religione. Esiste quindi una possibile chiave di lettura esoterica dei tuoi libri (mi viene in mente Sacramenti) ?

R. No, non c’è una chiave di lettura esoterica anche se grazie al mio lavoro di traduttrice sono venuta a conoscenza di testi fondamentali che altrimenti non avrei letto. La chiave è antropologica, sociologica, ecologica, etologica. E c’è tanto Jung in Sacramenti, soprattutto, la religione è sfruttata solo per i suoi simbolismi.

D. Grazie della disponibilità e per chiudere ci puoi dire qualcosa sui tuoi progetti futuri?

R. Che sono… decisamente troppi!

Inutile dire che molto presto leggerete la recensione di Belve su questo sito!

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