Janitor Of Lunacy: Crimes On The Dancefloor

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Proseguendo con il filone ‘opere meritorie’, ecco infine la ristampa da parte di Mannequin, con il titolo Crimes On The Dancefloor, dei lavori di Janitor Of Lunacy, risalenti agli anni fra il 1983 ed il 1985. La band di Brescia costituita da Claudio Asserini, Gabriele Farina e Kovre in quel periodo aveva raggiunto una discreta notorietà, ma per una serie di circostanze non era riuscita a raggiungere l’obiettivo che nel 1986 pareva vicinissimo, cioè quello di realizzare un album che contenesse la ‘summa’ della loro musica. Tanto più lodevole appare allora l’iniziativa di Mannequin di raccogliere e ‘sistemare’ con grande professionalità il materiale disponibile, offrendoci l’opportunità di rivivere un’atmosfera davvero unica e, allo stesso tempo, di riflettere sui talenti nostrani perduti. I dieci brani del disco sono decisamente legati alla tradizione di Manchester: mentre si percepiscono fortemente le influenze dei numi tutelari del genere post-punk, quali  Joy Division, Cure etc., le loro caratteristiche appaiono, per così dire, portate fino alle estreme conseguenze grazie a toni lugubri e solenni, riuscendo a giungere in qualche passaggio ad un autentico parossismo di angoscia.

Ne è già dimostrazione il primo, stupendo pezzo, “The Red Moon”: synth e basso in ‘andamento lento’, la voce di Kovre come proveniente da un altro pianeta; si prosegue con “On the Dancefloor”, già sentita nel primo volume di Danza Meccanica, una tetra ‘ninna nanna’ per le notti più inquiete e disperate, il suggestivo basso in primo piano. “Highly”, invece affretta il ritmo in chiave ‘Bauhaus’ con la delirante drum machine alle calcagna; analoga emozione in “War Days”, in cui, oltre al ritmo, c’è il synth che emette suoni nervosi e metallici. Il secondo lato inizia  con la meravigliosa “Back On Water”, un’arcaica melodia dai toni decadenti, mentre  “ Shadow Of A Desert Land” ci riporta in area Joy Division, accompagnandoci morbidamente al declino finale. “There Grows My Heart” è una sorta di ballata con ‘ventate’ di synth in sottofondo che fanno rabbrividire. “Scurry Song” si distingue infine per un ritmo più vivace, quasi ‘funky’, tanto che richiama alla memoria i cari vecchi Sisters of Mercy di “The damage done”. In chiusura “Lovely Times” è di nuovo una specie di ballata romantica con una singolare tonalità – finalmente calda! – della voce. Crimes On The Dancefloor è un disco davvero imperdibile per fan di ieri e di oggi della tradizione post-punk italiana. Ricordo che, come al solito, esso è disponibile sul sito della Mannequin in download ed acquistabile in vinile.

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