Will’o’Wisp: Kosmo

0
Condividi:

Rientro sulle scene per i liguri Will’o’Wisp, a quattordici (!) anni dal loro scioglimento avvenuto nel 1998 (ma Paolo Puppo ha ufficialmente riesumato il monicker già nel 2008). Recensii  i precedenti “Enchidirion” (sull’allora cartaceo nr. 10 della nostra rivista) ed “Unseen”, interessanti melange sonici di death, progressive e dark metal, il primo allora patrocinato da Pick Up Records, il secondo da Beyond Prod. e considerati non solo dal sottoscritto fra i lavori più incisivi eruttati dal solitamente avaro di soddisfazioni underground italico. Kosmo fin dall’artwork di copertina segna un distacco dalle tematiche sonore caratterizzanti i precedenti lavori (segnatevi anche la demo “Nocturnal whispers”) essendo la componente prettamente dark metal ora lasciata decantare (ma presente nell’oscura “The thoroughness of thought”), ed emergendo chiaramente quella death tecnico/progressiva, la quale esalta le qualità dei nuovi colleghi ai quali Paolo s’accompagna in questa nuova realizzazione, ovvero il batterista e tastierista Oinos (già con Thy Nature, Node, Sadist e Cayne, scrissi a proposito del loro “Old faded pictures”, c’era la cover di “Small town boy” dei Bronsky Beat), il quale si ritaglia il solo di keys sulla strumentale e particolare (ritmo da dance floor!) “Bardo Thodol”, il bassista dei Nerve Jacopo Rossi ed il cantante (ex-Revenant) Deimos; non manca nemmeno in questa occasione il supporto di Tommy Talamanca (Sadist), che nei suoi Nadir Studios ha plasmato al meglio queste dodici composizioni ove lo sfoggio tecnico è evidente, ma funzionale alla riuscita del singolo episodio. Da segnalare la presenza dell’ospite Maethelyiah sulla conclusiva “Sutratma-Buddhi”, brano curiosamente indicato come per soli strumenti che vede nell’interpetazione sognante ed ermetica della cantante dei Blooding Mask, ora front-woman degli storici The Danse Society, un ulteriore arricchimento di trame già avvincenti, duettando col virile vociare di Deimos e segnando uno dei picchi esecutivi dell’intiero Kosmo il quale, fedele al titolo, presenta sovente porzioni space in remoto omaggio a certa psichedelia che è evidente cara a diversi esponenti del metal estremo. Un disco che è sicuramente complesso nelle sue trame e nei suoi codici enunciativi, ma che risulta affatto di difficile valutazione; segna un netto distacco col remoto passato del gruppo, ed al contempo un interessante punto di ri-partenza.

Condividi:

Lascia un commento

*