Killing Joke: Mmxii

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Intitolato semplicemente all’anno in corso – come si sa, un omaggio all’imminente apocalisse – l’ultimo album degli inglesi Killing Joke è un’ulteriore testimonianza della ritrovata giovinezza di una delle band più fondamentali della New Wave anni ’80 ed oltre. Giovinezza ritrovata, come è noto, elaborando i suoni classici di quello stile insieme ad altre sonorità molto più hard, grazie alle quali hanno conquistato un seguito assai più ampio e non tutto proveniente dal bacino di pubblico abituale di New Wave e post-punk: un’altra contaminazione di generi riuscita ed efficace. MMXII è il 15° album della band: la line-up è quella originale di Jaz Coleman (voce), Kevin “Geordie” Walker (chitarra), Martin “Youth” Glover (basso) e Paul Ferguson (batteria). La musica dei Killing Joke prosegue nella direzione intrapresa con Absolute Dissent (http://www.versacrum.com/vs/2010/10/killing-joke-absolute-dissent.html)  accentuando ulteriormente la potenza del suono che in molti casi diviene impetuosa se non addirittura travolgente. La prima traccia, “Pole Shift” è perfetta per scaraventarci nell’apocalisse imperante: l’inizio curiosamente ‘amichevole’ esplode poi in un ritmo convulso battuto dal reboante basso ed anticipato dalle note rauche della voce di Coleman, che accenna a nubi temporalesche in rapido accumulo all’orizzonte. Segue la bellissima “FEMA Camp”, ravvivata dal sound tribale cui i Killing Joke ci hanno già abituato: si noti la chitarra forte e solenne ad accompagnare la ‘diatriba’ vocale di Coleman. “Rapture” imbocca l’’alta velocità’ riallacciandosi alla tendenza più ‘heavy’ e sulla stessa linea ‘corre – letteralmente! – “Colony Collapse”, chitarra cupa e pesante che strizza decisamente l’occhio al metal, ben più di quanto si sentisse in Absolute Dissent.. Anche “Glitch”, un po’ più in là, con il metal se la dice molto, se non altro per l’urlato stridulo di Coleman che gareggia con la violenza della chitarra. “Corporate Elect” oscilla fra il punk ed il metal, in un impasto ‘corposo’ e possente di metallici cori. Ma ecco “In Cythera”, il classico tuffo nel passato post-punk: brano meno ‘selvaggio’ e abrasivo rispetto agli altri ed anche più melodico – adatto quindi ad essere lanciato come singolo prima dell’uscita del disco – cede ad un mood più romantico ed elettronico, rispecchiato anche dal testo: ‘I see you in a dream, on Sundays past when skies are clear’ La vena New Wave prosegue nelle tastiere di “Primobile” in cui la voce, ingannevolmente carezzevole graffia a sangue poco dopo. Chiude “On All Hallow’s Eve”, piccola perla post-punk ipnotica e cupa ma niente affatto eterea e tanto meno monotona nonostante la linearità strutturale. Vogliamo pensare a cosa sapranno darci i nostri suonando questi pezzi dal vivo fra pochi giorni?

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