Skinny Puppy: hanDover

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Per chi scrive Mythmaker ha rappresentato il punto più basso della leggendaria carriera degli Skinny Puppy ed era onestamente con un po’ di apprensione che attendevo l’arrivo di questo hanDover. La sua travagliatissima genesi non faceva d’altra parte presagire niente di buono, con registrazioni interrotte per la bancarotta della label SPV, un nuovo (ottimo!) album di ohGr nel mezzo e infine l’annuncio dell’uscita dopo quattro anni complessivi di attesa. Invece hanDover è davvero eccellente, uno dei migliori album nell’intera discografia del gruppo canadese. Nivek Ogre e Cevin Key, accompagnati dal fido Mark Walk, al loro fianco dalla reunion (nonché collaboratore di Ogre nel suo progetto solista), hanno impostato il lavoro verso un suono oscuro e malinconico, che si mescola all’altissima qualità del song-writing e ad una cura estrema in fase di arrangiamento e produzione.

I primi quattro brani di hanDover sono da brividi: “Ovirt” comincia in modo pacato, introducendo quasi in punta di piedi le atmosfere umbratili dell’album. “Cullorblind” è uno dei pezzi più orecchiabili ma la cosa non deve essere interpretata in senso negativo: anzi, al suo ritornello è davvero impossibile resistere. “Wavy” cattura con le sue atmosfere liquide e con il suo riuscito connubio di suoni sintetici e acustici, anche se pesantemente manomessi (riconoscibilissimo un arpeggio di chitarra suonato a ritroso). “Ashas” è un pezzo dedicato ad un membro della crew live della band recentemente scomparso, ed è indubbiamente un brano molto intenso, con dei bellissimi interventi di violino (sintetico?) e piano elettrico. Il brano seguente “Gambatte” è un po’ una frenata brusca: non si tratta di un brutto pezzo però il suo carattere “giocoso” lo avrebbe reso più adatto ad una b-side e non ad un album profondo come questo. In “Point” e “Village” il marchio di fabbrica degli Skinny Puppy è assolutamente evidente, anche se la prima è poco più che una canzone interessante. Con “Icktums” e “Vyrisus” i BPM si alzano e i ritmi incalzanti rendono adattissimi questi due brani ai dancefloor: se il primo è un po’ più convenzionale, tanto da sembrare un episodio suonato da un gruppo epigono dei Puppies, “Vyrisus” è davvero irresistibile, un esempio magistrale di electro-industrial di altissima classe. Infine in “Brownstone” e “Noisex” le strutture melodiche assai presenti in quest’album cedono il passo alla sperimentazione e al rumorismo, con risultati davvero ottimi: il primo, in cui Ogre narra con voce delirante le vicende di un tale “Mr Brownstone”, personaggio già comparso nel mondo fantastico dietro al suo progetto ohGr, risulta all’ascolto più inquietante e spontaneo mentre “Vyruses” suona più elaborato e costruito. In entrambi Key e Walk creano dei veri e propri “Braps”, quelle (apparenti) improvvisazioni rumoristiche in cui gli Skinny Puppy spesso indugiano nelle performance live.

hanDover è un album che non solo farà la felicità dei vecchi fan degli Skinny Puppy ma che potrà essere apprezzato da un pubblico potenzialmente più vasto di quello della scena electro-industrial, vista la sua qualità e la presenza di pezzi alla fin fine mai troppo ostici (inclusi i due “Braps” di cui sopra). Più che in The Greater Wrong of The Right e Mythmaker è qui che il vero spirito della band è venuto fuori: “ça va sans dire” per me è album dell’anno. Brap on Puppies!

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