Renzo Giorgetti: Archetipi lovecraftiani: l’Eterno femminile

0
Condividi:

Archetipi lovecraftiani: l’Eterno femminile di Renzo Giorgetti è un’interessante analisi mitico-simbolica che cerca di individuare le radici culturali dell’universo di H.P.Lovecraft. L’autore ha già pubblicato, per la mitica Dagon press di Pietro Guarriello(http://studilovecraftiani.blogspot.it/2009/05/archetipi-lovecraftiani-lindia-e-i-miti.html), il volume L’India e i miti di Cthulhu, uno studio dettagliato e affascinante che presenta il medesimo approccio e che compara le divinità indiane e le epopee della mitologia Vedica ai miti di Cthulhu. Quello simbolico è un metodo già utilizzato in passato, in modo indubbiamente competente, per quanto concerne il corpus delle opere “lovecraftiane”, da Gianfranco De Turris e Sebastiano Fusco.

I riferimenti culturali di cui si avvale il professor Giorgetti sono quindi nomi di studiosi noti come lo storico delle religioni Mircea Eliade e J.J. Bachofen, il teorico del mito del matriarcato. Nell’introduzione viene sottolineato come il saggio si soffermi solo e soltanto sugli aspetti simbolici dell’opera di Lovecraft non considerando gli aspetti artistici e quelli inerenti la sua personalità. I capitoli più interessanti del volumetto sono il terzo, dedicato al culto della Grande Madre, e il quarto dove viene analizzata la divinità di Shub-Niggurath. Vengono presi in esame tre racconti in cui HPL ha utilizzato antiche divinità: la Sfinge in Under the Pyramids, storia che gli fu commissionata dal mago Houdini, Hecate/Lilith in The Horror at Red Hook e la Magna Mater in The Rats in the Walls. Lovecraft, come è noto, nonostante qualche studioso sosteneva fosse in possesso di un sapere occulto, era ateo e materialista. Si serviva tuttavia, per costruire il suo imponente e fantasmagorico universo, di miti e archetipi presenti in tutte le religioni. Giorgetti sottolinea come, pur sapendo “che l’universo lovecraftiano non si basa su piani provvidenziali o armonie prestabilite è pur vero che per esistere ha comunque bisogno di basarsi su ben determinati fattori, ed in particolare su di una energia vitale, un principio creativo che materializzi la cieca volontà  di vivere che contraddistingue il mostruoso caos nucleare, unica causa prima universale” e conclude sostenendo che questa energia è costituita dall’ Eterno Femminile, energia allo stesso tempo creativa e distruttiva alla base delle oscure e oniriche leggi universali. Nel quarto capitolo viene studiata una delle divinità più efficaci create del pantheon “lovecraftiano” ovvero Shub-Niggurath, la capra dai Mille Cuccioli. Si tratta di una dea originale, frutto del genio e della creatività di HPL che ormai aveva acquisito la consapevolezza nei suoi mezzi espressivi. In ogni caso, anche le origini di Shub-Niggurath affondano nella mitologia e più precisamente in quella mediterranea e in particolare dei paese baschi dove c’era una divinità (Akerbeltz) il cui nome significava “il capro nero”.

Concludono il volumetto i capitoli dedicati alle Streghe e alle Fate, argomento a cui Lovecraft scrisse il breve saggio Some Backgrounds on Fairyland e l’analisi alcuni suoi racconti minori: The Doom that Came to Sarnath, The Horror at Martin’s Beach, scritto per la moglie Sonia H. Greene e The Strange High House in the Mist tutti riconducibili ai rapporti con il mondo femminile all’interno della sua opera.

Si tratta in definitiva di un volumetto consigliato: l’analisi delle antiche divinità utilizzate dallo scrittore americano nei suoi scritti è molto accurato e rivela così aspetti dell’opera del solitario di Providence non ancora tenuti nella giusta considerazione.

Renzo Giorgetti “Archetipi lovecraftiani: L’Eterno Femminile” – Edizioni Diversa Sintonia – pagine 155 – Euro 14

Condividi:

Lascia un commento

*