F.ormal L.ogic D.ecay: CelebrAction 1990/2011

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Facciamo l’inventario. Box in plastica contenente: un poster in bianco e nero, due spille, un portachiavi, un segna-libro, due mini stampe, due “unholy cards”, due ciddì più un mini; durata complessiva di due ora circa fra sperimentazioni, omaggi personali ad altri Artisti, ricerca sonora, devastazioni industrial (le quattro tracce unreleased di “Macht geht vor Recht”, durissime), brandelli di colonne sonore. Prima tiratura in edizione limitata di ottanta copie numerate a mano, la mia reca il ventidue. Luigi Maria Mennella (oltre a FLD, suoi i progetti En Velours Noir, cercate “Else”,  e Furvus) approccia la sua musica come l’artigiano la sua creazione, e l’imponente opera di catalogazione (e provvidenziale ricupero di lost-tapes deteriorate dal tempo o semplicemente perdute…) concentrata nella presente, estesissima uscita lo dimostra. Il primo disco presenta delle tracce notevoli, come l’interpretazione personalissima del tema del carpenteriano “Halloween”, od i tributi a Luigi Tenco di “Goodbye, Luigi” (commovente, tanto è reale la percezione del dramma incombente, manifestato dall’agghiacciante colpo di pistola nel finale) ed al giapponese Koji Tano (il rumorismo spinto dell’episodio allo stesso intitolato, dalle lacerazioni merzbowiane che s’insinuano sotto-pelle), fino alla riscrittura di “Profondo rosso”, omaggio reso appropriandosi con deferenza della geniale intuizione simonettiana (“Simonetti tribute”); non mancano inoltre le aperture ambientali riconducibili alle tracce di “Loevstakken” (2001, pubblicato sotto Anaemic Waves Factory, altra sigla utilizzata da Mennella per espandere il proprio verbo). Ma ci sono pure scherzi come ”Lullaby for Morgan” (giuoco di piano per i figlioletto dalla marcata connotazione classicheggiante) e “Gilda” (jingle composto per un cliente del suo studio grafico), mentre di diverso spessore è l’impro industrial/jazz di “Machimprovisation”, toccando i due poli della follia, quella debordante ed artificiosa di “Boosted moanings” e quella reale di “Am I understand thaty what” (con gli strilli di una povera malata che, dopo la chiusura dell’ospizio ove era detenuta, in seguito alla c.d. Legge Basaglia del ’78, abitò lo stesso palazzo di Luigi), fino alle rielaborazione dell’altrimenti impercettibile lavorìo delle larve del legno nell’atto del loro instancabile fervore che tutto riduce in polvere. Il secondo riprende l’idea della riverenza (“Wearing out till Oblivion” aggancia le modalità espresse nel “Simonetti tribute” rimodellandole su J.M. Jarre, questa traccia era originariamente contenuta nel cdr “Florilegium Insaniae” del 2000), compilando poi l’apocalissi sonora de “Verso l’equilibrio” (ciò che residua da un master danneggiato, traccia in origine pubblicata su “The suns of Lutetius”), frammenti da “Empternity” (se “Loevstakken” poc’anzi citato era il buio, solenne e maestoso, annichilente nella sua sinfonia minimale, alcune parti di questa ne sottolineano la componente metropolitana), materiali di studio tratti dalle prime registrazioni come FLD e mai utilizzati fino ad oggi, le manipolazioni di “inFormal 96”, la fonte delle quali è specificata nei titoli, fino alla conclusiva “Bloomy girls”, sonorizzazione autorizzata per un video di Takagi Masakatsu, un compendio in cinque minuti di quanto esposto come FLD, En Velours Noir e Furvus. Ma soffermarsi sull’aspetto meramente soniko di CelebrAction circoscriverebbe la portata dell’opera ad un solo ambito, troppo limitato per poter apprezzare la sua ben più ampia portata coinvolgente in toto il suo Autore. Pura ricerca sonora, senza costrizioni o steccati, che abbraccia lo spirito innovativo e free dei sessanta/settanta (con Stratos appena in disparte ed il già citato Cage a far da mentore), senza badare agli auto-imposti (per altri) limiti di genere e di settore.

Per informazioni: www.formallogicdecay.info
Web: http://www.selenophonia.com
Email: [email protected]
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