Triarii: Exile

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Erano ben 3 anni che Christian Erdmann, unico membro di Triarii, non si faceva sentire, se non per il pessimo progetto insieme agli O.R.E., tra le pagine più inutili della discografia di entrambi i progetti. E a proposito di cose inutili, anche questo corposo mini album di 7 brani per 30 minuti non è che faccia fare propriamente salti di gioia. Intendiamoci: per cinque minuti di Triarii butterei l’intera discografia di Arditi e compagnia dalla finestra, tanto è il distacco qualitativo, però Erdmann deve rendersi conto che così, con dischi fotocopia, non si va da nessuna parte. Il grandissimo limite di questo mini album è infatti la ripetitività: avete tutti ascoltato Pièce Héroique e Muse in Arms, no? Perché questo dischetto è identico per filo e per segno, senza nulla aggiungere e nulla togliere, a partire dalla solita intro di “Monstranz” che a metà del brano parte in quarta con i cori wagneriani e tutta la prosopopea alla quale siamo già abituati da tempo.

“Emperor of the Sun” non tenta neanche di nascondere il gioco: è un “remix” di “Europa”, se così si può definire questa minestrina riscaldata, con un testo diverso. Non se ne sentiva proprio il bisogno, provate ad ascoltarle una dopo l’altra e vi renderete conto. “Iron Fields” forse è l’unico brano che, almeno in superficie, si distingue dagli altri, mentre per il resto dell’album si viaggia nella media di quanto ascoltato in precedenza.

Interlocutorio.

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