The Danse Society: Change of Skin

6
Condividi:

Con un po’ di ritardo ci occupiamo del ritorno di una delle migliori band della scena goth/post-punk originale inglese. Personalmente ritengo il loro Heaven is waiting un’opera seminale, che non può mancare nella collezione di chi ama, o semplicemente vuole conoscere, la musica dark. Il ritorno dei Danse Society mi ha reso perciò estremamente felice: il tutto è nato intorno (guarda caso) ad una pagina Facebook, in cui i “reduci” del gruppo Paul Nash, Paul Gilmartin e David Whitaker annunciarono il loro ritorno sulle scene e la registrazione di un nuovo album. Del progetto doveva far parte anche il cantante Steve Rawlings (in pratica il solo Tim Wright è rimasto fuori) che però, dopo aver registrato un solo pezzo, ha abbandonato tutto senza nemmeno, pare, dare delle spiegazioni. A quel punto gli altri tre hanno deciso di continuare a lavorare all’album cercando di coinvolgere un altro cantante. La scelta è finita su una donna, ben conosciuta da queste parti, ovvero la nostra connazionale Maethelyiah, mente del progetto Blooding Mask. Fin qui la cronaca dei fatti: a livello musicale l’ascolto di questo Change of skin mi ha un po’ confuso. Da un lato ho ritrovato con piacere quelle sonorità oscure e potenti tipiche dei Danse Society – le articolate ritmiche con i suoni dei tamburi “gonfi” di eco, i sottofondi di tastiere, gli incisivi giri di chitarra – il tutto al servizio di composizioni mediamente convincenti, con alcune punte davvero notevoli (“Revelation” con quei giri di tastiera e chitarra che sembrano provenire dritti dritti da Heaven is Waiting, ma anche “Resurrection” e “Vatican”) e con solo un paio di episodi decisamente deboli (la titletrack “Change of skin” e “Embrace Of The Ice Swan”). D’altro canto la scelta di Maethelyiah alla voce mi ha lasciato invece perplesso. Sicuramente è stato saggio per il gruppo arruolare una vocalist femminile, visto che con un uomo si sarebbero inevitabilmente sprecati i paragoni con il passato, difficili da reggere poi viste le capacità e il carisma dell’ex front-man della band. Sulle capacità vocali di Maethelyiah poi non si discute: di contro il suo stile iper-drammatico ed enfatico non si sposa bene con l’irruenza della musica dei Danse Society, con quell’algida potenza che è, ancora adesso, un marchio di fabbrica del gruppo. In Change of Skin poi Maethelyiah decisamente “esagera” e talvolta straborda, con il risultato di rendere persino fastidiose alcune sue performance. Ascoltando l’album più e più volte uno apprezza sempre di più gli aspetti positivi: probabilmente con una produzione diversa (e magari anche con una copertina diversa, essendo questa decisamente brutta) Change of Skin poteva essere un’opera di tutt’altro livello. Così invece raggiunge appena la sufficienza ma per il ritorno dei mitici Danse Society era lecito aspettarsi qualcosa di più.

Condividi:

6 comments

  1. Paola 11 gennaio, 2012 at 01:29

    Che recensione infantile.
    Ho comprato l’album e queste idiozie non le riscontro.
    Questo articolo sa di qualcuno che ha avuto poca fortuna con Maethelyiah e ora non gli va giu’ che stia in un gruppo storico come questo.
    La copertina non ha niente che non va e l’album e’ molto bello, infatti lo ascolto sempre in macchina.
    Vi ricordo inoltre che se la band ha scelto lei e non altre, o altri cantanti, e se ha scelto di pubblicare queste registrazioni, evidentemente tanto “sforzate” non sono ed e’ perche’ lei e’ davvero molto brava.
    Change of Skin e’ fatto davvero molto bene, ha contenuto il suono originale di The Danse Society e lei ha una voce molto bella, e se foste maturi abbastanza da tenere da parte le vostre antipatie infantili (purtroppo traboccano dal vostro articolo), avreste almeno le palle di ammetterlo.
    State cadendo molto in basso come fanzine.
    Peccato.

    P

  2. Christian Dex 11 gennaio, 2012 at 09:45

    Carissima Paola
    incolparci di antipatie personali mi sembra davvero fuori luogo. Se cerchi su questo sito troverai diverse recensioni di lavori in cui ha collaborato Maethelyiah (anche mie).
    Continuo a pensare che in questo album doveva essere meno strabordante. Se leggi bene la recensione vedrai che non sono state messe in discussione le sue capacità ma il modo in cui le ha sfruttate in questo CD.
    Poi ovviamente i gusti sono gusti: se a te “Change of skin” (copertina inclusa) piace va benissimo.
    Se siamo caduti in basso ai tuoi occhi… beh possiamo sopravvivere! 🙂
    Grazie di averci scritto ma magari cerca di essere più analitica e meno “de’ core” la prossima volta (sempre che vorrai continuare a leggerci), così almeno farai capire meglio le tue ragioni (e salutaci Maethelyiah!!! 🙂 ).
    C.D.

  3. Paola 11 gennaio, 2012 at 12:29

    Carissimo C.D.,

    Se ti innalzi a critico pensando di saper valutare il suo lavoro in questo album meglio dei tre musicisti del calibro di quelli di cui sopra, non credo di essere io accorata 😀
    Sopravvivo anche io alla tua risposta.

    PS: Salutala tu la Maethelyiah se ne hai modo, non faccio da segretaria a nessuno.

  4. Giorgio 12 gennaio, 2012 at 16:12

    Recensione assolutamente condivisibile a mio parere; disco che in alcuni passaggi esalta e ricorda il glorioso passato e che in altri episodi invece non convince. Per altro non vi riscontro acredine o prevenzione, la stroncature sono ben altre, ma il rispetto per chi scrive è ormai merce rara e per vivere in pace bisognerebbe sempre scrivere lodi sperticate di chiunque (c’è chi lo fa del resto).

  5. Hadrianus 21 gennaio, 2012 at 17:27

    Non ho parole, ho letto e riletto l’articolo, e riascoltato per l’ennesima volta il buon, a mio modesto parere, “Change of skin”. Inutile stabilire confronti col passato, per evitare i quali gli stessi DS superstiti hanno fatto ricorso ad una voce femminile e non ad un, facile, clone di S. Rawlings, uno dei performer più talentuosi dell’epoca. Che poi abbia abbandonato il progetto-reunion, potrebbe già lasciar intendere che alla base v’erano dei problemi… M è dotata di una bella voce e di una forte personalità, i suoi lavori coi BM, la sua creatura, lo dimostrano (li gradisco tutti indistintamente). E’ chiaro che il nuovo ruolo che s’è trovata ad interpretare non era facile, a volte è parso anche a me che abbia voluto “strafare”. Change of Skin l’ho trasmesso, e più d’un ascoltatore ha avanzato alcune perplessità, pur rimarcando la bontà dell’opera. ra questi anche chi quegli anni li ha vissuti in prima persona, e che dei DS conserva tutto! La recensione non evidenzia traccia alcuna d’acredine o di insofferenza” nei confronti della brava M., ben vengano comunque critiche e suggerimenti, fondamenta irrinunziabile d’un sano e corretto confronto democratico.

Lascia un commento

*