Antonio Puglia: “Depeche Mode, Touch faith”

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All’interno della copertina di Depeche Mode, Touch Faith, il volume di Antonio Puglia dedicato alle canzoni dei DM si legge una frase emblematica di Andy Fletcher: “diventeremo i Beatles della scena indipendente”. Forse questa affermazione attestava, da parte sua, un’ambizione un po’ eccessiva; sta di fatto che i DM sono una delle poche band che, dal momento della nascita, hanno conosciuto tutto sommato poche crisi ed hanno seguito una strada costantemente in salita fino ad arrivare al successo ed alla fama di oggi. Se ne parlava proprio lo scorso 11 novembre in occasione della presentazione del libro a Pisa – presente l’autore! – presso la libreria Tra le Righe: dei gruppi sorti negli anni ’80 che, in un modo o nell’altro, hanno influenzato profondamente il panorama di quegli anni quanti ne sono rimasti? Molti si sono sciolti, altri si sono evoluti in modo tale da non interessare più il pubblico che avevano entusiasmato all’inizio – esempi classici: Cure, U2 – altri ancora si sono riuniti a distanza di anni sperando di recuperare i vecchi fans, ma naturalmente non ci sono riusciti. I DM ci sono sempre, coerenti anche nel culmine della celebrità, con una cerchia di estimatori – tra ragazzini di oggi e di ieri – eterogenea che più non si potrebbe.

Quindi appare giustificata la scelta da parte di Arcana Edizioni, di rivolgersi ad un esperto del settore, noto per la sua attività sul sito web ‘Sentireascoltare’ e molto altro, per produrre un volume ‘definitivo’ sulla band che oltre a raccogliere i testi delle canzoni ne tracciasse un po’ la parabola, certo già nota ai ‘vecchi’ fans ma appassionante anche per i nuovi. Arcana, come si sa, è da sempre specializzata in pubblicazioni musicali e, in particolare, ha creato una collana di grande interesse , la TXT, dedicata ai testi dei pezzi di vari miti del rock, nella quale sono uscite, per esempio, opere su Coldplay, Janis Joplin, Zappa etc. In effetti un volume veramente completo sui DM in Italia mancava.

Touch Faith ha decisamente colmato la lacuna: è un lavoro accurato e preciso, pieno di dettagli preziosi. Esso è concepito come un’analisi sistematica dei testi delle canzoni, suddivisi per album in ordine cronologico; non soltanto la traduzione – non sarebbe altrimenti servito, dal momento che di traduzioni trabocca il Web – ma anche un commento ricco e puntuale. Due brevi capitoletti iniziali ci introducono subito ‘in medias res’, riassumendo in poche, essenziali indicazioni l’incontro fra i primi componenti della band sullo sfondo di una cittadina della provincia inglese che oggi nessuno ovviamente conoscerebbe se non ci fossero stati l’agronomo Jethro Tull (!) e loro. Entrambi, ci dice l’autore, furono all’origine di una rivoluzione: quella di Jethro Tull qui non ci riguarda, ma quella artistica dei DM introdusse nuove e feconde possibilità nella musica di quei tempi, poiché dimostrò la validità dei sintetizzatori e la loro capacità di prevalere, in molti casi, su basso e chitarre. Dopo queste considerazioni si parte subito con “Speak and Spell”.

Antonio Puglia è bravo a scandagliare ogni singolo brano, servendosene ogni volta per sviluppare la storia della band. In verità nei testi la sensibilità che emerge principalmente è certo quella di colui che li ha pensati, sentiti e scritti; nel nostro caso, dunque, soprattutto quella di Martin Gore. Come sappiamo, dopo l’abbandono di Clarke e a parte rare eccezioni, la mente creativa dei pezzi dei DM è la sua, ed è stato lui a influenzare fortemente il loro stile. Nel libro di Puglia, l’evoluzione della band è tracciata con chiarezza e coerenza, dallo stile orecchiabile e lineare delle prime cose per cui, a suo tempo, fu scioccamente sottovalutata da molti, attraverso la breve fase di interesse per il sociale (“Construcion time again”) alla maggiore complessità ed oscurità che si manifestarono poco dopo, divenendo evidenti a partire dal mitico “Black Celebration”. Ecco che la parabola dei DM si srotola piano piano attraverso le liriche: conosciamo i retroscena, le relazioni, gli eventi personali e le esperienze che le hanno generate. Nel caso di alcune canzoni l’autore supera letteralmente se stesso; per esempio, di “Master and Servant” evidenzia gli spunti ‘sadomaso’, per “Fly on the Windscreen” scomoda Schopenhauer, Camus e Sartre: l’analogia fra l’inizio del pezzo e le prime parole di “One hundred years” dei Cure, poi, era forse ovvia ma confesso che mi era sfuggita. Della bellissima “Stripped” dice: “…Stripped stende a primo ascolto: claustrofobica, oscura, malata, provocatoria, sensuale, allusiva. Si apre con un accordo di chitarra acustica, seguito da strani rumori industriali – si scoprirà che non sono altro che il campionamento del rombo di una moto e della Porsche di Gahan – e sin dai primi versi cita apertamente Robert Smith e Bowie.” “In your room”, presente nello splendido, doloroso album “Songs of Faith and Devotion”,  rispecchia la tragica schiavitù di Dave dall’eroina. Vale ovviamente la pena di leggere quanto è detto di “Personal Jesus” e “Enjoy the silence”, le due hit per le quali curiosamente i DM sono più noti.

Touch Faith è dunque una lettura importante per i fan della band inglese e comunque piacevole per tutti, poiché è costruito come un romanzo e come un romanzo sa suscitare emozioni e riflessioni. Nel corso della presentazione a Pisa, Antonio Puglia ha rivelato di non essere stato inizialmente un fan dei DM, ma di averli approfonditi e compresi solo quando gli è stato chiesto di scrivere su di loro: visto l’esito più che positivo del suo lavoro, credo che sia giusto perdonargli questo piccolo ‘errore’ di gioventù.

Antonio Puglia “Depeche Mode. Touch faith”, Arcana 2011, pag.352, € 19,50

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