Aa. Vv.: (Ǎhk-to͝ong Bāy-Bi) Covered

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Achtung Baby degli U2 ha appena compiuto 20 anni ed è indubbio che sia stato l’ultimo album “importante” della band irlandese. Alla sua uscita, pur apprezzando i suoi suoni e l’apertura verso nuove frontiere musicali, anche “oscure” (gli Young Gods sono stati un’influenza dichiarata per questo disco), Achtung Baby non mi entusiasmò troppo: riconoscevo in esso dei brani davvero stupendi, insieme a cose troppo distanti dai miei gusti e finanche anche qualche passo falso. Curiosamente dopo tutto questo tempo il mio giudizio non è cambiato di una virgola! Se “The Fly”, “Zoo Station”, “Acrobat” o “Ultra Violet” mi fanno ancora impazzire, i suoni funky di “Mysterious Ways” e l’inconsistenza di “Who’s gonna ride your wild horses” o “So cruel” continuano ad annoiarmi, se non ad irritarmi addirittura. Probabilmente sono io che non capisco niente, visto che Achtung Baby è il 2° disco di maggior successo degli U2, ha venduto oltre 18 milioni di copie ed è annoverato in classifiche assai più prestigiose della playlist di Ver Sacrum tra i dischi migliori della storia. Visto che di questi tempi di crisi discografica le edizioni speciali si vendono bene, arrivano in occasione di questo anniversario varie ristampe di quest’opera, compreso un monumentale cofanetto contenente ben 6 CD. Qui però non parliamo di Achtung Baby in sé ma di un CD in cui le sue canzoni sono reinterpretate da altri artisti. (Ǎhk-to͝ong Bāy-Bi) Covered vede la partecipazione di nomi prestigiosi, dai Nine Inch Nails ai Depeche Mode, dai Garbage ai Killers, da Gavin Friday ai Glasvegas, dagli Snow Patrol a Jack White: il disco era originariamente venduto come allegato della rivista musicale britannica Q Magazine, ma per garantirne una più facile reperibilità è stato distribuito recentemente tramite iTunes. Parimenti all’opera originaria quest’album di cover mi ha convinto solo in parte. Purtroppo la delusione più grande l’ho avuta proprio con i miei amati Nine Inch Nails, alle prese tra l’altro con un brano di qualità come “Zoo Station”. Era lecito (doveroso?) aspettarsi che Trent Reznor esasperasse gli arrangiamenti industrial del pezzo, rendendolo affilato e ruvido, annichilendo con colate di rumore bianco ogni parte morbida e moscia del brano (i falsetti di Bono per cominciare). Invece il brano suona sì un filo più ostico dell’originale ma nemmeno più di tanto: i suoni sono ovviamente curatissimi ma il cantato morbido di Reznor ammazza ogni slancio energico e rumoristico. Davvero un’occasione mancata. Anche i Depeche Mode alle prese con l’insulsa “So Cruel” non riescono a tirar fuori niente di che; sembra di ascoltare, come arrangiamenti e suoni, una outtake minore del già poco esaltante Sounds of the Universe. Gavin Friday (spero che non vi debba ricordare chi è costui, no?) invece tira fuori con “The Fly” tutta la sua classe: il pezzo per metà sembra un brano di pop minimale e noise, pieno di glitch e sonorità elettroniche glaciali, ma si infiamma nel mezzo per diventare uno stranissimo blues-rock con suoni sintetici. Davvero toccante la versione di “One” affidata a Damien Rice, con la sua bella voce in primo piano che si posa su un tappeto di suoni acustici. Gli insopportabili Killers, dopo un inizio in cui giocano a fare i Queen del 2000, lasciano perdere ogni gigioneria inutile e propongono una convincente versione di “Ultra Violet”. Buona anche “Acrobat” dei Glasvegas: gli eroi scozzesi dello shoegaze sound qui suonano molto più a fuoco ed energici del solito e soprattutto la voce del cantante (che normalmente non reggo) è mascherata provvidenzialmente dagli effetti. Doverosa infine la menzione per “Until the end of the world” rifatta dalla grande Patti Smith. I proventi della vendita di (Ǎhk-to͝ong Bāy-Bi) Covered saranno devoluti in beneficienza, giusto per stare in pace con la coscienza e non recriminare troppo la spesa per un album un po’ “pacco”…

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