Ministry: Relapse

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Correva l’anno 2007, quando Al Jourgensen dichiarò, più o meno in concomitanza con l’uscita di The Last Sucker, che la vita del suo progetto principale sarebbe presto giunta al termine, a seguito della pubblicazione di un CD di cover e di un live. Chiunque segua con un minimo di attenzione l’andamento di queste cose nel mercato musicale, sa bene che queste affermazioni hanno un’affidabilità estremamente bassa, per non dire praticamente nulla e infatti, anche in questo caso, il nostro non ha saputo resistere alla tentazione di risvegliare e far uscire dalla tomba i Ministry, dopo un periodo di (relativo, visto che uscite sotto nomi leggermente diversi, remix e simili sono state piuttosto frequenti) silenzio. La metafora dell’uscita dalla tomba non é  stata casuale visto che, come gli zombie, questi Ministry sono solo il pallido ricordo di quelli dei tempi d’oro; in effetti, se già ai tempi di Clinton Jourgensen si diceva poco ispirato per il fatto che non c’era un presidente repubblicano, immagino che la presidenza di Obama sia per lui ancor meno ispiratrice. Questo CD é del tutto privo di quella sorta di afflato mistico che caratterizzò Psalm 69 ma anche della carica prepotentemente ma sinceramente industrial di The mind is a terrible thing to taste e si limita ad essere un lavoro incentrato su un metal tanto tirato quanto, purtroppo, poco significativo, (soprattutto nei refrain, ben lontani da quelli, irriverentemente ironici, dei Rammstein), riempito qua e là di campionamenti che non sono però in grado di risollevare le sorti complessive del CD. Per completisti.

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