Il Teatro degli Orrori: Il Mondo Nuovo

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Scrivo questa recensione mentre mi accingo ad andare a vedere il Teatro degli Orrori dal vivo. Ho atteso Il Mondo Nuovo con molta anticipazione, dando per scontato che potesse conquistare, sulla fiducia, la cima della mia playlist del 2012. Oggi dopo molti ascolti mi sento di dire che la band di Capovilla ha fatto sì un buon disco ma non il capolavoro che mi aspettavo, e che Il Mondo Nuovo è sicuramente un passo indietro rispetto allo strepitoso A Sangue Freddo. La sensazione più forte che provo nell’ascoltare questo CD è che ci sono “troppe cose”: troppe canzoni, troppi spunti sonori, spesso ad intrecciarsi all’interno di uno stesso pezzo, così come forse troppe erano le cose da raccontare nei testi, tutti comunque bellissimi e profondi. Il Mondo Nuovo è così una sorta di “bomba calorica” che sazia più che soddisfare. Un album indubbiamente importante, soprattutto a livello tematico essendo un concept sugli immigrati e sulle loro storie in un’Italia che purtroppo è sempre meno accogliente e assai più “incarognita” con gli altri. C’è però secondo me troppa carne al fuoco: Capovilla, Favaro e soci avrebbero dovuto operare un po’ anche di “sottrazione”, asciugando alcune parti troppo ridondanti e sforbiciando quegli episodi non veramente brutti (anche se confesso di avere un po’ di problemi con un paio di pezzi) ma decisamente più anonimi nel contesto dell’album. Perché di canzoni davvero belle, nonché di spunti interessanti, ne Il Mondo Nuovo ve ne sono. Per il suono il gruppo ha abbandonato certe sfumature più wave di A Sangue Freddo e ha eretto intorno al suo post/noise-rock un muro del suono massiccio, oscuro e potente, tanto corrosivo da sfiorare in qualche caso l’industrial-rock (“Non vedo l’ora”, “Gli Stati Uniti d’Africa”). Alcuni degli episodi qui presenti sono poi davvero stupendi a partire dalla struggente “Nicolaj”, con il suo andamento quasi doom, davvero da brividi, o la scoppiettante “Io cerco te”, non a caso selezionata come primo singolo, “Cleveland – Baghdad”, con la sua ricca e articolata costruzione sonora, o “Non vedo l’ora”, che ha un bellissimo refrain. Nella scena indie nostrana Il Mondo Nuovo apparentemente non è stato molto apprezzato, sebbene l’album abbia scalato le classifiche di vendita fino ad entrare nella top ten. Non me la sento però di unirmi al coro dei detrattori, molti dei quali hanno addotto critiche risibili e portato avanti tesi demenziali: sicuramente sono nel girone, se non degli scettici, quanto meno dei delusi per un album che merita sicuramente rispetto e ascolti attenti e approfonditi. In fondo forse il suo difetto principale è quello di essere uscito dopo quel capolavoro assoluto e definitivo che è A Sangue Freddo

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