Tying Tiffany: Dark Days, White Nights

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E’ uscito da poco questo nuovo lavoro di Tying Tiffany, reginetta ‘dark’ nostrana che, come molti altri, ha trovato un seguito maggiore all’estero che non in patria. Distintasi fino ad oggi principalmente per i suoni electro spesso martellanti, si immerge con Dark Days and White Nights in un mood decisamente ‘dark-wave’, per certi aspetti ‘ammorbidito’ in direzione ‘dream-pop’. Questo ha reso la sua musica meno ripetitiva, più raffinata e, a detta di molti, più matura. Tuttavia il filone è sempre lo stesso, di certo non si può parlare di nuove tendenze. L’album inizia con “New Colony”, una sorta di marcia scandita e oscura, dominata da un canto energico e sostenuto; “Dark Day” si riallaccia al post-punk con un arrangiamento basato sul synth e stile vocale alla Siouxsie. “Drownin’”, uscito come singolo, è anche uno dei brani migliori: la chitarra ancora in chiave new wave, ritmo e voce potenti. In “Sinistral” il canto è più melodico, in “She Never Dies”, invece più urlato: in entrambi vi è attenzione massima alla chitarra e, in quest’ultimo pezzo, il ritmo accelera notevolmente. “Universe” è oscura e avvolgente, così da ricordare addirittura gli inglesi Ladytron. Infine, da citare anche “Lepers Of The Sun”, con la voce profonda di John Koester a creare un curioso ma gradevole contrasto con quella più sottile, qui quasi eterea, di lei. Sintetizzando, l’ascolto è gradevole, non vi è nulla di indimenticabile ma neanche di condannabile: in un panorama musicale così vasto, in pratica, c’è posto anche per Tying Tiffany.

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