Dead Skeletons: Dead Magick

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L’Islanda è un paese estremamente affascinante: di esso musicalmente tutti conoscono soprattutto i gloriosi Sigur Rós o la songwriter Bjork. Ma dall’Islanda provengono anche gli enigmatici Dead Skeletons, un trio fino a poco fa noto esclusivamente ad un pubblico di nicchia, che ora rilascia il suo primo concept-album. Di che si tratta? Nonni Dead, Henrik Björnsson & Ryan Carlson Van Kriedt, dei quali credo che sentiremo parlare anche in seguito, hanno realizzato negli ultimi due anni 6 video con tracce dell’album circondando la loro produzione di un’aura di mistero che ha ovviamente destato grandi aspettative. Il risultato che oggi possiamo ascoltare è un lavoro corposo – dura ben 73 minuti, ma è ben lungi dall’essere noioso! – con  un’eclettica miscellanea di stili che arrivano dal passato, con sonorità tuttavia assolutamente originali e molto suggestive. Al primo ascolto il riferimento immediato è il post-punk anni 80, ma poi si apprezzano sfumature ‘shoegaze’, incursioni molto oscure nella psichedelia e forse qualcos’altro ancora. Certi pezzi producono un effetto decisamente ipnotico, con ripetizioni dal sapore ‘rituale’ ma ammaliante (ricordate i mitici Savage Republic?). Nel primo brano, “Dead Mantra”, viene pronunciato continuamente, in varie lingue, il motto ‘chi teme la morte non si gode la vita’, con un sottofondo di chitarre cupissime che fanno letteralmente rabbrividire: suoni che potrebbero ben fungere da accompagnamento di un sabba di streghe. “Kingdom Of God” e “Psychodead”, invece, fanno riferimento incontestabilmente allo stile dark anni ’80, ovviamente quello meno ‘pulito’ dei Killing Joke, Virgin Prunes e simili. “Dead Magick I”, di nuovo, fa venire la pelle d’oca: un incubo minimale, dove la voce si trascina, malata. “Ljosberinn”, poi, è decisamente un piccolo gioiello: acida, di un magnetismo ammaliante, traghetta l’ascoltatore verso luoghi ove si svolgono misteriosi riti occulti. L’album si chiude con “Dead Magick II”, bellissima, che ci trasporta con decisione in territorio psichedelico e che ci assesta, se per caso ce ne fosse ancora bisogno, il classico colpo di grazia.

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