Jean Giono: Le anime forti

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Pubblicato per la prima volta da Neri Pozza alla fine dello scorso anno, Le anime forti è considerato un classico della letteratura francese di inizio novecento. Il suo autore, Jean Giono, visse sempre a Manosque, in Provenza, ove fu per molti anni un impiegato di banca finché non raggiunse il successo come scrittore. La sua produzione fu vasta e di vario genere: Le anime forti è uno dei libri della maturità e si distingue fra tutti gli altri perché presenta una storia molto forte, che ha destato molta sorpresa ed è diventata una sorta di ‘noir’ di culto.

Le anime forti del romanzo sono due figure femminili: la prima, la popolana Thérèse, appare già all’inizio mentre partecipa – raggiunta ormai un’età molto avanzata – ad una veglia funebre con un gruppo di persone con le quali si abbandona ad un lungo resoconto delle sue avventure. La seconda, invece, si incontra solo nel corso della narrazione e la affianca quindi dopo un po’. Nel lugubre contesto di cui si è detto, Thérèse si lascia travolgere dal piacere del raccontare: attraverso le sue antiche labbra prende vita la storia dell’amore con Firmin, che la spinse a rinunciare alla sua famiglia per unirsi a lui ed alla sua sorte. Nelle sue parole, la vicenda appare ammantata di purezza e romanticismo, ma non è tutto oro quello che luccica: una delle ascoltatrici interviene, rievocando un episodio del passato, importante perché, all’epoca, diede origine ad uno scandalo. Così viene introdotta la figura della signora Numance. Fin dal primo momento, questa si presenta come l’alter ego di Thérèse: per quanto quest’ultima è rozza ed incolta, la signora Numance è raffinata ed elegante; se Thérèse è carnale e provocatoria, l’altra è eterea e spirituale. Maggiore per età ed infelice perché, non avendo avuto bambini, si sente ‘incompleta’, Sylvie Numance elegge la giovane sua compagna e confidente, in sostanza la figlia tanto desiderata e mai arrivata. Tra loro nasce una relazione curiosa ed ambigua: i due caratteri ingaggiano una sorta di ‘braccio di ferro’, ognuno dominante a suo modo ed a suo modo possessivo, ognuno cosciente di sé, della propria forza e dell’ascendente di cui gode su gli altri. Thérèse ha dalla sua l’avvenenza e la capacità di usarla per il raggiungimento dei suoi scopi: il suo incarnato chiaro, “la pelle ghiacciata ma piena di vita” nascondono imperscrutabili passioni; la Numance, invece, è dotata di una forma di dominio tutta psicologica, in quanto riesce a prevalere sul prossimo grazie alla superiorità morale e alla generosità con la quale lo conquista, senza che nessuno possa comprenderne appieno la sostanza. Nel ‘testa a testa’ fra le due protagoniste, gli uomini rivestono ruoli insignificanti o meschini: Il signor Numance ha una tale adorazione per sua moglie da seguirla nelle sue scelte e nella sua condotta di vita, accondiscendendo anche ai suoi capricci; Firmin invece, emblema della volgarità e della mancanza di sentimenti, come pure di un mondo povero ed incolto in cui queste qualità non hanno valore e si impone la sopraffazione più brutale, approfitta vergognosamente della situazione che viene a crearsi, pensando di sfruttare l’infatuazione della signora Numance per Thérèse. E’ proprio lui, infatti, con il suo comportamento immorale, ad innescare il dramma.

Le conseguenze del suo gesto saranno fatali: Il sig.Numance morirà, travolto dal dolore e dallo scandalo, mentre sua moglie lascerà il paese per sempre, senza dare mai più notizie di sé. In realtà il tragico epilogo non porrà termine soltanto alla vita dei ricchi coniugi: anche Firmin e Thérèse, in fuga dopo gli eventi in cui sono stati coinvolti, non riusciranno a ricostruirsi altrove un’esistenza serena. L’uomo, sempre più succube della volitiva sposa i cui scopi sono per lui del tutto insondabili, dopo sedici anni andrà incontro ad una fine misera, nella quale si percepisce, in una forma non chiara, il contributo di lei. Forse, all’epilogo dell’oscura vicenda, la volontà di supremazia si trasformerà definitivamente in dedizione al male.

Le anime forti è fin dalle prime pagine un romanzo torbido e cupo: ha inizio con una veglia funebre e prende gradualmente corpo svelando i misteri e le tenebre dell’animo umano. In esso si delinea, tra l’altro, una concezione della vita come una lotta fra belve, dove il più forte è destinato comunque a prevalere a scapito del più debole. L’impostazione del romanzo è caratterizzata dall’alternanza fra diversi narratori che, in qualche punto, dà luogo ad una certa confusione. Risulta infatti utile la nota finale del traduttore che spiega e giustifica le scelte formali: la struttura stessa del volume è un’ulteriore garanzia di obiettività in quanto propone la storia da diverse ottiche. Lo stile letterario, colorato da una pennellata di realismo, nella sua apparente distanza è efficace nel raccontare una vicenda di sopraffazione e di intrinseca violenza.

Giova infine ricordare che, nel 2001, fu tratto dal libro un film diretto dal regista cileno Raoul Ruiz che, nel cast, volle fra gli altri le star internazionali John Malkovich e Laetitia Casta. La pellicola, tuttavia, non fu accolta troppo positivamente.

Jean Giono, “Le anime forti”, Neri Pozza, pag.384, € 13,50

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