Symbiosi: Un unico nucleo di dolore

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Perché in Italia, lo sappiamo, c’era chi suonava dark. E c’era chi pure lo faceva bene. Un disco pubblicato da Vitriol Records nel 1989 (“Fabbrica”), un ep nel 1987 ed una canzone inserita in una compilation edita da Spittle Records, tutto condensato in questo Un unico nucleo di dolore, che i Symbiosi rendono disponibile dopo aver ricuperato ogni singolo episodio direttamente dai vinili che li custodivano. La resa sonora è sorprendente, considerata la fonte (essendo irreperibili i master originali, perduti per sempre), ed è per questo che l’opera si apprezza ancor di più. E’ un bene che i Symbiosi siano tornati, anche se non tutti sono della partita e forze nuove apportano novella linfa, se poi ci sarà un seguito, meglio ancora, ed i concerti che stanno tenendo fanno ben presagire per il futuro, per ora gioiamo di dodici brani che, come “Profumo di morte” (1987, La Folie Records, un singolo comprendente anche la title-track “Uscire” e “Fantasmi), suonano come una versione credibilissima dei Sisters Of Mercy, col cantato in lingua madre che rende ancor più avvincente un pezzo epocale, manifesto coerente del suo tempo (l’apparato lirico si rivela funzionale al contesto di ogni brano). Poco importa se nel nostro Paese si era già fuori tempo massimo, e gli ispiratori avevano intrapreso nuove strade, il testo di “Fabbrika” esprime una rabbia ch’è ancora attuale, a quasi tre lustri di distanza (la preveggenza dell’Artista?), eppoi non stiamo vivendo un eterno revival? Un basso che vi strapperà il cuore, una voce profonda, chitarre agili a scivolare via su pozze di sangue raggrumato, e pure la drum-machine a chiarire vieppiù a chi, ma non solo!, ci si ispirava. Perché “Odio” e le sue sorelle non sono mero esercizio di copia-incolla, da queste strofe emerge uno spirito indomito e fiero, un drappo nero che garrisce al vento sfidando la tormenta. Ascoltare con attenzione Un unico nucleo di dolore non per rimpiangere un passato di veglie notturne nell’attesa del programma della radio nazionale che diffondeva questi suoni così nuovi, o di passa parola e di cassette rese inascoltabili dall’usura, ma per rendere giusta riconoscenza alla caparbietà, alla passione e, perché no?, all’ingenuità di questi ragazzi, inebriati dalla fatal attrazione per quello che stava accadendo attorno a loro (ed era l’Italia dei Neon, Diaframma, Litfiba…), combustibile che ha alimentato l’urticante “Brucia”, o quella “Canzone” che esula dai canoni rigidi del dark d’allora per lambire i confini astratti del pop, ed ancora la perentoria “Non chiedere”. Alessandro Garassini, la sei corde dei Symbiosi, è attivo col progetto Dorothi Vulgar Questions, a proposito del quale indagheremo a breve.

Per informazioni: http://www.myspace.com/symbiosi
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