Ozzy Osbourne: Io sono Ozzy

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Aprile 1989, Ozzy suona a Milano, tour di “No rest for the wicked”. Io e mia (futura) moglie saltiamo sul primo treno, destinazione la Metropoli, perché “…chissà se avremo un’altra occasione…”. Già, lo davamo per (quasi) spacciato, finito… Ed invece è ancora qui! Davvero un caso, Lui e forse solo Keith Richards, come abbiano fatto solo Iddio lo sa (no, anche Ozzy conferma che il Diavolo non c’entra nulla!). Che sia poi tutto vero non è detto, comunque Io sono Ozzy, e non solo per la statura (!) del suo Autore, è la migliore e la più spontanea biografia rock che abbia letto. Sono soprattutto gli anni della giuovinezza (e degli stenti, vivere in un sobborgo di Birmingham nell’immediato dopoguerra proprio nulla aveva di glamour) ed il periodo trascorso coi Black Sabbath (nei confronti dei suoi vecchi colleghi, sopra tutto del drummer Bill Ward, spende sempre belle parole), ad occupare la metà delle pagine del tomo. Perché della carriera solista, degli eccessi da vita da rockstar che ne seguirono, della saga “The Osbournes” sappiamo anche troppo, fino ai particolari, grazie alla stampa onnivora di gossip, ma che narrati da Lui (con abbondantissime dosi di auto-ironia) assumono tutto un altro valore. Sostanzialmente, Ozzy Osbourne è un pagliaccio, un buffone, uno che non ha mai considerato seriamente il proprio ruolo, ma grazie questo se l’è sempre cavata, a scuola come in carcere. Come poi sia riuscito a superare i sessanta in più che buona salute, avendo sottoposto il proprio ad ogni sorta di abuso, è praticamente un miracolo, che nemmeno i numerosi luminari della Medicina ai quali si è rivolto negli anni riescono ancora a chiarire. Sappiamo anche che la figura centrale della sua vicenda umana è Sharon Arden, figlia di Don, uno dei più cinici, spietati ma anche fortunati manager che il guasto mondo del music-biz abbia conosciuto, e da cotanto padre Mrs. Osbourne deve aver ereditato le qualità migliori (beh, stiamo sempre parlando di affari, e di dollari come piovesse…). Ha saputo trasformare il marito da rottame post-licenziamento dai Sabbath ad una macchina di guadagni, plasmando così un personaggio unico, che si tratti di salire sul palco che di recitare la propria vita davanti alle telecamere di MTV. Senza Sharon non ci sarebbe stato nessun Ozzy Osbourne, è chiaro, tutto il resto è… contorno. Che poi il Nostro, oltre che a drogarsi, ubriacarsi oltre ogni umano limite, cazzeggiare per gran parte della sua vita e cacciarsi in ogni sorta di guaio abbia saputo anche circondarsi di ottimi musicisti, è un non secondario elemento che va tenuto nella debita considerazione, e che gli va riconosciuto. Randy Rhoads che amò come un figlio, e che se ne andò troppo presto, Zakk Wylde (a Milano gli si inginocchiò di fronte, come ad investirlo nel suo ruolo non solo di chitarrista, ma di vero e proprio comprimario), ed il saper leggere l’evoluzione del capriccioso mercato discografico in anticipo (facendosi affiancare da Mike Bordin ex Faith No More, scegliendo Gus G e Blasko per completare una formazione sicuramente non di estrazione tradizionale) gli hanno permesso di consolidare una fan-base essenziale e devota, addirittura cresciuta nel tempo. MTV col celeberrimo show ha contribuito a mantenerlo ai vertici dell’attenzione mediatica, ma al resto ci ha pensato Lui (e Sharon, ovvio). La famiglia rock più celebre del pianeta esiste comunque davvero, ed Io sono Ozzy lo testimonia: l’amore per i figli (anche quelli avuti dal primo matrimonio), il (commovente?) rimpianto per i genitori, persi per strada senza averli vissuti abbastanza, l’affetto delle sorelle (sopra tutto di Jean, con la quale si sente ogni domenica mattina, l’avreste mai detto?) traspaiono nettissimi dalle sue parole. Perché anche lui è un essere umano, un po’ particolare e sopra le righe, ma sempre uno di noi. Capace anche di dispensare qualche consiglio (negli sprazzi di lucidità), come di ammettere i propri errori (e non se ne vergogna, non nascondendo nulla). Come poi abbia fatto a ricordarsi tutto (ma se era praticamente sempre ubriaco e/o sotto l’effetto di farmaci, droghe), gli crediamo sulla fiducia, e chissenefrega se qualche particolare può essergli sfuggito, o se qualche episodio è stato un pochino… esagerato. Fa parte del personaggio, va assunto in toto, altrimenti il giuoco non vale più. Eppoi la sua vita privata è già stata abbondantemente descritta dalla cronaca, quindi… Leggetevi Io sono Ozzy e non pensateci troppo! (PS: spero che Tony Iommi ce la faccia, e che i quattro tornino a suonare assieme. Quanto hanno combinato in quel decennio è Storia, ad unirli c’è vera amicizia, un nuovo capitolo deve essere scritto, anche se sarà l’ultimo).

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