Blancmange: Blanc Burn

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Il 2011 è stato l’anno dei ritorni: seppur con qualche ritardo mi piace segnalare quello di un duo inglese formatosi nel 1979 nel calderone della New Wave: i Blancmange avevano prodotto in quegli anni un paio di lavori di cui personalmente ho davvero un bel ricordo! Riunitisi di recente, hanno rilasciato – dopo ben 26 anni dal loro ultimo! –  un nuovo album  che reputo degno di attenzione. La caratteristica della musica di Neil Arthur e Stephen Luscombe è sempre stata quello di introdurre nei suoni synth alla Depeche Mode allora tanto in voga un ritmo molto vivace, quasi etnico: alcune loro hit, melodie originali ed accattivanti, circolarono con buon successo nelle serate New Wave anche da noi. In Blanc Burn la sensibilità di quegli anni si ritrova più che altro nei malinconici testi, mentre lo stile – per quanto sempre all’interno del synth pop – è divenuto molto più eclettico e ricco di influenze diverse, fra le quali, soprattutto, quella della musica indiana (si riconosce infatti il suono del sitar, già occasionalmente presente nella produzione passata). Fra le 11 tracce dell’album segnalo “Drive me”, spigliato pezzo elettronico vicino ai Depeche Mode, “Radio Therapy” con un curioso inizio sul quale si innesta la voce un po’ ‘robotica’ e “Ultraviolent”, caratterizzata da una bizzarra melodia da canzone per bambini. “Probably Nothing”in qualche punto echeggia addirittura i Kraftwerk ed infine “Starfucker” è contraddistinta da sonorità elettroniche disarmoniche e sperimentali. Chiaramente, con tutta l’acqua che è passata sotto i ponti, non possiamo parlare di stile sorprendente. Ma a chi avesse voglia di comprendere – o rievocare! -l’impatto che questa musica ebbe in altri tempi, consiglio caldamente l’ascolto di Happy Families, il loro album del 1982: a me è rimasto nel cuore…

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