Gary Numan: Dead Son Rising

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Gary Numan, nato artisticamente con il punk dei Tubeway Army e divenuto poi un celebre guru dell’elettronica anni 80, autore peraltro di alcune hit che alcuni di noi ricorderanno, ha proseguito nel corso del tempo la sua attività musicale da solista con alterne fortune e recentemente ormai solo per pochi fan. Quest’anno esce però con un bell’album che ha attirato nuovamente su di lui l’attenzione della critica specializzata. E’ ovvio che anche questo lavoro sia dominato dall’oscuro sound darkwave che oggi caratterizza la sua produzione: gli anni beati del synth-pop sono abbastanza lontani ed hanno lasciato spazio a oscurità e malinconia, con qualche incursione nell’industrial più corposo alla NIN. Dead Son Rising, stando a quanto spiegato dall’autore, contiene brani già composti da Numan in passato e riarrangiati con risultati decisamente interessanti. Si ascolti, per esempio, “We Are The Lost” in cui i nuovi toni tormentati si concretizzano nel solido sound industrial di cui si diceva; sulla stessa linea anche “Big Noise Transmission” e “The Fall”.  “For The Rest Of My Life”, invece, più carezzevole e melodica, rimanda alla tradizione synth-pop. “Resurrection” e “Into Battle” sono strumentali, la prima cupissima e pesante, la seconda fredda ed ipnotica. “Not The Love We Dream of “ crea un’atmosfera molto più pacata, concedendo all’ascoltatore un attimo di sollievo. “When The Sky Bleeds, He Will Come”, forse una delle tracce meno belle, quasi arieggia, banalizzandoli, i Depeche Mode. Ma “Dead Sun Rising”, cantato con la sua caratteristica ed unica voce, è indiscutibilmente un grande pezzo New Wave che riporta a sogni mai dimenticati.

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