Motley Crue: Greatest hits

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Ma come, serviva proprio una ennesima compila sui Motley Crue? Sì, anche se codeste operazioni risultano utilissime solo alle label  per raggranellare qualche euro (o dollaro, fate vobis) e sistemare bilanci pericolanti, e per il collezionista di turno che così potrà saziare la sua brama di completismo a tutti i costi… Ma il super-devotissimo-aficionado può soprassedere a meri calcoli commerciali od alla stima dello spazio ancora utilizzabile sulla mensola dei CD, infine stiamo parlando dei MC da Los Angeles, mio Dio!, che è già un miracolo che siano ancora tutti e quattro vivi (e gli abusi, gli stravizi e gli acciacchi dovuti all’età, hanno lasciato un segno evidente, com’è ridotto il buon Mick Mars…). Bene, dopo aver letto tutto di loro (non sono mancate le biografie, le analisi, le confessioni), averli visti alle prese con progetti solisti e collaborazioni sovente dubbie, dopo il non trascendentale “Saints of Los Angeles”, la Eleven Seven ha pensato bene di dare una ripassata alla storia di Tommy, Vince, Mick (che pena mi fa, il vecchietto, ma che riff al sangue sapeva confezionare!) e Nikki, realizzando il presente greatest estraendo pepite da una feconda vena aurifera che nei glamorous anni ottanta fu fonte di mirabolanti guadagni per la coloratissima crue californiana. Il sound dei quattro è scevro delle mollezze a la Poison e compagni più cotonati e truccati di loro, ma picchia selvaggiamente in “Looks that kill” o “Too young to fall in love”, e se i video di “Smokin’ in the boys room” in rotazione pesante anche sulle emittenti televisive italiche strappavano qualche sorrisetto (quelle tutine…) sul Sunset Boulevard c’era di peggio… dal punto di vista del look perché, ripeto, una “Shout at the Devil” è davvero malvagia! Potenti ed iperbolici (“Wild side” pompatissima con Tommy Lee acrobata sul drum-kit rotante!), ma anche sdolcinatissimi in “Home sweet home” (e chi credeva al miagolio di Vince Neil?), hanno creduto e fatto credere di essere cambiati e cresciuti con “Dr. Feelgood”, contenitore di brani dal grande impatto (“Kickstart my heart” è una bomba, ancora ballate come “Without you”, eppoi un groove bestiale che innerbava ogni singolo episodio del disco, ottimamente prodotto da Bob Rock…), poi qualcosa si è rotto, i tempi sono cambiati, con John Corabi non poteva funzionare e… Si torna daccapo, o quasi, perché gli ottanta sono definitivamente tramontati, e con loro le esagerazioni, la follia… e pure i fondi delle major, non più apparentemente inestinguibili. Ma i Motley sono ancora fra noi (anche se leggo proprio in questi giorni che Vince Neil vorrebbe lasciare, ancora una volta, definitivamente, ed allora sì che sarebbe la fine), riascoltare queste diciannove tracce che compendiano una buona parte della loro vicenda (più quattro bonus, delle chicche come “Primal scream”, il remix di “The animal in me”, “If I die tomorrow” e “Sick love song” ed un DVD live) non può che fare bene. Fra divorzi sensazionali, tragedie, malattie, bravate di ogni genere,  i Crue le  belle canzoni sapevano comporle, il palco faceva poi il resto. Prevista pure una ricca versione in doppio vinile, la Eleven Seven ha rieditato inoltre i primi cinque seminali lavori pubblicati dalla band. Buon divertimento!

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