Lacuna Coil: Dark adrenaline

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“Trip the darkness” lo conosciamo a memoria, considerata la massiccia rotazione riservatagli dalle emittenti nazionali, eppure è il brano che meno rappresenta l’articolato complesso di Dark adrenaline, disco meno americano del suo predecessore “Shallow life”, del quale è sicuramente più dark e profondo. Le due voci di Cristina e di Andrea si fondono ormai alla perfezione, dal punto di vista dell’apparato strumentale la band non si discute, ecco allora che “Give me something more” mostra il lato meno muscolare di LC, evidenziando la propensione melodica di un combo che non teme confronti con nessuno. E che conferma una statura internazionale della quale dobbiamo andar fieri (e non trattasi certo di gretto sciovinismo, ma solo di riconoscere il giusto). E’ albo compatto, Dark adrenaline, di quelli che ti piace ascoltare in qualsiasi situazione, così, caratterizzato da una facilità di scrittura naturale, con armonie che puoi mandare a memoria, anche se trattasi di un genere certamente non adatto alla massa. Ma perché no? La ballata “End of time” è quadretto dipinto con mano ferma, piacevolissimo da osservare, ricercando il particolare, la miniatura nascosta tra le pennellate delicate che tratteggiano l’insieme. FM rock del nuovo millennio? Certo, abbandoniamo il facile pudore dietro il quale troppe volte ci celiamo, per assumere la corazza dei puri ad ogni costo, ci vogliono anche episodi come questi, ricordo “Sleeping sun” dei Nightwish, mica me ne vergogno, “End of time” vince il paragone con quei finnici senza possibilità di replica. Anche perché incombe poi “I don’t believe in tomorrow”, sinistra nel titolo e nel suo incedere obscuro, da domani nel quale appunto non v’è da riporre certezze né speranze. Le chitarre di Maus e di Cristiano Migliore tessono instancabili fili di ferro arrugginito, dopo che Maki e Criz lo hanno dipanato da una matassa contorta. Ma la sorpresa giunge (avendo “Intoxicated” e “The army inside” confermata la buona vena della quale il dischetto gode) con la sorprendente, personalissima rivisitazione dell’hit “Losing my religion” degli R.E.M., resa assolutamente, inconfondibilmente Lacuna Coil senza che il senso armonico del brano venga violato. Ecco il segno che attendevamo, ecco la conferma definitiva della bontà di una proposta della quale dovremo, per forza, ricordarci a fine anno, sede inevitabile di consuntivi e di somme. Non poteva chiudersi meglio, Dark adrenaline, se non con altri due episodi vincenti quali la groovy “Fire” e “My spirit”, dico, ma come si fa a mettere in coda un pezzo come questo, sei minuti scarsi che incrociano la grandeur epica dei Fields Of The Nephilim col metal più profondo e sepolcrale (assolo pregevolissimo della sei corde, in un turbinio che profuma di Black Sabbath era-Tony Martin), che il recitato occulto in madre lingua stria di dark prog, operando una sintesi mirabile fra passato e presente del metallo gothikeggiante, lanciando al contempo un ponte verso il suo futuro, al sua evoluzione definitiva, quella che gli permetterà di sottrarsi all’usura del Tempo. Ma con cotanta messe di ottimo materiale, un posto prima od uno dopo nella track-list non fa differenza alcuna. Ci voleva, Dark adrenaline, a ristabilire pesi e misure, in un mercato affollato da troppi mestieranti. Una nuova sfida lanciata con coraggio, vinta subito.

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