Ravenscry: One way out

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Le aspettative riposte nei confronti del debut su lunga distanza dei sympho/gothic/metallers italiani sono state infine pienamente soddisfatte. One way out è a tutti gli effetti lavoro professionale, curatissimo in ogni suo elemento, dall’esecuzione alla produzione (in campo è scesa una squadra di tecnici esperti, il disco è stato infatti registrato ai Fear Studios ed ai Suonovivo Studios coll’intervento di Simone Mularoni, Simone Bertozzi e Dario Ravelli,  il curricula impressionante di Fabrizio “VZ” Grossi è stato messo ai servizi dell’importante fase di missaggio, Tom Baker si è occupato del mastering), financo l’artwork sa distinguersi per la sua eleganza austera. L’impatto sonoro è impressionante, ma non si cozza contro un muro assordante edificato a suon di a soli e riffing serrati, la bella voce di Giulia Stefani, non esente da facili paragoni, ma la personalità si acquisisce col tempo, è invece sostenuta da un impianto che si rivela duttile, aderendo al mood precipuo di ciascuno dei dodici episodi che compongono la variegata tavolozza che è One way out con assoluta naturalezza. Fra questi numerosi andrebbero citati (mi è piaciuto l’andamento a tratti doomeggiante di “A starless night”, mentre i tre episodi di “Redemption”, gradevole suite che si dipana lungo un quarto d’ora complessivo, rimandano alla grandeur dei Nightwish era-Turunen, ma pure ai tratti più oscuri dell’opus dreamtheateriana, assorbendo però chiari ingredienti cinematografici, ispecie nella seconda sezione, che ne ampliano i connotati sonori, segnando un ulteriore punto a favore della maturazione di One way out), con una “Journey” per il suo peculiare appeal alternative-radio-friendly (e qui assicuro un posto garantito nelle mie playlist future!) che la rende particolarmente intrigante, al pari di una “This funny dangerous game” dagli input modernisti che piaceranno ai fan dei Lacuna Coil. La bravura dei chitarristi Paul Raimondi e Mauro Paganelli, la solida sezione ritmica rappresentata da Andrea “Fagio” Fagiuoli e da Simon Carminati (a favore di Chiara già ci siamo pronunziati), il saper proporre un disco variegato che non rinunzia nemmeno a parti di neo-classicismo di marca Royal Hunt, fanno di One way out  una delle pubblicazioni più interessanti del 2011, non v’è ombra di dubbio!

Per informazioni: http://www.myspace.com/ravenscryband
Web: http://www.ravenscryband.com
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