Zola Jesus: Conatus

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Non traggano in inganno le vesti bianche ed il velo che avvolge il viso di Zola Jesus (al secolo Nika Roza Danilova) sulla copertina del nuovo Conatus; la Siouxsie del nuovo millennio (se non altro per le innegabili affinità vocali) è ancora una volta alfiera di un canto sofferto ed oscuro, grazie ad una voce emozionante che pare scaturita dagli abissi e che supportata da synths, percussioni ed archi, cesella gli undici episodi di questo ottimo album. Lo splendido singolo “Vessel”, piuttosto che “Hikikomori” (termine giapponese la cui traduzione letterale è “stare in disparte, isolarsi”), “Avalanche”, “Lick the palm of the burning handshake” o “In your nature” sono solo alcuni dei momenti più intensi di un disco indubbiamente più raffinato rispetto al precedente Stridulum e sopratutto The Spoils, dove la nostra si dibatteva ancora in un suono volutamente sporco e lo-fi. Ora tutto è più raffinato e pulito, ma non certo meno intenso; Zola Jesus è sempre portatrice di emozioni forti e dirette e, parafrasando un vecchio slogan pubblicitario “con quella voce può fare tutto ciò che vuole”. Uno dei dischi dell’anno!

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