Gargamella: Teta Velata

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Il 2012 musicalmente comincia assai bene con questa proposta tutta italiana, di livello davvero alto. I Gargamella sono un duo che trae ispirazione dalla musica antica e dal folk ma rielabora il tutto in forma estremamente personale. Più che eseguire una ricerca filologica sulle tradizioni musicali i Gargamella riprendono i suoni del passato, viaggiando tra epoche e territori diversi, riproponendo poi il tutto con una tecnica di altissimo livello. Non bisogna stupirsi perciò se si passa dai minuetti al flamenco, dai Carmina Burana alla musica medievale fino a sperimentazioni più moderne, che echeggiano al minimalismo (Nyman per fare un nome) o alla musica d’autore. Molte delle dodici composizioni di Teta Velata (tredici a dire il vero, in quanto c’è l’immancabile ghost-track) sono costruite riprendendo le impostazioni della musica popolare del sud Europa, con la chitarra acustica in primo piano suonata in frenetici accordi su una base di percussioni: al tutto si uniscono i suoni di tanti altri strumenti, dal glockenspiel alla fisarmonica, dall’armonium fino addirittura ai suoni elettrici e postmoderni del theremin! Tutte le canzoni sono di altissimo livello: si tratta di composizioni originali ad eccezione di tre pezzi che riprendono temi del passato, tra cui “Danza Rossa” che è una reinterpretazione di “Tempus est iocundum”, uno dei brani dei Carmina Burana maggiormente conosciuti e presenti nel repertorio di diversi gruppi della scena oscura (due nomi su tutti: Ataraxia e In Extremo). “Teta Velata” e la stupenda “King of Nowhere” rappresentano i momenti più emozionanti del CD, costruiti come sono su delle riuscitissime e orecchiabili melodie di pianoforte. Non mancano momenti più sperimentali, come “Tubulcain”, di sapore avantgarde, o “The Remin Essence”, che come il nome suggerisce è stata costruita sui suoni “spettrali” del theremin. I Gargamella riescono a non essere mai scontati e hanno saputo creare un album molto vario, forse non facilissimo (sebbene sfido a rimanere indifferenti a “King of nowhere”!) ma di indubbio valore. In un panorama musicale sempre più asfittico e carente in originalità i Gargamella hanno intrapreso una via personale, credibile e autentica (se non addirittura unica nel suo genere) al neofolk. Da sostenere senza se e senza ma!

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