Echoes Of Silence: In vacuum itinere

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Il ritorno degli Echoes Of Silence concide colla pubblicazione del joydivisioniano In vacuum itinere, lavoro pregno di quegli umori nero pece che caratterizzarono la breve quanto intensa parabola del seminale act mancuniano. L’opener “The fall” è emblematica, nella disadorna beltade della sua divisa, dello stile del trio capitolino (sull’esordio omonimo patrocinato nel 2006 dalla In The Night Time del buon Paul Tired, ricordato con una dedica in quarta di booklet erano quattro i musicisti impegnati, dei quali l’unico superstite è Paolo Maccaroni): la parsimonia fatta virtù, ma non per contingenza bensì per volontà, canto profondo, dolente ma virile, basso che rimbomba come il pulsare d’un cuore che vuole esplodere, chitarra tagliente, batterismo in secondo piano ma perfettamente distinguibile nel suo dettare il ritmo che implementa il basilare costrutto sonoro del pezzo. “Nowhere” è breve scheggia dall’incedere sostenuto, frenetica sarabanda obscura che alita follia, le compassate “Inside war” e “Burying myself” richiamano i temi fissati nella canzone d’apertura, ampliandone i contenuti, “Outside” è epica, veloce ma controllata, e presenta punti di contatto con White Lies ed Editors, la finale “Frozen time” dipinge paesaggi desolati di rovine post-industriali sospese in un tempo indefinito, cristallizzato. In vacuum itinere è opera priva d’inutili orpelli, essenziale, degna palestra per una formazione triangolare che non sente certo necessità d’ulteriori interventi; la sua adesione perfetta ad un modello riconosciuto da tutti come esemplare (“Damnation meal”, la citata “Frozen time”) non ne sminuisce affatto il valore. La sensazione che i tre Echoes Of Silente credano fermamente nel senso  della loro proposta è a tal punto netta ed evidente che non si può non apprezzarne l’istanza artistica. L’artwork riporta un particolare de “The snow storm” (in realtà il titolo intiero è ben più esteso…) del pittore romantico britannico Joseph Mallord William Turner (1775-1851), mentre l’omonimo esordio ripeteva un’opera di Fuessli.

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