“17 ragazze” di Muriel e Delphine Coulin: ricette per l’adolescenza

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Film dell’anno scorso accolto da molte polemiche e controverso al punto da aver causato molte incertezze nella censura che aveva posto – e poi tolto – divieti che ne inibivano la visione proprio a quella fascia di età cui è dedicato, 17 Filles esce ora in Italia con l’ingannevole etichetta di ‘commedia’. Si potrebbe allora pensare che sia una commedia anche quella fase della vita, l’‘adolescenza’, che invece viene di solito ricordata come difficile e in molti – soprattutto donne! – lascia un segno indelebile. La pellicola è tra l’altro il primo lavoro delle due sorelle francesi Delphine e Muriel Coulin (scrittrice l’una e documentarista l’altra) che, con l’intuizione deliziosa tipica, a volte, degli esordienti hanno voluto sfruttare una storia realmente accaduta qualche anno fa negli Stati Uniti e ne hanno fatto l’emblema dei malesseri e delle ribellioni della fanciullezza. Si racconta dunque di diciassette sedicenni di Lorient, paese sul mare di Bretagna, che sulla scia di una di loro, la bella e fiera Camille, decidono di restare incinte contemporaneamente, gettando nello sgomento le famiglie e la scuola che frequentano. Si tratta infatti di una scelta non priva di conseguenze sulle persone che le amano o si occupano di loro: tutti quanti sono presi in contropiede dall’atteggiamento delle interessate che, palesemente, sembrano affatto inconsapevoli del peso della decisione e delle ricadute che essa avrà sulla vita futura. Le protagoniste sono ritratte con un distacco tale da far percepire, dietro la ‘purezza’ idealista delle loro intenzioni, anche la fondamentale immaturità che guida i loro comportamenti: nessun plauso, ma neanche una condanna inquinano l’obiettività del racconto e lasciano così allo spettatore un infinito spazio per le riflessioni del caso. Tali riflessioni includono, come è logico, una quantità di tematiche, legate ai settori specifici coinvolti nella crescita della persona umana, soprattutto di sesso femminile: prima fra tutte l’insoddisfazione provocata dal confronto con il mondo degli adulti, che rappresenta sia la fine delle aspirazioni giovanili, sia l’incomprensione di ogni idealistico slancio; oltre a questo vi sono la crescita sessuale e la presa di possesso del proprio corpo, con le sensazioni che il processo in sé provoca. La maggiore complessità di questi argomenti per le donne è attestata dall’inevitabile paragone fra le ragazze coinvolte e i coetanei maschi che, pur fornendo alle piccole ‘sperimentatrici’ la materia prima, in effetti subiscono quanto accade senza prendervi parte attiva, lasciando che siano le personalità ben più volitive e delineate delle loro partners ad architettare e poi portare avanti la protesta. Camille, la più convinta delle ragazze, ha la volontà ed il carisma della leader: delusa da una famiglia ‘difficile’ dalla quale non si sente supportata ha fatto della sua disavventura un simbolo della sua ribellione al sistema e del suo rifiuto, da un lato, dell’instabilità affettiva, dall’altro, della mentalità pragmatica degli adulti. La sua fermezza nel sostenere l’idea ingenua, quasi ottimistica di un mondo ‘salvato’ dai figli che nasceranno contagia velocemente le amiche del cuore e poi altre compagne. Bisogna considerare poi la spinta che arriva da una fisicità acerba che sta sbocciando, una spinta che i genitori preferirebbero fosse ignorata, ma che è talmente impellente da indurre a rivendicare l’indipendenza ed il possesso di quel corpo che tutti vorrebbero represso. Insieme a tutto il resto,  il corpo può servire alla causa della rivolta, dimostrando che in certi frangenti si decide da sole e pazienza che cosa dicono babbo e mamma. Raccontata così, l’adolescenza sembra bellissima, una passeggiata in un verde bosco di ideali: ognuno di noi, per esperienza personale o indiretta, sa che è diverso. Il confronto fra le protagoniste e la loro controparte ‘adulta’ mostra quanto i due universi siano lontani e inconciliabili: con le più differenti motivazioni, sia gli insegnanti sia le famiglie di provenienza cercano di richiamare alla ragione le estrose fanciulle. Tra i ‘grandi’, tuttavia, non emerge nessuna figura significativa in grado di convogliare l’insoddisfazione e gli atteggiamenti di rifiuto del gruppetto verso forme di realizzazione personale di altro tipo: le loro obiezioni frutto della razionalità e dell’esperienza concreta sono destinate a naufragare, travolte dall’entusiasmo e dalle fantasie di vita in comune delle ragazze.

Meno appassionato ed intenso di un film di Gus van Sant, grande narratore di temi adolescenziali, 17 Filles manca di drammaticità, ma trabocca di delusione e di senso di sconfitta: le nostre due registe non concedono infatti alle loro sveglie giovincelle la soddisfazione di realizzare ciò cui miravano e l’inevitabile addio ai ‘sogni di gloria’ lascia molto amaro in bocca e la consapevolezza di quanto ci si possa sentir soli quando si è giovanissimi.

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