Marjorie Bowen: “Magia nera”

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Un altro colpo centrato per Gargoyle Books la pubblicazione del classico di Marjorie Bowen Magia nera. Gabrielle Margaret Vere Long Campbell, questo il vero nome della Bowen che si servì peraltro di vari pseudonimi – quasi tutti maschili! – per pubblicare le sue opere, è da noi nota solo per qualche racconto apparso qua e là: in realtà la sua produzione fu assai vasta e spaziò dal romanzo storico alla storia fantastica con elementi sovrannaturali, incluse alcune incursioni nella letteratura più ‘popolare’  della quale fu tipica rappresentante Marie Corelli, vissuta all’incirca nella stessa epoca. Magia nera – titolo originale: Black Magic: A Tale of the Rise and Fall of the Antichrist – è una delle opere più inquietanti e visionarie della scrittrice britannica; ambientato in Germania in un Medioevo ancora più oscuro e misterioso di quanto già lo sia per tradizione, narra la vita di Dirk Renswoude, un giovane molto ambizioso, appassionato di studi esoterici tramite i quali si propone di realizzare le sue mire e di riuscire, in pratica, a raggiungere vette di potere sempre più alte. Nel corso delle sue ricerche, egli si imbatte nel coetaneo Thierry, con il quale scopre una comunanza di interessi e una forte affinità spirituale, tanto che le loro esistenze resteranno per sempre intrecciate, sia al culmine dei successi raggiunti, sia di fronte alla rovina che li minaccerà allorchè tenteranno di manipolare artificiosamente la storia per il raggiungimento dei loro scopi. Il romanzo ha dunque come centro le vicende di questa diabolica coppia e la precisione dei riferimenti storici passa in secondo piano: l’autrice mescola infatti eventi autentici ad altri presi dalla leggenda e dal mito con una tecnica che a molti ha ricordato quella usata dal nostro Manzoni ne I Promessi Sposi; quest’ultimo, comunque, pur indulgendo in qualche passo al gusto gotico del Romanticismo, resta assai lontano dalla scrittura visionaria della Bowen. Essa può essere a maggior ragione paragonata ai primi classici gotici, Walpole, Lewis, Radcliffe, per la capacità di creare atmosfere oscure entro le quali sviluppa vicende torbide e irreali dominate da presenze maligne e minacciose. In questo caso, il male che controlla ogni azione dell’uomo compare nella sua forma più tradizionale, invocato per ottenere il massimo potere, per sottomettere nemici ma anche per tenere avvinti amanti. Solo per quest’ultimo aspetto si può notare un certo parallelismo con il bellissimo romanzo russo L’angelo di fuoco di Valerij Jakovlevič Brjusov, risalente alla stessa epoca di Magia nera, al quale si ispirò Sergej Prokofiev per l’omonima opera: Brjusov però, poeta simbolista, ambientò il suo libro esoterico nello scenario favoloso di una Colonia cinquecentesca e in esso la presenza diabolica era legata ad una perversa passione amorosa. Anche nel volume della Bowen l’amore ha un ruolo importantissimo ed esso è tanto più fondamentale in quanto assume una connotazione fortemente ambigua così da alludere inequivocabilmente all’omosessualità: il finale spiegherà comunque questo tratto in una forma ‘moralmente’ più integrata. Ma la scrittrice allarga, per così dire, il suo campo d’azione e non lo limita alla relazione tra i due protagonisti, Dirk e Thierry. Oggetto della sua analisi sono, allora, i meccanismi che stanno alla base del potere, gli intrighi ed i maneggi dei potenti che determinano le motivazioni degli eventi storici; nel suo scorgere l’intervento del Maligno in tutta l’esperienza umana, l’autrice si fa portavoce di una visione profondamente pessimistica, dove il fatto che l’’Anticristo’ prenda il posto del Pontefice con il consenso generale diventa il dato emblematico di un mondo in decadenza. La storia dell’uomo prende allora l’andamento di una tragedia shakespeariana, i cui personaggi sono nel contempo simboli di valore universale e creature dominate dalle passioni e dalle bramosie più basse, con una psicologia umana ben credibile.

Dei due protagonisti è Thierry ad apparire come il più complesso: il suo stato d’animo oscilla di continuo fra l’attrazione per il male e il pentimento, fra l’ambizione e il desiderio di purificazione. Il suo modello di perfezione è la bionda Jacoba di Martzburg con la quale egli sogna di potersi riscattare dall’esistenza dannata cui i diabolici ideali di Dirk l’hanno costretto: naturale che quest’ultimo, nel tentativo di tenerlo legato a  sé, lo colpisca proprio nella sua unica aspirazione retta distruggendone ai suoi occhi la limpidezza e la genuinità.

Dirk invece, il cui carattere gioca fin dall’inizio sull’ambiguità sessuale e sulla sfrenata mancanza di scrupoli, sembra pendere esclusivamente verso il male e presenta forse meno sfaccettature del suo partner. E’ lui, tuttavia a reggere il bandolo dell’azione che, nel corso del romanzo, diviene sempre più frenetica.

La storia è narrata in uno stile elegante e prezioso – la traduzione Bernardo Cicchetti vi ha peraltro ben reso giustizia! – e non mancano le descrizioni cupe e ‘gotiche’, anche se decisamente meno ‘kitsch’ di quelle della già citata Corelli. La bella introduzione di Fabrizio Foni, che fornisce anche ai più esperti informazioni ampie ed approfondite, completa il volume, che non si può non definire fondamentale per gli appassionati del genere.

Marjorie Bowen: “Magia nera”, Gargoyle Books 2011, pag.312, € 14,50

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