Circle Of Ouroborus: Eleven Fingers

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Mai nella vita avrei pensato di poter scrivere di una band comunemente annoverata nella categoria del ‘black metal’. Ma Eleven fingers, ultima release nella già abbastanza vasta produzione del duo finlandese dei Circle of Ouroborus (Antti Klemi e Atvar/Rauta), non può più essere ascritta a tale tipologia e attesta una decisa virata verso una sorta di post-punk dominato da un tenebroso mistero. Del resto è quanto ci si può attendere da una band che ha deciso di chiamarsi come l’antico serpente delle leggende che si morde la coda formando un cerchio: simbolo, a seconda dei casi, dell’eterno reiterarsi dei cicli della vita o dell’infinità dell’universo. Il primo brano, “The prayer”, già crea disorientamento in quanto su un arrangiamento malinconico quasi psichedelico si eleva una voce che esplora tutti i toni possibili della disperazione. In “Warpath”, una delle più belle, la medesima, sconcertante voce, stavolta animata dallo spirito di Ian Curtis, è accompagnata da un motivo  di synth e chitarra che si ripete in modo ipnotico. “Staining the Paper to Create” trasmette fin dalle prime, lente note un senso di angoscia e smarrimento che cresce con il crescere della ritmica, mentre “Sigil Of Suns” ripropone il suono alla Joy Division esasperandolo in oscurità e inquietudine: una specie di “Decades”, se possibile, ancora più misteriosa e opprimente. Per concludere, “Magenta Chambers” fa un ulteriore passo verso un abisso di depressione e la voce di Klemi sembra già provenire da una dimensione lontana ed ‘altra’; “Soul to the body”, poi,  con il suo suono trascinato e cantilenante, fa pensare ad una sorta di testamento. La mia sincera opinione, al di là del fatto che l’ascolto dell’album, a seconda dello stato d’animo, può risultare opprimente, è che nell’intelligente contaminazione dei generi, anche diversissimi fra loro, stia una delle poche possibilità, oggi come oggi, di produrre cose realmente originali.

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