Intervista ai Cadabra

0
Condividi:

Una band attiva da quasi tre lustri, una formidabile ed intensa attività live, una crescita costante. Sono i Calabra, giunti con Past to present alla prova della raccolta, del compendio del passato rivolgendo nel contempo lo sguardo al domani. Con lungimiranza e grande attenzione per i contenuti, hanno saputo rileggere la new-wave donando alle loro opere una impronta personale e riconoscibile. Ecco nelle loro parole il riassunto di una carriera, le aspettative per il futuro, uno sguardo all’Italia ed all’estero, perché non vi sono confini, nella musica dei Cadabra.

Siete attivi senza interruzioni dal 1998, una longevità invidiabile per una band italiana, qual è il segreto di una carriera così lunga?

Davvero non saprei. La nostra longevità potrebbe derivare da più fattori, più elementi, e da una serie di situazioni favorevoli che, anche involontariamente, abbiamo creato (o fatto sì che si creassero) nel tempo. Ci conosciamo tutti da una vita e forse quello ha inciso molto.

Ho un bellissimo ricordo legato alle cassette Sound Moquette, Second Skin e Cadabra on radio, quest’ultima custodisce “Alone”, che trasmisi durante una puntata del mio programma radio… Testimonianze dei primi passi artistici dei Cadabra, quanto importanti per lo sviluppo futuro della vostra identità?

Quei nastri per noi rappresentano la preistoria (1998-2000). A onor del vero, è materiale finito nel dimenticatoio da anni, però è stato imprescindibile punto d’avvio per quello che abbiamo fatto dopo. Infatti molti di quei pezzi, riveduti e corretti, sono poi stati pubblicati nel nostro primo album che, riprendendo il titolo da un vecchio demo, abbiamo chiamato appunto Sound Moquette.

Cosa ascoltavano, e cosa ascoltano oggi, i Cadabra? Trovate spunti interessanti, affinità con quanto proposto da quegli insiemi che negli ultimi anni hanno dichiarato palesemente d’aver tratto la loro ispirazione nella wave di Cure e/o Joy Division?

Le nostre principali influenze, anche per ragioni anagrafiche, si basano sulla darkwave britannica degli anni ottanta. I nomi sono i soliti: Joy Division, Bauhaus, Sisters of Mercy, Mission, Cure, Siouxsie, i primi Cult, New Order, ecc. In generale abbiamo apprezzato molto le scene di Manchester e Leeds. Oltre a Firenze, ovviamente, per quanto riguarda l’Italia. Questo relativamente agli anni della nostra adolescenza (ed è il background che ci portiamo dietro tuttora in fase compositiva). Poi, crescendo, i gusti si sono anche differenziati. Negli ultimi decenni abbiamo ascoltato un po’ di tutto: Depeche Mode, Black Rebel Motorcycle Club, Nine Inch Nails, Death in Vegas, Massive Attack e molto altro. Personalmente ascolto anche molta musica italiana (Diaframma e Canali su tutti).

“Blood and Blades”, la traccia che significativamente apre la compilation, è a mio modesto parere una delle più belle del vostro repertorio, non mi stanco mai d’ascoltarla (grazie a chi ha inventato il tasto repeat!): melodia efficacissima e che ti penetra tanto da non scordarla più, la chitarra che la punteggia, la batteria che induce a picchiettare con le dita la prima cosa che capita davanti e, sopra tutto, quella sensazione di composta “melancholia”, fanno di questa traccia uno dei migliori manifesti wave prodotti in Italia; voi come i Moth’s Tales (li conoscete?) rappresentante il lato meno glamour della riscoperta degli anni ottanta, riuscendo nell’intento di omaggiare quel periodo in forma assolutamente personale e sopra tutto fresca. E’ una impressione che vi sentite di condividere, o è solo la “nostalghia” che m’induce al ricordo? Suscitare emozioni nell’ascoltatore può definirsi una meta probante che, una volta raggiunta, determina la piena soddisfazione nell’Autore, il premio per i suoi sforzi?

Innanzitutto ti ringrazio per le belle parole spese. In realtà, come dicevo, gli anni ottanta rappresentano il nostro background per cui sono le sonorità alle quali ci sentiamo più affini e legati. In media abbiamo 38 anni (io e Vincenzo 36, Sebiano 40) quindi per noi non si tratta di una “riscoperta”: abbiamo sempre e solo suonato così. Per noi sarebbe molto più difficile se dovessimo adattarci ad un sound – per esempio – anni sessanta o duemila. Quello anni ottanta ci viene naturale, senza sforzi… I Moth’s Tales li ho sentiti nominare non so dove ma non ho ancora avuto il piacere di ascoltarli.

Perché pubblicare una raccolta come Past to present? Un compendio, un punto fissato per una nuova ripartenza? O l’occasione per ascoltare i vostri brani migliori in una unica soluzione?

Un po’ entrambe le cose. È senza dubbio l’occasione per ascoltare il meglio della nostra produzione in un unico disco. Al tempo stesso abbiamo avuto l’occasione di pubblicare ufficialmente due mini-cd autoprodotti (Blood and Blades e Love Boulevard) che col tempo avrebbero rischiato di perdersi.

Avete ri-registrato le tracce originariamente contenute su Wave/Action del 2009, cosa vi ha indotti ad intraprendere questa operazione di restyiling di quei quattro brani? Come considerate il vostro vero e proprio debutto sulla “distanza lunga”, a due anni dalla sua uscita?

Abbiamo deciso di remixare e rimasterizzare quattro tracce da Wave/Action perché ritenevamo di poterle migliorare, infatti siamo molto soddisfatti delle nuove versioni. Inizialmente in quel disco c’era qualcosa che non ci convinceva nei suoni e nel missaggio. Invece i brani ci sono sempre piaciuti molto. E adesso, col nuovo restyling, ancora di più.

Francesco e Sebiano costituiscono il nucleo fondante dei Cadabra: come si sviluppa il processo creativo, quel lavorio intenso che si materializza alfine nella canzone, è opera del gruppo o dell’iniziativa singola?

La formazione si è stabilizzata nel 2001 e da allora ne fa parte anche Vincenzo. Di solito, dei tre, Sebiano è quello che passa più tempo sullo strumento e quindi alcuni pezzi sono nati da sue idee. Però, in generale, si lavora tutti insieme, e la maggior parte della nostra produzione è stata concepita così.

Diversi sono i brani che mi piace ricordare, fra i tanti da voi composti: la “cureiana” “Sleeping”, “All your bodies” che mi ricorda i Joy Division, “Heart”, ancora “Alone”, eppoi “Echo”… Ma quali sono i vostri prediletti? Quelli che magari preferite esibire dal vivo, od ai quali siete legati da particolari ricordi…

Credo che alcuni pezzi abbiano più presa di altri, come è naturale che sia. Lo si capisce da subito, a cominciare dal riscontro del pubblico. E questi pezzi indubbiamente sono “Blooms”, “Sleeping”, “Love Boulevard”, “All your bodies”, “Heart”. Tra l’altro sono anche i brani ai quali abbiamo associato videoclip e che, nel corso degli anni, abbiamo fatto girare maggiormente in veste di video-singoli. Quindi risultano essere anche i più conosciuti. Poi ognuno di noi ha delle preferenze. Personalmente mi piacciono molto “Blood and Blades” e “Heart”. Dal vivo li suoniamo un po’ tutti.

Vi sono dei racconti, dei saggi, dei romanzi, o dei film che citate nelle vostre canzoni? Quali sono i vostri Autori preferiti?

No, sino ad ora non è mai capitato di aver citato film o libri nei nostri testi. Autori preferiti? Per quanto mi riguarda leggo molti saggi e biografie, pochi romanzi. Nelle letture sono molto “concreto”. Cerco l’argomento, il personaggio, il tema, più che l’autore.

Testi e musica: come si intrecciano, di cosa trattano le vostre liriche? Quanto il reale è presente in un brano dei Cadabra? Vi sono tematiche che ricorrono più spesso di altre?

Sino al 2006 i testi li ho scritto io, successivamente se ne è occupato Sebiano. Entrambi comunque prendiamo spunto dalla vita reale, quotidiana, vissuta. In generale i miei sono più ermetici (procedo per immagini, flash visivi), i suoi più espliciti. Parlando dell’ultimo disco, Wave/Action, il tema di fondo ruota attorno ai rapporti in termini di sentimento-sesso-amore-carne, toccando diverse sfaccettature a seconda dei brani.

La vostra attività live è sempre stata sostenuta: vi considerate più una band da palco, o preferite l’ambiente raccolto dello studio?

Senza dubbio ci piace più la dimensione live. In ogni caso sono due attività che devono necessariamente coesistere e quindi le portiamo avanti entrambe assai piacevolmente. Anche perché l’una è indispensabile per l’altra. Di solito abbiamo molto metodo in quel che facciamo: prima ci concentriamo sul disco (prove, fase compositiva, registrazioni), poi passiamo all’attività live. Comunque, sì, preferiamo stare sul palco.

Ritenete che ci sia ancora un domani per le pubblicazioni di dischi fisici, o che prevarrà la distribuzione digitale? Quanto può essere utile, od al contrario pernicioso, Internet ai fini della diffusione della propria musica?

Io sono ancora molto legato al supporto fisico. Detesto scaricare musica. Se un disco mi piace lo compro e lo ascolto per bene allo stereo. Però devo constatare una realtà differente (calo delle vendite, ascolti approssimativi su pc, mp3 usa e getta) ed è con questa che occorre confrontarsi. Di questo passo il futuro sarà la distribuzione digitale. L’idea non mi entusiasma ma credo proprio che si vada in quella direzione. Internet ha i suoi vantaggi. Non nego che ne abbiamo beneficiato (con Myspace prima, Facebook ora), anche per quanto riguarda le vendite on-line, sulle piattaforme digitali (iTunes, Discogs, CdUniverse, CdBaby, MusicStack, ecc.). Invece, per i miei “ascolti privati”, continuo ad acquistare supporti fisici, meglio se in negozietti.

Past to Present (come Wave/Action) esce per Fonoarte: una etichetta piccola ma attiva, come siete entrati in contatto con loro?

Siamo entrati in contatto tramite Carlo Furii degli Hiroshima Mon Amour, col quale siamo amici da anni. Con Fonoarte ci siamo trovati molto bene. E’, appunto, un’etichetta piccola che però lavora bene, segue le band e non trascura nulla.

Alla luce di quanto esposto con Past to Present, cosa ci riserva il futuro dei Cadabra?

Abbiamo appena terminato un mini-tour promozionale, cominciato nel 2009 con l’uscita di Wave/Action e proseguito dopo l’estate con la pubblicazione di Past to Present. Invece la promozione su stampa, web e radio non finisce mai. Prossimamente ci riposeremo un po’ e decideremo il da farsi. Prevedo tempi lunghi ma fretta non ne abbiamo. Di certo c’è che nel 2012 uscirà una biografia della band. Si intitolerà Cadabra, Un buco nell’underground e la sto curando io in prima persona. Ripercorrerà la nostra storia sin dalle origini, con racconti, ricordi, incontri e aneddoti di quasi quattordici anni di attività. Potrebbe essere interessante per i “fan” ma anche per chi non lo è, visto che il libro si presenta anche come un romanzo, una sorta di spaccato dell’underground italiano di questi ultimi decenni. Prossimamente, attraverso i nostri siti ufficiali, daremo ulteriori informazioni.

Lascio a questo punto a Voi lo spazio per il commiato, e… grazie mille per la Vostra pazienza, a volte temo d’aver esagerato – come nella quarta domanda… ma non ho potuto trattenermi, credetemi, quando ascolto “Blood…” il cuore mi si stringe in una morsa d’emozione! Grazie mille ancora!

Nessuna esagerazione! Anzi, grazie mille a te per la disponibilità e l’interesse con cui ci segui da anni. Per concludere, saluto i lettori, ai quali ricordo la nostra pagina FB ufficiale ( https://www.facebook.com/pages/Cadabra/54301377279)

Condividi:

Lascia un commento

*